Suzukimaruti - implicit lyrics

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Web suzukimaruti.splinder.com

lunedì, 07 novembre 2005
Adieu - www.suzukimaruti.it

Ecco, è giunto il momento.

Da adesso in poi mi trovate su questo blog qui:

www.suzukimaruti.it

Aggiornate i vostri blog. Tanto se non lo fate vi molesto fino a quando li aggiornate (o mi mandate a stendere e levate il link, che è anche un'opzione).

Ho pure cambiato mail (ma quella vecchia la leggo lo stesso): blog@suzukimaruti.it

Occhio che pure l'indirizzo dei feed è cambiato, quindi cancellate i vecchi feed dai vostri reader e usate questi:

- Feed dei post: http://www.suzukimaruti.it/index.php/feed/

- Feed dei commenti: http://www.suzukimaruti.it/index.php/comments/feed/

- Podcast: (sì, ora ho un podcast) http://www.suzukimaruti.it/index.php/category/podcast/feed/ o http://feeds.feedburner.com/suzukimaruti per vederlo in formato "carino".


Mi raccomando, conto su di voi per consigli/insulti/idee su come migliorare il nuovo blog.


Se siete capitati qui per caso, sappiate che il blog si è trasferito su www.suzukimaruti.it e che qui non ci saranno più aggiornamenti.

See you in the next life blog

Scritto da: Broken_Bridge | link | commenti (8)
e chi se ne frega, casi miei - ho la zeta dolce, bloggherie, inquietudini varie

sabato, 05 novembre 2005
Je suis venu te dire que je m'en vais *

Questo post è per dire che entro brevissimo - questione di giorni - il blog Suzukimaruti saluterà la piattaforma Splinder e approderà verso altri lidi. Ovviamente darò opportune indicazioni. Intanto entrate nel frame of mind di cambiare il link. Vi avverto già prima.

I motivi di questa scelta sono tanti. Il primo - incredibilmente - non è il fatto che Splinder funzioni male, anzi per quanto mi riguarda è un servizio gratuito che bene o male il suo porco lavoro lo fa.

Il motivo per cui lascio Splinder è puramente tecnologico: mi piace di più WordPress, mi dà molta più libertà di personalizzazione del blog e soprattutto "dialoga" con Technorati e altri tremila servizi, mentre Splinder - nonostante sforzi e promesse - ancora non si fa capire da loro, col risultato che è inutile taggare i post. E nel maelstrom della blogosfera un post non taggato è un post perso, al massimo letto dai "frequentatori abituali" del blog.

Per fare un esempio pratico, Flickr e Splinder non si capiscono, mentre molte altre piattaforme di blogging sì. Questo significa che le foto su Flickr sono perfettamente integrate col sistema di pubblicazione del blog e con 2 click si mette su un'immagine con la sua cornicetta, la didascalia, il link alla versione ad alta risoluzione, ecc. Insomma, tutto un altro pianeta.

E poi c'è la questione dei feed RSS, che Splinder ha reso inservibili per chi non paga, visto che sono limitati alle prime 2 righe di un post.
Poiché mi sono accorto che in molti leggono il blog tramite feed, perché limitarsi a 2 righe striminzite? Soprattutto contando che nelle prime 2 righe di un post mi capita spesso di tergiversare mentre cerco l'ispirazione.

E poi finalmente potrò usare Flock, così se mi viene lo slancio di bloggare mentre navigo, faccio 2 click e posto senza patemi.

Per di più dico ai titolari di Splinder (che ringrazio in ogni caso perché la loro piattaforma è una valida base di partenza), ma perché non mettete in comunicazione Splinder con tutta questa marea di servizi online che di fatto stanno cambiando il modo in cui navighiamo? Capisco che avete qualche servizio concorrente (tipo le gallerie fotografiche), ma per quanto ne so non li usa nessuno. Tanto vale aprirsi al mondo e campare di pubblicità, come fanno tutte le altre piattaforme centralizzate di blogging.

Insomma, mollo tutto. Mi sono munito di un hosting che funziona come dio comanda, ho un bel po' di spazio Web su cui mettere a disposizione musica e altre menate, posso gestirmi come voglio le immagini sul blog e in più mi diverto a spulciare i tremila plugin di WordPress, uno più inutile dell'altro.

Non prendetevela male: non vado via per "snobismo", ma per un sano desiderio di autonomia. Nel nuovo blog manterrò le stesse cose di qui, cioè commento libero a tutti tranne a qualche raro caso umano (e senza registrazioni o altre pastoie burocratiche).

Il mio consiglio, tra l'altro, è quello di prendere coraggio e prima o poi farvi un blog autonomo, di cui siete proprietari a pieno titolo e con uno spazio Web vostro. Costa davvero pochissimo (ci sono piani di hosting da poche decine di euro all'anno) e fare un blog con Wordpress è veramente a prova di idiota.
In più in giro ci sono talmente tanti "temi" di WordPress (sarebbero i cugini ricchi dei template di Splinder), che sicuramente c'è quello che fa al caso vostro. E installarli è una questione di pochi click.

In ogni caso attendete trepidanti (...), che tra un po' ci si sposta.

* Non garantisco sulla correttezza del francese, visto che ho citato il titolo a memoria e non mi sono minimamente preoccupato di verificare che ci vada qualche accento qua e là. Sono un fan di Gainsbourg, ma so il francese come Abatantuono in Marrakech Express (Bonjour, je m'appelle Suzukimarutì)

Scritto da: Broken_Bridge | link | commenti (14)
e chi se ne frega, tirarsela via blog, casi miei - ho la zeta dolce, bloggherie, deliri tecnologici, inquietudini varie

venerdì, 21 ottobre 2005
Ora che tutti abbiamo visto Celentano

Pure io non mi sono sogttratto alla forca caudina catodica e ho guardato a chiazze ampie la trasmissione di Celentano.

Bah.

Alla fine, a parte qualche messaggio prepolitico e ad una giusta finestra sulla censura (però rovinata dagli sguardi di terrore nel momento in cui Santoro ha chiesto di poter parlare da solo), la solita celentanata, con lui che canta peggio del solito, dice cose qualunquistiche, dice cose confuse, non sa cosa pensa.

