Visto che mancano giusto tre settimane a Lost (e non sto più nella pelle già da metà agosto), bisogna prepararsi psico-fisicamente all'evento.
Tanto lo so che siete tutti ufficialmente persi per Lost e non vedete l'ora di rituffarvi nelle onde perigliose dell'isola maledetta.
Ok, ripartiamo. Riallacciamo le fila del discorso interrotto.
Un buon punto da cui ripartire è questo sito qui, che era vuoto e ora - cliccando su Explore - si sta riempiendo di video misteriosi in cui bisogna cliccare su un puntino bianco e vedere l'effetto che fa. Compaiono video, giochi in flash da completare, piccoli indizi, ecc. E i vari puntini bianchi formano delle inquietanti costellazioni.
Dopo un po' di navigazione di puntino in puntino, sono riuscito a vedere un'anteprima della seconda stagione!
Vi dico cosa si vede, ma lo scrivo in bianco su bianco, così non faccio spoiling per nessuno: [trascoinate il mouse sul testo, così leggete]
Si vedono Locke e Kate che tentano di entrare nell'hatch. Lei è legata con delle liane e si cala nottetempo tipo speleologa. Locke tende le funi.
Dopo qualche metro di discesa, Kate chiama preoccupata Locke: "Locke, there is ...something here...".
In quel momento le liane cominciano a cedere e Kate scivola giù senza esattamente precipitare.
L'ultima inquadratura riprende l'hatch dall'esterno: Kate grida, sta cadendo dentro l'hatch e il suo interno d'improvviso si illumina...
Non escludo che facendo altre esplorazioni si trovino altri video promozionali con immagini della seconda stagione. Se trovate altro, segnalate!
Se volete rovinarvi la vita sociale per i prossimi giorni, navigateci o date un'occhiata ai due forum di discussione.
Le voci maligne (e quindi veritiere) vogliono Torino sull'orlo di una crisi irreversibile. Dopo la Fiat e dopo le Olimpiadi, dicono le Cassandre, non ci sarà che il nulla.
Che fare? Disperarsi, piangere, abbandonarsi alle droghe pesanti, fare come Detroit in piena crisi General-Motors e inventare la techno?
No, la soluzione c'è e nasce qui sulle rive del Po, pronta a conquistare il mondo intero!
Signore e signori, ecco a voi Wonder Pizza! Il primo vero e funzionante distributore automatico di pizza calda. Prodotto torinese al 100%. (in verità la fanno nella zona industriale di Rosta, quella attraversata da un rettilineo mostruoso impossibile da attraversare)

Alla faccia di chi dice che solo i napoletani sanno arrangiarsi. Va a finire che qui in città, finita l'epoca della lamiera, ci lanciamo nel fantasmagorico mondo della creatività spicciola e svolazzante. E magari facciamo cose di successo.
Infatti qui si scherza, ma Wonder Pizza è un'idea che funziona: fondamentalmente è un dispositivo composto da un frigorifero (in cui sono conservate le pizze già pronte) e un forno che scalda le pizze in pochi minuti. Ne più ne meno che la pizza surgelata a casa. E non dite che voi la pizza surgelata non l'avete mai mangiata, perché tanto non è vero. Chi è senza peccato scagli la prima mozzarella pietra.
E poi noi facciamo i furbetti e intanto Wonder Pizza conquista il mondo e sbarca negli States. Non sto scherzando. Addirittura la NBC ha fatto un servizio sul distributore di pizze ed è nata una divisione esclusiva per gli Stati Uniti.
Con tutta la sincerità possibile mi auguro che la pizza torinese to go diventi un successo mondiale. Un po' per orgoglio sabaudo e un po' perché alla fine fa piacere veder "fiorire" le idee intelligenti.
(e sinceramente l'idea di un distributore automatico di pizza, cioè di uno dei cibi più "global" del mondo, è una pensatona).
Va a finire che riconquistiamo il mondo con la pizza (ma fatta a Torino, tanto ormai ci sono più napoletani qui che in Campania). Ora ci stiamo attrezzando per i distributori automatici di mandolini; è solo questione di tempo.
* da cantarsi con voce intensa alla Mino Reitano; giova alla pronuncia avere dei denti orribili alla Mino Reitano
Non so voi, ma io ho l'impressione che gli MTV Video Music Awards diventino ogni volta uno spettacolo più inguardabile e talmente spalmato sul mainstream con pretese (da non confondersi col mainstream cafone, che a volte ha un suo fascino cult) da lasciare di stucco.
