Nella confusione che regna in queste ore, ecco un tentativo di spiegare per filo e per segno che cosa sta accadendo al povero Toro e quali sono gli scenari, i retroscena e gli immancabili complotti.
La storia in realtà è abbastanza semplice e la spieghiamo in pochi step, cercando (nei limiti dell'adrenalina granata) di tenere separati i fatti dalle opinioni e dai sentimenti. Quelli li metto al fondo.
Step 1 - Finisce il Torino Calcio e inizia il Lodo Petrucci
Per casini fiscali (banalmente: la società Torino Calcio non aveva pagato le tasse e non si è trovato un cane in grado di emettere una fideiussione, cioè una garanzia economica, affinché la quadra potesse pagare le tasse a rate) cessa di esistere il Torino Calcio e parte il cosiddetto Lodo Petrucci.
Il Lodo Petrucci è una gabola legale per cui quando una squadra di calcio fallisce, sparisce e tutti i suoi giocatori sono automaticamente svincolati da qualsiasi contratto. In compenso il Comune in cui risiede legalmente la squadra può incaricare una società per far ripartire la squadra fallita dal campionato immediatamente inferiore a quello in cui giocava. In sostanza, il primo che capita dalle parti della Lega Calcio e paga un tot di soldi (poche centinaia di migliaia di euro) può "ereditare" le sorti della squadra fallita e proporne una sua. In pratica se il Torino Calcio fallisce, arriva qualcuno con una nuova squadra e ne eredita la posizione, in questo caso l'iscrizione al campionato di serie B, visto che il fallimento comporta la retrocessione d'ufficio.
Step 2 - Nasce il Toro del Lodo Petrucci
Nasce il nuovo Toro sulle ceneri del Torino Calcio, grazie al Lodo Petrucci. Un avvocato di grido torinese e il presidente dei piccoli imprenditori piemontesi portano in Lega Calcio un po' di soldi (altrui) ed ereditano la "posizione sportiva" del Toro, cioè l'iscrizione alla serie B, fondando una srl.
Il passaggio successivo all'attuazione del Lodo Petrucci è la trasformazione entro una certa data della srl in SpA e, ovviamente, una eventuale spartizione delle quote tra i soci.
Per poter accedere al Lodo Petrucci l'avvocato di grido e il capo dei piccoli imprenditori ricevono una fideiussione di 2 milioni di euro dal Comune di Torino (in particolare la società acquedotti comunali, con in cambio l'impegno a diventare sponsor titolare sulle maglie della futura squadra) e la miseria di 180.000 euro da un misterioso e lombrosiano imprenditore ciociaro di nome Giovannone (senza nome di battesimo, così ricorda il personaggio di "Amici miei").
Ovviamente questo Giovannone non si limita a donare i soldi, ma in cambio ottiene una scrittura privata (un accordo scritto, insomma) con i due "lodisti" (cioè l'avvocato e il capo dei piccoli imprenditori) in cui i due si impegnano a cedere a lui il 51% delle azioni della nascitura SpA.
Step 3 - Arriva Urbano Cairo
La situazione sembra chiara: il Toro - inteso come entità virtuale - è stato salvato dalla sparizione ed è palese che i personaggi coinvolti, cioè i due lodisti e Giovannone, non hanno la credibilità e i soldi per "fare" la squadra. Sono, in pratica, dei traghettatori, cioè gente che ha salvato il simbolo e ora cerca qualcuno disposto a rilevarlo a costo praticamente zero.
Quel qualcuno si manifesta nella persona di Urbano Cairo. Di lui si può dire tutto il male possibile (in sostanza è un Berlusconi minore), ma ha due cose fondamentali che lo contraddistinguono: i soldi (tanti) e il tifo per il Toro.
Cairo arriva e si dice disposto - dopo un invito del Sindaco Chiamparino - a rilevare il 100% della società dei lodisti a cui fa capo il Toro. I due lodisti si dicono d'accordissimo. Giovannone nicchia: ha investito 180.000 euro, cioè quanto un appartamento in periferia, e vuole guadagnarci.
Step 4 - L'Amleto ciociaro
Da qui in poi inizia una serie infinita di balle e di ripensamenti di Giovannone. Costui possiede l'accesso al 51% della futura Spa che "sarà" il Toro. Ha due opzioni: fare il Presidente e metterci dei soldi (ovviamente non suoi, visto che non è Paperone e nemmeno Filo Sganga) oppure cedere le sue quote a Cairo e farsi da parte.