Ma soprattutto fa pause craxiane che francamente non si può permettere. Dopo un tot di secondi, però, non è carisma: è afasia.
(e se vi è venuto in mente un link cinefilo beota ad "Afasol, due applicazioni di mezz'ora l'una. Subito!" da Amici Miei, tanto di cappello: è venuto pure a me).

Alla fine mi sono annoiato. La scena con Ligabue era indecente, la versione italiana di "These Boots Are Made For Walking" aveva la profondità del primo Jovanotti (che almeno non lanciava proclami universali), il brano di Ligabue si capiva già dalla descrizione che era una merda (ho cambiato canale prima che suonasse: mi sta simpatico in quanto diessino e non vorrei odiarlo troppo per questioni musicali) e si salvava solo Crozza.

Anzi, alla fine Crozza è uno che sa far ridere e si è anche un po' incattivito. Ad esempio la prima canzoncina alla Gipsy Kings faceva oggettivamente ridere. E lui conciato da Gipsy King era strepitoso.
La scenetta in cui imitava Bush era così così e abbastanza scontata. In compenso mi ricorderò della battuta "Ho ancora indosso gli stivali che mi ha regalato Berlusconi, ancora freschi di saliva", che in studio non ha colto nessuno.

Tutto sommato non un milligrammo in più o in meno di quello che mi aspettavo. E' che io e Celentano - nonostante un lontano legame acquisito di parentela (è cugino primo di mia zia acquisita) proprio non andiamo d'accordo. Cioè, per quanto mi riguarda è un balengo completo. E francamente mi fa un po' senso che ora faccia - a modo suo - quello di sinistra, perché è sempre stato dall'altra parte.

Ma forse il fatto che gente come Sandra Milo (che ora fa la pasionaria di Rifondazione) e Celentano passino dalla parte giusta (solo temporaneamente, beninteso) è un segno che stiamo per vincere.
E se per vincere bisogna pure che Fassino vada ospite dalla DeFilippi, ben venga.

Pur di mettere in una fossa comune Berlusconi, Castelli e Gasparri sono disposto a tutto, anche a sorbirmi Mastella seminudo sull'Isola dei Famosi. Perfino a televotarlo.

Fra molti anni le statistiche  - quelle molto dettagliate - si ricorderanno di me: Suzukimaruti, l'unico elettore di sinistra che non ha mai rotto i coglioni e non si è mai lamentato.
Almeno uno sgabuzzino di una sezione dei DS (o come cavolo si chiamerà il partito erede del PCI allora: perdiamo una consonante ad ogni svolta) me lo dovrebbero dedicare, no?


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polemiche, schifezze, unione, casi miei - ho la zeta dolce

martedì, 11 ottobre 2005
Leopardato a tradimento

Visto che la vita è triste, crudele e ti prende pure per il culo, stamattina in un orario coincidente per me con la notte fonda ho dovuto fare un elettrocardiogramma. (un'adolescenza turbolenta, anni di stravizi enogastronomici e di incazzature politiche guastano inevitabilmente il fisico).

Passi la levataccia, passi lo stare in coda in mezzo ad un tot di malati che tossiscono e sputacchiano a 360 gradi, passi la luce al neon ospedaliera e il pavimento di finto gres porcellanato che fa molto morgue, passino pure i discorsi dei suddetti anziani espettoranti sulle disavventure di Lapo (non si sa più dove andremo a finire, signora mia, se perfino chi ci comanda l'è un drugà [nota: a me Lapo non mi comanda, eccheccazzo]), ma cavoli, la vita per noi uomini uomini (cioè dotati di caratteri genetici prettamente maschili, per esempio i peli sul torace), è davvero difficile.

Per un cavolo di elettrocardiogramma un'infermiera con tendenze kinky ha deciso - senza chiedere - di rasoiarmi via i pettorali, lasciandomi un torace a chiazze francamente imbarazzante. E mi ha pure detto - ridacchiando goduta - "beh, tanto se è qui per fare un elettrocardiogramma alla sua età non sarà di certo uno che va in piscina, lei". (ed era sottinteso pure che se uno si fa fare un elettrocardiogramma alla mutua è ovvio che non va nemmeno al mare in autunno, per naturali ragioni economiche).

In ogni caso attualmente senza maglietta ho un look alla Piero Pelù (senza muscoli e basette, ovviamente, ma con maggiore gusto musicale), ma vagamente a chiazze. Anzi, a volerla vedere bene sono leopardato, ecco. Ma non griffato Roberto Cavalli, che alla dignità - nonostante il look imbarazzante - sotto sotto ci tengo ancora un po'.

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schifezze, casi miei - ho la zeta dolce

mercoledì, 05 ottobre 2005
Ridammi la mia radio! (post chilometrico)

Casomai non ve ne foste accorti, chiude Radio Torino Popolare, la sua frequenza netta 97.0 viene venduta a Radio Veronica (che si spera non la rivenda ad un network, peggio che mai a Radio 101, che è di Berlusconi ed è da NON ascoltare) e i suoi dj mandati simpaticamente a stendere.

Leggo oggi sulla Stampa un bell'articolo di Fabrizio Vespa che ritrae con un bel po' di magone ciò che è accaduto ad una delle due radio considerate "libere" a Torino. Capisco il suo magone e perfino quello di Giorgio Valletta, che commenta in un boxino accanto all'articolo. Il fatto è che per noi ex di Radio Flash (e sia Vespa che Valletta lo sono), la storia non è nuova. Anzi, tutto quanto sa di già visto e già sentito.

Un passo indietro - il caso di Radio Flash

Ovvio: 7 anni fa Radio Flash di fatto chiuse e per di più di colpo. Accadde che gran parte del personale della radio (tutti i dj e parti della mini-redazione) se ne andò sbattendo la porta e mandando sonoramente a quel paese la proprietà.