E poi ci avete scassat u'cazz con 'sti balletti! Tutti ballano, tutti rappano e tutti fanno vedere quanto sono belli, ben vestiti e - nel caso dei divi r'n'b - machi superdotati. Che palle.
Poi si pentono di aver fatto un'edizione troppo "black" (nel senso di Puff Daddy e simili, non nel senso buono) e allora rimediano premiando a raffica i Green Day, che saranno anche simpatici ma non sono esattamente gli MC5. E sono punk esattamente quanto Iva Zanicchi è no-wave.
Bello, tra l'altro, il TG1 che coglie la palla al balzo e titola "il gruppo punk dei Green Day sbanca gli MTV Awards e dedica un brano ai militari in Iraq". Omettendo che il brano era sì dedicato ai soldati, ma con l'auspicio anti-Bush che "tornassero a casa sani e salvi al più presto". Ma tant'è.
Il risultato è che per una settimana ridurrò l'esposizione a MTV (già ridotta a pochi micronesimi di secondo ogni mese) ai minimi storici, perché oltre a cucinare cacca musicale perfettamente ben presentata, i padroni della scelleratissima rete riescono a ricucinare gli avanzi come non mai e a propinarceli come piatti della casa. Tanto noi mangiamo tutto.
Meno male che c'è l'imitazione triste di MTV, ovvero ReteAllMusic, che praticamente 24 ore su 24 manda in onda quella trasmissione culto che è TheClub.
La adoro, non resisto a limitarmi a guardarla: devo partecipare. Giuro che prima o poi fingo di essere un giovane single di Enna e mi faccio riprendere da TheClub mentre ballo sgraziatamente (non potrei fare diversamente, peraltro) e rispondo alle illuminanti domande dell'intervistatore. Quella che mi piace più di tutte è "Sei single o fidanzato/a?". Cioè secondo voi se uno/a è fidanzato/a si fa riprendere vestito/a come un(') idiota in TV mentre invita le ragazze/i ragazzi di tutta Italia a contattarlo?
Ma in effetti la domanda è mal posta. Bisognerebbe riformularla così: "Visto che sei sicuramente single, altrimenti non si capisce cosa faresti a TheClub, quanto sei sfigato da 1 a 10?"
In verità, volendo essere generosi, TheClub ha un suo merito vero: ci fa vedere l'Italia dei giovani "veri", quelli delle statistiche, quelli che fanno cronaca solo quando si schiantano il sabato sera con le Uno turbo taroccate e che personalmente mi sfuggono sempre dal vivo. Cioè io mi sono sempre chiesto chi sono quelli che riempiono le piazze fin dall'alba quando c'è il Festivalbar (non Glastonbury, il Festivalbar!), non ne conosco uno e non potrei aver modo di conoscerne, altro che 6 gradi di separazione.
Grazie a TheClub si vede la gioventù italiana, non quella di noi metropolitani un po' protetti e viziati, ma quella dei "tamarri" di provincia, a volte della periferia dimenticata della provincia più nera. E li si vede tutti con i loro accenti e i loro atteggiamenti che cambiano di regione in regione, alla faccia di chi dice che i cliché regionali sono balle.
Provincia profonda, quindi, non i capoluoghi. E non parlo di quei bei borghi toscani pieni di inglesi e tedeschi colti e stilosi dove si respira un clima da jet society, ma della provincia imboscata di Benevento, del selvaggio Veneto, della Brianza nascosta tra un capannone e l'altro, delle increspature più inquietanti della provincia di Cuneo e così via. Gente che il sabato sera magari fa 40 chilometri in macchina per raggiungere "la vita", cioè magari Vicenza o Campobasso. Capisci anche che si sentano soli, magari intrappolati in paese e senza il motorino e con un solo modello: la TV peggiore.
In verità mi sono fatto bene un'idea di chi sono i poveracci che si prestano alle telecamere di TheClub. Sono i fratelli minori di quelli che qualche anno fa, quando ancora la Tv, i cellulari e la Rete non si infilavano così tanto nei rapporti interpersonali, riempivano i giornali (da Topolino, con l'immancabile foto con la pila dei giornali, a Tutto, Cioè, TeleSette, senza dimenticare Linus) di lettere intitolate "Cerco amici nella provincia di...".