Inizialmente Giovannone non vuole vendere la sua quota virtuale. Dice di avere alle spalle fior di imprenditori che già operano nel mondo del calcio e che hanno soldi e voglia di investire.
Il Sindaco gli intima di fare i nomi e di rivelare chi sta dietro e cosa intende fare per il Toro. In caso contrario si faccia da parte e dia spazio a gente più seria.
Ovviamente Giovannone (che millanta amicizie - smentite dal diretto interessato - con Lotito della Lazio) non può dire nulla e si decide: vende le quote a Cairo.
Nel corso di ieri - durante una trattativa nonstop che si svolge negli uffici del Comune di Torino - Giovannone si impegna per iscritto - di fronte ai tifosi - a cedere le sue quote a Cairo. Sembra fatta. Cairo esce sul balcone e arringa festante la piazza. Habemus papam, fumata bianca, ecc.
Gli accordi ci sono, gli avvocati sono tutti d'accordo. Manca la firma. E Giovannone non firma. Anzi, sparisce di punto in bianco ed è irrintracciabile. Si fa scortare dalla Digos fino al confine di Torino e poi si dà alla macchia. Il Sindaco lo cerca al cellulare. Giovannone dice che non se la sente di firmare subito, ma che il giorno dopo lo farà. Si impegna verbalmente col Sindaco e l'appuntamento è al mattino seguente.
Step 5 - Crimini, misfatti e tradimenti
Il giorno dopo si scopre che Giovannone dorme in un orribile albergo da commessi viaggiatori nella zona industriale tra Trofarello e Moncalieri e non vuole affatto firmare. I tifosi lo assediano: o firma o non esce.
Giungono voci non confermate, tipo che il Prefetto convoca Giovannone per forzarlo alla trattativa. Ma nisba. Resta asserragliato in questo albergo presidiato dalla Polizia e dai Carabinieri e non intende uscire per firmare o trattare. Tutte le carte sono pronte.
Dopo ore di attesa, capita una cosa bruttissima: alcuni Ultras del Toro che da giorni parlamentano con Giovannone e di fatto fanno da tramite tra lui e i tifosi convocano la massa degli assedianti, raccontano che Giovannone è risentito perché teoricamente nella proposta d'acquisto di Cairo non è presente nemmeno l'1% di quota di testimonianza nella Spa del Toro (cosa tutta da verificare: Cairo afferma il contrario), quindi non firma e se ne va.
Infatti mentre gli Ultras concentrano le attenzioni degli assedianti su un loro capetto, Giovannone - d'accordo con loro - scappa dal retro dell'albergo e sparisce. Pare alloggi dalle parti di Genova. Chissà dove. Speriamo in un masso erratico killer.
Gli ultras, intesi come gruppo organizzato e non in senso generico, credo debbano rendere conto di questo comportamento. Già in passato si fecero abbindolare da Cimminelli. Non so se sono stupidi, se qualche loro capetto si è venduto o se il loro voltafaccia è avvenuto in buona fede e sanno qualcosa che noi non sappiamo. In ogni caso non hanno spiegato nulla, sono stati poco trasparenti e questo non mi piace. Il Toro ha bisogno prima di tutto di onestà. Se i super-tifosi stessi hanno atteggiamenti poco chiari (e non è la prima volta), va tutto male. Anzi, invito formalmente i capetti degli Ultras Granata a spiegare il perché delle loro azioni ai tanti tifosi come me, che erano in piazza a perdere tempo e denaro per un simbolo della città.
Step 6 - Quindi?
Quindi accade che il Toro ha tempo fino a venerdì sera alle 20 e 29 minuti (ma altri dicono che c'è più tempo) per trasformarsi in Spa, ricapitalizzare la società e iscriversi materialmente alla Serie B.
Per come si comporta è improbabile che Giovannone ricapitalizzi e vada avanti. Ma qui scattano le ipotesi, che rispondono peraltro alla domanda "Ma chi cavolo glielo fa fare a Giovannone? Cosa vuole?"
Per ora l'unica cosa che si è capita è che Giovannone ha pochi soldi. Pochi perfino per tenere una squadra in serie C. Dove lo trovate voi un imprenditore che esaurisce il credito del telefonino? Perfino il salumiere sotto casa mia ha il cellulare aziendale col contratto telefonico! Lo stesso vale per l'albergo. Quest'uomo dormiva in una specie di capannone con piazzale per camionisti. Il tutto darebbe da pensare - a voler essere positivi - ad un imprenditore dai costumi morigerati e attento alle minime spese. Poi lo si vede vestito come Claudio Cecchetto ai tempi di Gioca Jouer, con un orrido trapianto di capelli finti (notate l'effetto bambola sulle tempie) e si capisce che non è un uomo sobrio. E' uno che non ha tanti soldi. Il che non è un male. Ma lo è se ti metti in testa di comprare una squadra di calcio.