Facciamo i nomi: la radio era di proprietà dei signori che stanno dietro ad Hiroshima Mon Amour e che si vendono agli enti pubblici come "operatori culturali di sinistra". Talmente di sinistra da sfruttare una cinquantina di persone, gran parte delle quali lavorava gratis.

Faccio due cifre: trasmettevo 6 sere alla settimana per 4 ore ogni volta e cavavo la bellezza di 640.000 lire al mese in nero (quindi niente ritenute, niente versamento all'ordine dei giornalisti, ecc.), pagate dopo ritardi di mesi e mesi e settimane di insistenza, ecc. Ed ero uno dei meglio pagati, tutto detto. (e precedentemente guadagnavo la metà, trasmettendo tutti i venerdì e sabato notte dalle 8 di sera alle 6 di mattina, di fatto rinunciando a qualsiasi forma di vita sociale).

Insomma, la radio alternativa più di successo a Torino, che otteneva risultati lusinghieri dall'Audiradio e di fatto incideva tanto nella quotidianità metropolitana, grazie al fatto di essere presente sempre dove c'era "movimento" e ad un'ottima capacità di raccontare la città in ogni suo aspetto, perdeva il 99% dei suoi lavoratori, esasperati dall'assenza cronica di soldi, da una dotazione tecnica pietosa e dagli inciuci della proprietà.

Poi Radio Flash, ormai diventata un nome vuoto e senza nulla dietro, formalmenterinasceva.
Inizialmente in modo raffazzonato, con parenti e amici dei proprietari che riempivano poche ore di programmazione al giorno in modo ridicolo. E poi con le seconde e le terze scelte tra i dj radiofonici, che pian piano si appropriavano dell'etere torinese, approfittando giustamente dell'occasione ghiotta.

Col tempo qualcosa è cambiato, qualche dj valido c'è, ma la Radio Flash propriamente detta è ormai un ricordo: quella attuale è una brutta radio che si atteggia da emittente di estrema sinistra movimentista, con una direzione artistica  totalmente incompetente, selezioni musicali imbarazzanti (principalmente ska-core e musica da concerto del Primo Maggio, con tutti quei gruppettini italiani para-folk, che sperano di vendere in quanto anti-berlusconiani) e una tristezza di fondo che non vi sto a dire. E infatti è una delle radio più ignorate di Torino; cioè magari qualcuno la ascolta pure, ma non lascia il segno, non ti dà un senso di appartenenza: è l'house organ di Hiroshima Mon Amour e poco più. Si salva solo la redazione, che è diretta dalla stessa ottima persona della vecchia Radio Flash e sa fare informazione locale decisamente bene.

Il risultato è che la notte del primo aprile di 7 anni fa chiudeva Radio Flash e Torino perdeva molto. Al di là dei dj che a modo loro si sono tutti trovati qualcos'altro da fare (io per esempio ci ho messo quasi 5 anni e poi ho aperto un blog! :-) ), molte persone perdevano un piccolo punto di riferimento.

Già, perché la radio era utile: ti faceva la rassegna stampa, ti informava su cosa accadeva in città, di pomeriggio ti faceva pure un'incomparabile informazione musicale (opera del buon Valletta: l'uomo musicalmente più aggiornato in Italia) e la sera ti faceva pure ballare cose non scontate. Il tutto suonando cose eccelse, perché se c'è un pregio della vecchia Radio Flash era proprio la sua musica: diversa dai network e dalle radio alternative, aggiornata, coraggiosa nelle selezioni, a volte perfino un po' snob (d'altronde molti della radio scrivevano e scrivono tuttora su riviste musicali di vario genere).

E poi Radio Flash era un'ottima fonte di informazioni per la gente che si muoveva in città, grazie alle pubblicità. Insomma, se c'era un concerto, un dj-set, un evento degno di menzione, la radio te lo raccontava. E magari ti faceva pure ascoltare in anteprima chi suonava.

Sembrerà esagerato, ma la radio faceva da volano a tutto un insieme di locali, di esperienze e di realtà che hanno segnato un periodo decisamente felice nella movida torinese. Nel periodo che va dal 1995 al 1998, infatti, a Torino c'era decisamente vita: i concerti ogni lunedì al Barrumba con gente che ora ci sogneremmo (cioè, ho visto Gil Scott-Heron, non so se rendo l'idea, ma anche i Gene, i Mogwai, i Rocket From The Crypt, ecc.), il boom dei Reddocks e dei Docks in generale, la nascita di Xplosiva, il "lancio" del quadrilatero romano, ecc.
Insomma, Radio Flash faceva un po' la funzione di un "Time Out" via etere. E funzionava, lo dico da ascoltatore diurno della radio.

Sarà una strana coincidenza ma, finita Radio Flash, il momento magico della "vita notturna" torinese è terminato e la scena è andata via via deteriorandosi. E ricordo pure che quando uscimmo tutti da Flash le facce più tristi (dopo le nostre e quelle degli ascoltatori) erano quelle dei proprietari di locali, club, ecc.

In ogni caso la vecchia Radio Flash non chiuse per mancanza di soldi, visto che raccoglieva pubblicità a secchiate e faceva pubblicità gratis ai business e alle iniziative della proprietà (che tuttora fa soldoni a palate).
Fu abbattuta, invece, dalla miopia della proprietà, che stava apprestandosi a trasferire il proprio locale dalla storica sede di San Salvario in quella nuova ad Italia '61 e avevao altro a cui pensare e altro su cui investire. Insomma, una radio locale è noto che non arricchisce nessuno, anche se va a gonfie vele.
Molto meglio fare i birrai con l'aiuto e i soldini degli enti pubblici, ben disposti a sganciare (non a caso l' allora assessore comunale alla cultura organizzò il brindisi di fine mandato proprio ad Hiroshima Mon Amour...).

La situazione di RTP

La storia di RTP è diversa.
E' una radio che ha i suoi anni, in passato è stata grandiosa e ha scritto un capitolo importante della storia dell'etere torinese, ma da metà degli anni Novanta in poi è entrata in fase calante.