Teoricamente sono anche dei mezzi appelli di gente che si sente sola, che tutte le sere vede le stesse facce, magari non molto ispiranti. Sono richieste di biodiversità negli incontri, nelle esperienze. Che poi si finisce sempre al bar del paese e alla prima cazzata arrivano i telegiornali a dire che i ragazzi di provincia hanno il vuoto di valori e tirano i sassi dai cavalcavia. Magari semplicemente si annoiano e non hanno nemmeno l'ADSL, che nella provincia provincia provincia non arriva.
I più fortunati sono quelli che studiano e vanno bene a scuola. Per anni si smazzano ore di corriera o di treno da pendolare, poi non possono fare altro che gli studenti fuori sede e si inurbano, iniziano a leggere Pitchfork e quando tornano al bar del paese si sentono fuori posto peché sul jukebox non ci sono i Death Cab For Cutie. Roba da Pavese, insomma.
I più sfigati (salvo rari casi che riescono a darsi una chance in qualche modo) restano in paese e il tempo passa e non conosci gente, non vedi niente di diverso, non succede niente, non c'è una libreria nel raggio di 30 chilometri e le pagine culturali dell'Eco di Frosinone (l'ho inventato) non forniscono tutti quegli stimoli culturali.
Non ti resta che guardare la TV, leggere riviste che parlano di gente della TV e sognare di andare in TV. Non a caso il 99% del pubblico che telefona alle trasmissioni televisive (quello che chiede il famigerato "aiutino") chiama "dalla provincia di..." (e non ho mai capito perché si vergognano a dire il nome del paese da cui vengono, o forse le signorine del centralino gli dicono di dire così per semplificare). Il che in un paese come l'Italia (con un bel po' di medio-grandi città + hinterland) è emblematico, no?
Quindi alla fine se hai 20 e passa anni e abiti a Sailcazzo (l'ho inventato) in provincia di Gautelanata (idem), hai poche alternative. Tirare i sassi dai cavalcavia è abusato e poi in certe zone - tipo dalle parti di Cuneo - non c'è l'autostrada quindi non si può fare facilmente. Fare i riti satanici è passè e poi dopo un po' stufa e poi l'elemento orgiastico (in certe province bacchettone) rischia di essere impopolare. Il crimine organizzato impegna ma non intrattiene. Bisogna variare.
Alla fine l'unico modo per fare qualcosa di alternativo al bar e alle vasche con lo scooter è TheClub.
Getti il cuore oltre l'ostacolo, ti esibisci, cerchi di dare il meglio di te stesso e cerchi amici nella tua zona. Non si sa mai che trovi qualcuno, magari addirittura l'anima gemella, magari gente di un paese diverso con cui non ti sei mai considerato per questioni di campanile.
E noi stronzetti metropolitani, costretti ad un'economia dell'abbondanza di opportunità, annoiati fin da piccoli dalle troppe opzioni e dalla troppa gente, guardiamo e ridiamo alle spalle di questi poveracci che sudano, si sbracciano e cercano di cacciare via la noia. In sostanza guardiamo uno zoo crudele dove al posto degli animali ci sono i tamarri. E quindi la prossima volta che ridacchiamo dovremmo sentirci un po' in colpa. Ecco. (ma solo un po).
Se da bambini avevate l'Atari 2600, cioè la console con il case di legno traforato che di fatto ha portato la cultura del videogaming in Italia, di sicuro vi ci siete affezionati. Magari pure tanto.
Tipo che magari nei tardi anni Novanta siete andati in giro con la maglietta con sopra il brand Atari, che fa molto ragazzo digitale alle soglie del nuovo millennio e poi è nera e snellisce. Magari vi siete pure comprati (pentendovene, a meno che non siate degli amanti del noise digitale) un disco degli Atari Teenage Riot, sperando fossero una cover-band che rifaceva in chiave moderna il tema di Frogger.
Fatto sta che da oggi non potrete più fare a meno di questa cintura. E ora la potete comprare qui! Il vostro cinturone El Charro, impolverato dagli anni Ottanta, farà la figura di un chihuahua al confronto.

Se siete simpatici avrete già fatto tutte le battute possibili sulla fibbia joystick e sul suo posizionamento strategico. Se siete ancora più simpatici, vi starete chiedendo dove sta lo spinotto. Se siete davvero TANTO simpatici, siete quelli ritratti in foto.
*il titolo del post è una concessione nostalgica ad una vecchia rubrica radiofonica con Sergio Ricciardone, che probabilmente era più divertente fare che ascoltare.
Matteo Bordone sul suo ottimo blog dice la mia (cioè in verità dice la sua, ma coincide talmente tanto con la mia che me ne approprio e mi risparmio la fatica di un post a tema) sulla "medicina" omeopatica, su chi se la beve (in tutti i sensi) e in generale su come la gente è boccalona.