Step 7 - Le ipotesi su Giovannone, ovvero "perché lo fai, disperato ciociaro mio?"
- Ipotesi A - ovvero la pista immobiliare.
Giovannone dice di avere alle sue spalle gente che già opera nel calcio e che ha la grana. E poi millanta amicizie con Lotito e altri palazzinari romani. L'idea è che più che il Toro agli immobiliaristi e ai costruttori interessi lo Stadio Comunale (e mille altre cose connesse), che il Comune vorrebbe cedere al Toro dopo le OIimpiadi.
Il Sindaco Chiamparino ha di fatto fermato gli immobiliaristi dicendo che in presenza di personaggi poco chiari al Toro lo stadio se lo sognano. E ne pagano l'affitto a prezzi di mercato. Grande Chiampa!
- Ipotesi B - ovvero la discarica della Lazio.
Lotito, è cosa nota, non ce la fa a tenere la Lazio così com'è: troppi contratti pluriennali onerosissimi, troppi giocatori da panchina, rosa da sfoltire e debiti futuri al massimo. Come fare? Semplice! Spostare i debiti su un'altra società calcistica che poi si fa fallire. Nello specifico il Toro.
E infatti apprendiamo dai media che in questi giorni il Toro di Giovannone ha fatto firmare un bel po' di contratti a Muzzi,l'argentino Brian Robert,Simone Inzaghi e Manfredini. Tutti laziali con contratti onerosissimi e insostenibili, scaricati al Toro. Cosa volete di più?
- Ipotesi C - ovvero "Terra mia".
E' sicuro che se Giovannone non vende e non ricapitalizza, il Toro non si iscrive alla serie B e al suo posto viene ripescato il Napoli. Squadra simpatica che, per mille motivi, fa piacere al "palazzo" del calcio se risale piano piano in A. E' una squadra del Sud e ce ne sono poche, ha un sacco di tifosi, potrebbe riequilibrare gli assetti della serie A nordista, ci lavora il figlio di Moggi, ecc.
L'ipotesi è avvalorata dal fatto che Giovannone ha affermato di fronte ai giornalisti "Se cedo, a Napoli mi ammazzano". E intanto il direttore sportivo del Napoli ha già fatto ricorso contro la mancata iscrizione alla serie B del Toro e ha detto alla stampa che guarda "con interesse agli sviluppi di Torino".
- Ipotesi C rinforzata - ovvero "Terra mia + Moggi".
Prendete per buona tutta l'ipotesi C e aggiungete un elemento inquietante. Giusto pochi giorni fa Moggi ha dichiarato in un'intervista che a Torino non c'è spazio per due squadre di primo piano, che la cosa è antieconomica, che giusto Milano può permettersi a fatica Milan e Inter, ecc., cosa che è stata ripetuta anche in Lega Calcio, anche se non si sa da chi. Il risultato è di fronte agli occhi di tutti.
- Ipotesi D - ovvero "Megaloman"
Nelle ultime ore, svanite a quanto pare le ipotesi legate al ripescaggio del Napoli (che pare assai improbabile), emerge l'ipotesi che Giovannone abbia rapito il Toro per un semplice motivo: avere visibilità. Per ora gli è arrivata solo negativa, ma piazzate come la lettera a Caselli di stamattina e il suo sparare contro i "poteri forti" ritraggono perfettamente un uomo di estrema destra (destra sociale, quelli di Storace), consigliere comunale di minoranza di AN nel suo paese (lo stesso di Nino Manfredi) e desideroso di un posto al sole. Non a caso in questi giorni era ospite a Torino di una parlamentare di AN. Oltre a questo, un po' di delirio di onnipotenza da imprenditore in crescita che si sente Dio non guasterebbe. A sentire e leggere le sue parole, Giovannone sembra invasatino. E parla di sè in terza persona come Ravanelli e Berlusconi. Non so se mi spiego.