I motivi sono molti. Primo fra tutti la concorrenza con Radio Flash, simile per temi, impostazione ideologica (entrambe di sinistra, anche se RTP cattocomunista e Radio Flash nelle mani di ex di Lotta Continua Per il Comunismo - cioè i movimentisti post scioglimento di Lotta Continua - quella vera - nel 1976), selezioni musicali e pubblico di riferimento.

Le due radio convivevano. Qualche dj passava da una all'altra (più spesso da RTP a Flash), ma c'era un classico buon vicinato tra frequenze.
Va detto, tuttavia, che per anni RTP ha risentito del successo di Flash e ha iniziato un po' a ripiegarsi su se stessa e a mantenere una formula radiofonica un po' datata: poca radio di flusso (giusto un paio di ottimi contenutori pomeridiani e uno mattutino) e tanti programmi tematici a comparti stagni, separati l'uno dall'altro da un po' di "bobina" (zero nastri, a essere pignoli: a RTP da un decennio faceva tutto un computer con sopra l'audio in formato digitale).
Una radio con ottime individualità, alcune degne di ben altre platee, tipo Vito Miccolis/Dottor Losapio, ma un po' disgiunta e mai rinnovata radicalmente nelle formule.

Il tragico è che RTP negli ultimi anni - diciamo nel nuovo millennio - aveva per forza di cose ereditato gran parte del pubblico della vecchia Radio Flash, complice anche il passaggio di alcuni dj ex Flash sulle sue frequenze (Valletta, Paolone Aka Ferrari, i Groovers, Monica Vadi, ecc.), ma non è riuscita a crescere lo stesso, forse per mancanza di spirito d'iniziativa, forse per rassegnazione o forse perché tutto sommato la città non sa più che farsene di una radio locale che non mette Nek e Laura Pausini e non cerca di emulare il peggio dei network.

Insomma, a differenza di Flash, RTP ha chiuso per mancanza di grano, visto che chiudeva il bilancio in passivo da un po' di tempo. Cioè, magari la cooperativa che la possiede (e che fa business altrove) i soldi li ha pure, anche se sicuramente molti meno della proprietà di Radio Flash, ma non ha  la forza di investire, di inventarsi qualcosa, ecc.

Come tutte le operazioni dolorose dal punto di vista umano (so di amici e amiche dj che hanno preso malissimo la notizia e li capisco, perché quando fai radio sulla stessa stazione per tanto tempo, ad un certo punto ti affezioni) a quanto pare la cosa è stata gestita male: c'è chi lo sapeva prima e si è già assicurato un posto su altre frequenze, chi ha saputo la cosa all'ultimo minuto e si è trovato spaesato, chi ha accusato il colpo, ecc. Ma questo capita tra i dj, tra chi lavorava alle news e in redazione.

Chi ci rimette

Quelli che - per dirla con Queneau - ce l'hanno nel posto più di tutti ovviamente siamo noi ascoltatori torinesi. Sì, perché - escludendo l'attuale succedaneo di Radio Flash e Radio Blackout, che è la radio dei centri sociali e ha un segnale debolissimo - a Torino non resta nemmeno una radio locale giovane/alternativa/libera, ecc. (usate voi l'aggettivo: vanno tutti bene e male).
Cioè non c'è nulla: solo i network locali che suonano Gigi D'Alessio, le radio di liscio in piemontese, la radio della  Curia, un paio di radio tamarre col quattroquarti da discoteca tutto il tempo (una di queste però ha il pregio di trasmettere le dirette delle partite del Toro)

Il risultato è che se domani vengono in città a suonare di nuovo i Mogwai (sarebbe credo la quarta volta, tra l'altro), col cavolo che ne sarei informato via etere. E altrettanto col cavolo avrei modo di ascoltare un loro brano, di sentire una loro intervista, ecc.
Cioè mi metto nei panni del sedicenne che inizia a farsi un po' di idee sulla musica. Se non fosse stato per le radio locali probabilmente sarei ancora lì che ascolto gli Slayer e gli Iron Maiden (in verità li ascolto tuttora, ma questa è un'altra storia) e mi sarei perso un sacco di cose meravigliose di cui sono venuto a conoscenza grazie alla radio. Che alternativa diamo al sedicenne di oggi? Una sana mazza: Amici di Maria De Filippi uber-alles e tanta MTV, così poi fumano il crack.

E poi ci rimettono migliaia di ascoltatori che nei negozi, negli uffici e in casa tenevano accesa una radio potabile (cioè che non trasmette noise giapponese tutto il giorno e non passa la solita merda pop o italiota da network), che fa da piacevole sfondo e ogni tanto riemerge con qualcosa degno di attenzione o di una risata, che fa un'informazione "vicina" e ti dà un senso di familiarità.

Ricordo che ai tempi dell'abbandono di Radio Flash mi prendeva il magone a pensare alle persone che ci ascoltavano la sera e - gli anni prima - la notte (studenti sotto esame, fornai, tiratardi giancarlisti, nottambuli vari, taxisti, guardiani notturni, gente che lavorava al computer o al tecnigrafo, ecc.) e che da un giorno all'altro si sarebbe ritrovata senza la "propria" radio, magari costretta a ripiegare su chissà quale frequenza triste, scelta tra le meno peggio dell'etere.

Per di più il tutto è uno spreco. Ho molti amici e conoscenti che sono dj ed ex-dj di RTP e/o Flash. Tra questi c'è gente straordinaria, con delle capacità notevoli. Gente che sa intrattenere, oppure informare, far ridere, ecc. Qualcuno ha giustamente fatto strada, tipo Mao a MTV, ma la maggior parte ha risentito della crisi radiofonica qui a Torino (e in generale in Piemonte, dove le radio locali chiudono una dietro l'altra).

Insomma, c'è un patrimonio di gente con una competenza e un estro che spaziano dal capace all'entusiasmante e che ora sono lì per strada a girarsi i pollici. Invece sarebbe giusto che costoro girassero i 33 giri e le manopole di un mixer, ma cazzarola in questa città mancano sempre più le opportunità, lo spirito di iniziativa e la voglia di investire.

La mia idea è che il problema-radio a Torino non è da sottovalutare. Ricordo che all'epoca della chiusura di Flash il Comune fu molto attento a cosa accadeva, ma non fece molto, visto che la parte dei cattivi spettava ai loro cocchi iperfinanziati.

In compenso ora è cambiato il sindaco, è cambiato l'assessore di riferimento, è perfino cambiatoil governo della Regione e qualcosa magari si può fare.
Mi spiego meglio: la mia idea è che una radio attenta alle politiche giovanili, alla vita culturale in città e con un occhio di riguardo per tutto ciò che sta ai margini, a modo suo abbia una forte utilità sociale e possa davvero rendere un servizio (magari anche divertente, perché no?) alla città, ancora di più ora che le Olimpiadi si avvicinano e l'informazione locale giocherà un ruolo fondamentale in città, non tanto per raccontare i Giochi ufficiali, quanto per aiutare la gente a viverli, per raccontare le Olimpiadi fuori dall'ufficialità e magari anche per aiutare chi deve vivere nonostante le Olimpiadi ad orientarsi nei meandri e trabocchetti dell'Evento.

Insomma, i cari enti pubblci potrebbero per una volta smettere di far piovere i soldi della cultura sui soliti noti e straricchi e potrebbero mettere a disposizione della cittadinanza una bella frequenza radiofonica (tra l'altro sono più che convinto che il Comune ne disponga di un paio che probabilmente non utilizza) con cui fare una radio intelligente, divertente e utile.

In alternativa non ci resta che sperare nell'Urbano Cairo di turno (magari proprio Urbano Cairo, magari desideroso di creare una radio granata, sul modello delle radio locali romane).

Una frequenza costa relativamente poco (dai 300.000 euro in su), i dj costano poco, una redazione di volenterosi disposti ad immolarsi per un tesserino da pubblicista si trova in 5 minuti, gli inserzionisti ci sono e comunque basterebbe avere un po' di intraprendenza e coraggio in più per trovarne di nuovi, il pubblico non manca (anzi, è lì che si chiede che fare e all'epoca della vecchia Flash non esitò a diventare pubblico sostenitore, con un micro-finanziamento sullo stile di Radio Popolare a Milano).

Insomma, spero che il tutto non finisca con il solito disastro autolesionistico alla torinese: lo stesso per cui la città non è stata in grado di esprimere una proprietà decente per il Toro, sprecandone per anni l'heritage, i milioni di tifosi, ecc.

Un'idea per un eroe salva-etere torinese? Io ce l'ho e faccio anche il nome: Marco Boglione, cioè mister Robe di Kappa; un'intelligenza attenta e decisamente molto capace di fare.

L'alternativa, se proprio Torino dovrà fare a meno di un pezzettino di etere libero, è Internet, non ci sono cazzi. Attualmente un podcast ben avviato ha sicuramente più ascoltatori di una qualsiasi trasmissione su una radio locale.

Certo, manca il bello della diretta e lo streaming live ha tuttora dei costi altini (ma non altissimi) se si vogliono raggiungere tanti ascoltatori. (Ma  se un progetto open-source come P2P Radio prendesse piede, uno potrebbe fare una trasmissione con milioni di ascoltatori e consumare pochissima banda, con conseguenti costi irrisori)

In ogni caso la soluzione è dalle parti della Rete e prima o poi il mercato se ne accorgerà. Il tutto in attesa che la radio digitale (va bene qualsiasi standard, dal DAB in poi) ci liberi dalla scarsità di frequenze - che ormai sono un intoppo allo sviluppo del business-radio, così come in Italia lo sono le licenze per gli esercizi commerciali - e che magari arrivi anche qui lin Europa a radio via satellite per le masse, con migliaia di canali, che sta spopolando negli Stati Uniti.

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mercoledì, 07 settembre 2005
Slittamenti progressivi della decenza

L'ho fatto.

Complice una differenza di prezzo di oltre 3 euro a confezione, ho acquistato la mia prima confezione di "Snapper", l'imitazione povera dello "Swiffer".

Presto vi saprò dire se spolvera peggio o è tutto marketing.

Nell'attesa mi riascolto i "Red Snapper", che erano un signor gruppo.

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martedì, 26 luglio 2005
Childhood's end

Penso che ormai siamo tutti d'accordo che in un'esistenza costruita sul (e circondata dal) minimalismo si sia portati a considerare più sintomatici i dettagli rispetto alle cose macroscopiche.

Poco importa, quindi, se hai sempre più capelli bianchi e pure i peli sul petto iniziano a imbiancare uno ad uno, nonostante il fisico "tenga" (beata incoscienza: sotto sotto in ogni uomo che incanutisce c'è la speranza nascosta di invecchiare e trovarsi con un sale e pepe alla George Clooney, che fa molto tendenza).

Importa ancora meno il fatto che il tamarro dei giardinetti sotto casa si sia rivolto a te con uno "scusi signore..." che non ti saresti aspettato per altri 25 anni almeno (cazzo, ragazzino 12 anni fa - non 60! - giocavo a pallone usando come porte esattamente quelle panchine su cui ora ti fai le canne!).

Tanto ci si sente giovani dentro, fuori e a metà. Poco importa se la tua data di nascita dice che sei così vecchio da aver visto (a 2 anni!) perfino uno scudetto del Toro.

Poi basta un dettaglio del cavolo, tipo scoprire che stai ascoltando in cuffia Vivid dei Living Colour ed è mezz'ora che agiti la testa come un ossesso di fronte al monitor, per farti sentire vecchio.
Già, perché scopri che il disco che ti sta prendendo tanto è stato ristampato (ben 3 anni fa) con tanto di bonus track e vale come classico.

E ti ricordi benissimo che quel disco lo hai comprato ovviamente in vinile nel negozio di dischi del tuo quartiere (aveva un nome serio ma per me era "Tony di via Salbertrand"), lo hai copiato su cassetta almeno 10 volte ad altrettanti compagni di classe e di militanza (mai alle compagne, giacché le donne odiavano il rock; non si capisce il motivo) e lo hai pure prestato a qualche scriteriato che non te lo ha più restituito mai più.