- Ipotesi D rinforzata - ovvero "Megaloman furbetto"
Prendete per buona l'ipotesi D e aggiungete il fatto che se Giovannone si trova proprietario del 51% della SpA del Toro (la società ricapitalizzata per almeno 5,1 milioni di euro), può vendere il tutto ad un prezzo mooolto più alto di adesso. L'investimento, insomma, è fruttuosissimo per lui, se resiste: con 180.000 euro e 5,1 milioni di euro di ricapitalizzazione (non suoi, visto che il suo mini-impero fattura 20 milioni di euro l'anno), può vendere la squadra ad alcune decine di milioni di euro. E guadagnarci un bel po'.
Aftermath e una precisazione affettiva - qui finisce l'informazione e inizia o'sentimento
Non so come andrà a finire. Ma ho l'impressione che il Toro stia sparendo. E lo perdete tutti, anche voi che tifate per la squadra sbagliata.
Non sto parlando da tifoso, anche perché non metto piede allo stadio da quasi 15 anni. Parlo da torinese.
In questa città è in atto un'opera di distruzione sistematica del vecchio spirito torinese, quello della città progressista e operaia, che produce cultura, società e idee lontane dallo spirito di "lorsignori". Il tutto ad opera di gente che viene da fuori.
Rischiamo di essere per mille motivi una città senz'anima, completamente senza passato e senza più la "torinesità", che è un bene prezioso. Sono le nostre radici.
Il Toro non era solo una squadra di calcio (anzi, la squadra di per sè era una schifezza presieduta da gentaglia ormai da decenni), ma un elemento importante di quella torinesità che va svanendo.
Sembra poco, ma il Toro era la squadra di questa città, nonostante la uber-Juve. Il villaggio di Asterix nell'impero romano. E la squadra era depositaria di una tradizione, di una storia che la Juve non ha. Non a caso passa in questi giorni in TV una orribile fiction su Toro e non su altre squadre.
Il Toro era la squadra che nasceva dalla Capitale ideologica d'Italia, simbolo delle èlite operaie, del sindacalismo, della "Torino -laboratorio" che forniva al paese innovazione sociale, tecnica, ideologica.
Non a caso il Toro era la squadra degli "altri", non quella del "padrone" Agnelli e del suo nonno compromesso col Regime. Ed era la squadra degli operai piemontesi sindacalizzati, che avevano fatto il biennio rosso, poi la Resistenza, poi il Dopoguerra. Agli operai inurbati dal Sud e asserviti al padrone, restava l'altra squadra per distrarli dalla politica nel tempo libero: la juve. I pochi che si sindcalizzavano scoprivano il Toro. (l'analisi non è mia ma dello storico Silvio Lanaro)
Non a caso il Fascismo ha fatto revocare con un pretesto l'ottavo scudetto al Toro. Stiamo ancora attendendo che ce lo restituiscano. Nel corso degli anni si sono impegnati tutti, da Andreotti a Occhetto a Mancino (tifoso granata), ma niente.
La differenza è tutta qui: in curva da noi si parlava piemontese, come oggi in piazza i vecchi parlavano in dialetto, come in curva molti cori sono in piemontese. Quel dialetto che non si parla più, purtroppo. Non prendetelo come un orgoglio leghista, ma solo come una testimonianza della "torinesità" del toro.
In verità spiegare l'identità granata negli ultimi anni è difficile. Bisogna averla vissuta; forse è una cosa che si tramanda da padre in figlio, forse no perché conosco decine di persone in tutto il mondo che un bel giorno sono rimaste folgorate dal Toro e dalla sua storia: la sindrome da Paperino contro i cugini stronzi, ricchi e fortunati, le mille disgrazie di una squadra che era grandissima ed è stata distrutta dal destino, il culto crepuscolare per un calcio "altro" e "alto" che non c'è più da almeno 30 anni (giusto quelli che ci separano dal nostro ultimo scudetto). Il sogno dei "piccoli e poveri" che in barba agli Agnelli e a tutti i padroni riescono a resistere, spesso a vincere.
Sì, è una sindrome da belli e dannati, esattamente come il fortunato libro sul Toro. Ma ultimamente eravamo solo dannati. Di bello restava il mito del Toro che fu.
Però lo capite che non è solo una questione di calcio, ma di identità e storia di una città? Ora è andata persa, come mille cose belle nate in questa città.
Se non ci sarà un Toro, tiferò - come ho sempre fatto - per il Genoa, per il Livorno e per la Fiorentina.
Ma coltiverò in segreto il mio tifo granata, che ovviamente ho nel sangue da quando sull'atto di nascita hanno scritto "Torino" alla voce "Nato a...".
Come tutte le contrade morte avremo un nostro palio, ma voi non lo vedrete.