E quella bella impressione di eterno presente e di non-mortalità tipica di un'eterna adolescenza va a farsi temporaneamente fottere con le prime note di "Open Letter (to a landlord)".

Poi rifletti e capisci che la situazione è ancora peggiore, perché hai una smodata passione passatista per i neri che facevano rock duro, perché alla fine ci mettevano sempre qualche spezia black tra una distorsione e l'altra,  su tutti i Thin Lizzy, i Bad Brains e ovviamente i Living Colour.
E poi senti i Bloc Party e sì li trovi divertenti, ma non ti danno che un millesimo delle emozioni dei suddetti negroni rocchettari. Eppure fanno rock e hanno il black man d'ordinanza pure loro.
Boh, o la matematica in queste cose è fallace (cioè rock + negro non dà sempre risultati comparabili), oppure è l'età, sono pronto a scommetterci.

Ora devo capire come reagire al colpo. Mi rintano biecamente nella vecchiezza e inizio a rimpiangere i bei tempi in cui per vedere una donna nuda dovevi sfogliare il catalogo di biancheria intima di Postal Market e gli Smiths erano un gruppo e non un culto araico, o adotto una strategia alla Bette Davis, pretendo di essere giovane e simulo un orgasmo (musicale) non appena giro sul MTV?

(Nota, avrei potuto intitolare questo post "Ebbene sì, sono un mutandato!", ma poi mi sarebbe toccato spiegare tutto per filo e per segno ai giovani d'oggi. Meglio evitare.)
 

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musica, casi miei - ho la zeta dolce

lunedì, 18 luglio 2005
Aggiornamenti post-marinari

Di ritorno dal weekend marinaro più classico del mondo (mare+spiaggia+focaccia+lettura di Repubblica dalla prima all'ultima riga, incluso quello sciagurato articolo che rivelava TUTTA la trama del nuovo libro di Harry Potter: cornuti!), due o tre aggiornamenti vagamente perdibili.

1) Il primo è che sto giocando a God Of War ed è un videogioco di quelli che ti fanno ringraziare di possedere una Playstation 2. Violentissimo, politicamente scorretto, velocissimo, addirittura oseè e assolutamente inutile (come la maggioranza dei videogiochi).

L'effetto quando ci gioco è la classica "euforia paradossa" preadolescenziale per cui smanetto sul joypad cristonando a destra e manca mentre faccio a julienne un paio di minotauri e rimpiango il periodo in cui Paul Di'Anno cantava negli Iron Maiden. Fortunatamente la regressione è solo temporanea e cessa nel momento in cui premo il pulsante Off sulla PS2. E altrettanto fortunatamente ci gioco solo di notte.

 

2) Ho praticamente finito di leggere "Una storia del mondo in 6 bicchieri" e - a parte sentirmi brillo anche da sobrio - devo dire che è un librone che davvero merita una lettura (e qualche bevuta di riflessione). Ne parlo sull'altro blog in modo più diffuso (ma non troppo).

 

3) Sto seguendo con poca passione le disavventure del Toro, ormai a quanto pare destinato all'estinzione per infamia di chi lo dirige. Mi verrebbe da dire una secchiata di insulti e calpestare tutte le aiuole di Piazza Statuto, ma il magone è troppo e poi non riesco a pensare ad altro che a cose negative, tipo che è meglio se spariamo dalla faccia della terra, tanto il calcio attuale non vale così' tanto la pena.
Detta tutta, sono anni che non seguo più il calcio, due squadre su tre per cui tifo sono in crisi nera (Toro e Genoa), lo sport è gestito da una manica di affaristi vomitevoli ed è giocato da mezzi uomini ignoranti imbottiti di soldi, di farmaci (soprattutto se della juve) e di ego. Che affoghino nella loro merda. Questo è il calcio dei padroni e non ci voglio avere nulla a che fare. Ecco.

 

4) Dopo quasi 1000 km ho scoperto pregi e difetti del guidare una Smart. Il primo difetto è che alla fine, per quanto ti sforzi, passi per un fighetto. L'altro giorno ho visto un tizio seduto su una panchina sussurrare "stronzo" mentre passavo. Non che gli avessi fatto niente. Era l'auto.
Il pregio è che ho dimenticato che cosa è la frizione e guido facendo un terzo della fatica di prima. In compenso mi distraggo di più, perché gli sfrizionamenti ti riportano ogni tot secondi al fatto che stai guidando, e l'altro giorno ho bellamente preso il viale centrale di un corso in contromano in piena ora di punta. La solidarietà degli altri automobilisti torinesi è stata ammirevole. Mi hanno crocifisso sulla collina piatta del Parco Ruffini (una sorta di Golgota dove la quasi totalità degli adolescenti locali si fa le canne), ma niente via crucis.
L'ultimo difetto reale e tangibile è che se hai un'altra macchina inizi a disimparare a guidarla, causa mancanza della frizione sulla Smart. La povera Alfa che ogni tanto porto in giro, ultimamente ne ha viste di cotte e di crude a causa del mio stile di guida psichedelico. Per ora sopravvive.

 

5) Ho capito di essere un completo alienato per Lost nel momento in cui l'altro giorno mi sono messo a contare i giorni che mi separano dalla prima puntata della seconda serie. La cosa grave è che ero assolutamente lucido e nel pieno delle mie facoltà mentali mentre mi arrabattavo col calendario. I giorni prima della riapertura della serie saranno durissimi, potrei mostrare scompensi comportamentali inquietanti, tipo postare ogni 10 minuti facendo il conto alla rovescia, riempire pagine di 4 8 15 16 23 42, avere crisi di ansia via MSN o direttamente cercare di raggiungere a nuoto i set della serie alle Hawaii, ovviamente partendo da Savona. In quel caso vi autorizzo a sedarmi con una carica sparata da un fucile a precisione.

 

6) Sarà pure che anche quest'anno non c'è un tormentone estivo, ma francamente c'è quel brano con la tipa che fa "Uh-uh" (quello della pubblicità della FIAT con la tipa che prende la lattina al distributore) che mi perseguita a reti radiofoniche e televisive unificate. Magari non è il tormentone, ma è un tormento.
E poi ha tutte le caratteristiche per essere un tormentone che piace all'italiano medio: una melodia banale e soprattutto un testo pre-orale nel ritornello (giusto "Uh-uh"), canticchiabile da tutti. Soprattutto da quelli che non capiscono l'inglese e la lingua italiana e cantano sillabe basilari (ricordate "Zombie" dei Cranberries e i tamarri che facevano il coro "Iii Ooo Eh Eh"? Ecco un esempio di brano che piace perché reso preorale).

(tra l'altro, la pre-oralità è il segreto del successo di gente come Vasco Rossi, che più che cantare mugugna come i tossici al terzo stadio e il suo pubblico medio - ben poco uso a scandire le parole - apprezza e si identifica)

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casi miei - ho la zeta dolce

domenica, 03 luglio 2005
Fuck U2! This is The New Order

E' palese che sono reduce dai New Order. In entrambi i sensi.
Cioè nel senso che ieri notte ho visto il lor concerto e -secondo elemento di reducismo - ho ahimè l'età per farmeli piacere da tempi non sospetti.

L'idea che mi sono fatto, guardando il pubblico ieri sera, è che prevalevano i thirtysomething attirati dai New Order, poi c'erano i fourtysomething presenti in zona per respirare ancora l'atmosfera dei Joy Division. Non c'erano di certo i ragazzini e le ragazzine (e molta gente con profili lombrosiani inquietanti) della sera prima a vedere Carmen Consoli, ma qualche ragazzino - magari istruito opportunamente dai dischi del fratello maggiore - faceva capolino qua e là.

Lo spettacolo migliore è la ricomparsa notturna dei dark. C'è gente che ha tirato fuori dal baule i vecchi completi nero pece, si è sforzata un po' ad infilarli (perché gli anni passano e il girovita si sa che fa), qualche ragazzo attempato ha abbozzato una pettinatura sparata con acqua e zucchero come quindici anni prima (ma i capelli erano il triplo, all'epoca), altri sono riusciti ad indossare qualcosa di borchiato temendo un po' di passare da testimonial di qualche sex-shop trucido, ma alla fine il risultato c'era.

Certo, un dark si aspetta un po' più di atmosfera e non un'arena all'aperto piena di tipe in infradito (ai concerti ci vanno sempre le scarpe chiuse, cavoli, si sa) e illuminata a giorno dai neon dei vari porchettari piazzati sulle collinette intorno. Sembrava di essere al luna park della salamella, ma tant'è.

Il fatto è che per ascoltare i New Order, che non è che si facciano vedere molto da queste parti, uno è disposto anche a questi compromessi. E infatti ci si compromette.

Va a finire che il concerto è carino. Certo, loro hanno superato l'età consigliata per certe cose, spezzano la già poca atmosfera perché si prendono un minuto abbondante tra un brano e l'altro, visto che il fiato è poco e gli va di traverso il Gerovital, ma quando attacca la musica ci si dimentica di tutto, si ignora l'effluvio di crauti dei porchettari e si fa finta di essere a novembre 1988 in qualche fumoso locale britannico.

E facendo un po' finta di niente personalmente mi sono goduto la parata di classici dei New Order e dei Joy Division, su "True Faith" (fatta nella versione extended da club!) ho addirittura mosso una gamba a tempo (per i miei standard è inequivocabilmente danza) e addirittura ho ululato sulla "Blue Monday" finale, che hanno buttato un po' via, ma va bene lo stesso. E quando mai la risento "Blue Monday" dal vivo?

Ad essere pignolo potrei lamentarmi che le canzoni dei Joy Division sono sempre belle ma - senza Ian Curtis - difettano dell'ingrediente principale, ma non sono pignolo. E poi le canzoni sono state trattate con rispetto, nessuno ha azzardato "ammodernamenti" o schifezze del genere. Insomma, non mi posso lamentare.

Ottima la compagnia, nel senso che ho beccato una quantità di persone inquietante. Potrei fare un elenco, ma giuro che prenderebbe una pagina. Insomma, grazie di esserci stati e state. Ho pure conosciuto un bel po' di gente che leggo via blog ma non avevo mai visto live. A me queste cose di massa piacciono. Tra tutti mi autosegnalo Benty, che dalle Marche a qui tutto in una notte è un'impresa ammirevole. E poi è una persona adorabile. (e anche un bell'uomo, mi dicono alcune bloggers torinesi).

Un piacere accessorio è stato andare ad un altro concerto mentre in televisione ci propinavano il Live 8, di cui penso tutto il male musicale e politico possibile. Queste altre cose di massa non mi piacciono, soprattutto se chi le organizza e chi vi partecipa ha la faccia come il culo. A leggere in giro pare sia stata una boiata musicalmente insignificante e dai contenuti politici talmente slavati e compiacenti col potere da andare bene giusto per mozzarelle come Paul McCartney, Sting e gli U2. (Ah, pare che ci siamo sbagliati e siamo stati ingiusti con Geldof e compagni di merende al caviale: gli africani sul palco del Live 8 - almeno quello londinese - c'erano: erano i manovali addetti al montaggio e smontaggio).

La seconda puntata della serata è stato Giancarlo, con Shaun Ryder a fare da dj. Una quindicina di anni fa avrei fatto cose mostruose pur di partecipare ad una serata così: portare la mitica MadChester a Torino. Quindici anni di attesa non mi hanno fatto passare l'entusiasmo. Appena entrato da Giancarlo, su "24 Hour Party People", mi sono clamorosamente emozionato. Che ci volete fare: è la musica della mia tarda adolescenza e francamente "spacca" ben più di certe cose odierne.
Unico problema, il solito altoforno che c'è in pista da Giancarlo. Ecco che i 15 anni si sentono. All'epoca non avrei battuto ciglio. Ieri boccheggiavo.

In compenso in giro fuori da Giancarlo ho beatamente cazzeggiato con una cinquantina di persone (anche qui evito elenchi) e mi sono clamorosamente divertito. Sul fatto che debba scendere giù Saun Ryder da Manchester per farmi muovere il sederino dal divano e alzarmi il morale, la dice lunga.

Già, Shaun Ryder. Come è ridotto? Ragazzi, fa schifo. Ma già uno se lo aspetta. Il problema è che fa molto più schifo di quanto si immagini. Visto da vicino sembra Jimmy il Fenomeno, però con più occhiaie, rapato a zero e un po' più pallido. Però sentirlo gridare menate incomprensibili al microfono mi ha fatto venire 4 dita di pelle d'oca nonostante la temperatura. Sono un fottutissimo romantico.

Dopo una notte mancuniana ora si torna alla triste realtà. Anche se ieri sono stato ufficialmente invitato al concerto dei Motorhead! E qui siamo ad un mito dei miei 14 anni. Giuro che ci vado. Recupero un vecchio chiodo fetente dalla cantina, non mi deodoro per una settimana (per coerenza filologica col gruppo) e ci vado!

Di questo passo, tornando sempre più indietro a miti giovanili, temo che dopo i Motorhead mi toccherà un concerto di Cristina D'Avena. Ma in quel caso ho già dato. E tenderei a non ripetere.

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musica, casi miei - ho la zeta dolce

lunedì, 27 giugno 2005
Aggiornamenti post-San Giovanni - parte 1 - Brianza mia

Piccola premessa per i non torinesi - il 24 giugno è San Giovanni Battista, santo patrono di Torino (e credo pure Genova). Insomma, l'equivalente di Sant'Ambrogio per i milanesi, ok? Quindi abbiamo fatto tutti quanti un bel ponte per soffrire meglio il caldo soffocante di questi giorni, che noi non ci vogliamo privare di niente.

Per l'occasione sono fuggito a Genova e dintorni principalmente per due motivi: Beck e il mare.

In sostanza la sera del 23 giugno mi sono gustato il concerto di Beck, che è stato strepitoso (ne rendo conto qui) e per il resto dei giorni mi sono sollazzato sulle ridenti (?) spiagge di Cogoleto. Ridenti nel senso che bisogna avere un grande senso dell'umorismo per considerarle spiagge, ma tant'è.

Poi sono capitate altre 768 cose, che riassumo punto per punto in vari post spiccioli.

Corrispondenze d'amorosi sensi tra padani

La più grande disgrazia delle mie soste in Liguria è che il luogo dove pernotto - che teoricamente dovrebbe essere perfino un luogo esclusivo e vagamente VIP (ovviamente sono ospite, che certe cose non me le posso permettere) - è turbato dalla solita famiglia di brianzoli urlanti di cui ho già parlato male in altri post tempo addietro.

In sostanza è una famiglia di credo 250 persone che presidia un intero cortile e - a qualsiasi ora del giorno e della notte - urla.

Mi spiego: di primo mattino si veniva svegliati dai bambini che facevano i compiti delle vacanze coadiuvati dai genitori (quindi nel dormiveglia abbiamo tutti ripassato le tabelline, ma in versione gridata), poi la mattina proseguiva con discorsi di varia natura (a squarciagola, credo addirittura da balcone a balcone), poi un pasto rumorosissimo in cui tutte le 250 voci si incrociano fragorosamente, poi nessuna pausa da abbiocco postprandiale e così via, fino a notte.

La notte di sabato, alle 2 e 30 i conterranei di Berlusconi tornavano da non so bene quale locale latinoamericano (perché sicuramente sono andati in un posto così, li fanno apposta per loro) e in piena notte riprendevano la loro parata di urla come se fossero le 5 di pomeriggio.

Oggetto del dibattere, dopo una buona mezz'ora di misurazione reciproca del pene automobilistico "Ueh, io compro tedesco perché sulle grosse cilindrate come i tedeschi non ce n'è", che ci mancava solo più il Ranzani col suo Cayenne Turbo, il discorso si è spostato sul lavorativo-business-internazionale.

I simpatici titolari di fabbrichetta discutevano della loro forza lavoro, ovviamente extracomunitaria. Come sempre in termini lusinghieri.

Brianzolo 1 - No perché il marocchino lo prendi e magari ti lavora, ma poi vuole lavarsi i piedi lì in mezzo alla giornata e - dico io - cosa te li lavi i piedi se non ti sei mai lavato, Zulù!

Brianzolo 2 - Ueh, ma mica se li lavano i piedi, che li senti che puzzano sempre i marocchini

Brianzolo 1 - E infatti, comunque è gente che lavorare lavora, ma si danno sempre per malati appena si prendono confidenza.

Brianzolo 2 - (in evidente competizione con il suo interlocutore) Ma infatti da noi teniamo i rumeni, che loro non si fermerebbero mai

Brianzolo 1 - Sì, il rumeno ti fa una settimana da spaccarsi la schiena, però devi stare attento che nel weekend non vogliono mai lavorare, che al sabato si ubriacano tutti e poi violentano le figlie (testuale, ndSuz)

Ovviamente a quel punto ho iniziato a battere i pugni sul muro (per non tirarli a loro) e suggerire a loro di andare a dormire (per  non suggerire loro altre destinazioni d'uso dei loro sfinteri), che non era l'ora esatta per discorrere a quel volume.

(testuale: "Zitti, cristo, andate a dormire!!!")

Brianzolo 1 ha pensato bene di rispondere (ma un po' imbarazzato): "Io parlo quanto cazzo mi pare..."

Al che Torinese 1 (io) ha aggiunto, dalla sua terrazza, "Sì, ma ad un volume che rispetti gli altri. Altrimenti vengo su!"

Miracolo della civiltà, sono andati a dormire dopo che Brianzola 3 gli ha fatto notare che in effetti erano un po' rumorosi.

In ogni caso, per sabato prossimo, se c'è un romeno che si è stufato della figlia e vuole abusare di Brianzolo 1 e 2, sono felicissimo.

Scritto da: Broken_Bridge | link | commenti (3)
casi miei - ho la zeta dolce