Poi finisce che ti odi per una buona mezz'ora al giorno: torni presto dalle ferie, tanto c'è da lavorare, e ti dici che sì, ok, stai in città ma è estate.
Quindi non ti rassegni e il primo giorno esci di casa in pantaloncini, maglietta e scarpine estive, dormi praticamente nudo giusto con un boxer per decenza e per non scandalizzare il cane, a pranzo mangi l'insalata di riso che fa molto estivo e ti siedi nel dehor.
E in 72 ore l'autunno ti prende e non ci fai nemmeno caso. Ti eri ripetuto come un mantra "ok, è ancora estate, il calendario è fermo su agosto, quindi ora mi faccio tutti i weekend al mare da qui a metà settembre perché la qualità della vita ecc ecc, tanto fa caldo" e poi venerdì la sola idea di levarti il golfino ti mette i brividi.
E ti accorgi che stai dormendo col piumone. Ok, quello leggero. Ma è possibile che 10 giorni fa dormivi sopra il lenzuolo e con le finestre della camera spalancate?
Tanto alla fine ti giustifichi: patisco il clima, sono novembrino dentro, ho ascoltato troppo gli Smiths e così via. Però poi ti accorgi che ti hanno amputato l'estate di dosso con una fretta sconvolgente. O forse te la sei tolta tu, perfino nelle piccole cose. Sarà che il campionato di calcio ti sa di autunno, sarà che fai il conto alla rovescia per la seconda serie di Lost, sarà che ieri è finito Lucignolo (non che lo guardassi) che racchiude tutta la violence of summer che hai sempre detestato.
E allora niente mare nel weekend. Però esci la sera, che magari sembra giugno, con scampoli di estate qua e là. Dovrebbe essere il weekend in cui le tipe si bullano della propria abbronzatura. E invece c'è confusione. Fa quel freschetto strano per cui dentro i locali hai caldo e fuori hai un freddo da golfino mai abbastanza leggero o pesante. Insomma, ti sembra di essere sotto una di quelle docce che non riesci mai a regolare e riescono nell'impresa di gelarti e scottarti contemporaneamente.
E comunque continua ad esserci confusione e in pieno centro a Torino becchi tipe in canottiera e infradito e altre con giacca, sciarpa e anfibi. C'è pure una compagnia in cui metà sono vestiti con l'impermeabile (pioviggina, in effetti), i pantaloni lunghi e la maglia pesante e metà sembra uscita ora dalla spiaggia. I primi hanno caldo, i secondi gelano e non ti viene in mente una via di mezzo credibile.
Fatto sta che ti rassegni. L'estate è finita e in quei 10 giorni che hai chiamato estate è piovuto non poco. Ma fa lo stesso. Tanto domenica vai al mare, no? O forse hai già messo via i costumi, già fatto il cambio di stagione e forse hai iniziato a ragionare autunnale, hai comprato un po' di cancelleria nuova, hai riordinato la scrivania, sei già preso dal lavoro e ti sei dimenticato che poche ore fa c'era il Sole con la s maiuscola e facevi i tuffi nei cavalloni.
Il mistero climatico/metereologico di come la bella stagione arrivi piano piano (da maggio a luglio ci mette due mesi di tentennamenti a manifestarsi) e riesca a sparire in appena una settimana è ben più inquietante dell'ormai assodata sparizione delle mezze stagioni. Rassegnamoci, è autunno. E le ferie a settembre mi mettono una tristezza tremenda. Ma tanto non le faccio, quindi...
Ogni tanto Panorama smette di essere cartaccia berlusconiana e ha una sua utilità nel mondo.
Ecco un articolo che cerca di capire chi manda Giovannone e cosa intende fare.
Nella confusione che regna in queste ore, ecco un tentativo di spiegare per filo e per segno che cosa sta accadendo al povero Toro e quali sono gli scenari, i retroscena e gli immancabili complotti.
La storia in realtà è abbastanza semplice e la spieghiamo in pochi step, cercando (nei limiti dell'adrenalina granata) di tenere separati i fatti dalle opinioni e dai sentimenti. Quelli li metto al fondo.
Step 1 - Finisce il Torino Calcio e inizia il Lodo Petrucci
Per casini fiscali (banalmente: la società Torino Calcio non aveva pagato le tasse e non si è trovato un cane in grado di emettere una fideiussione, cioè una garanzia economica, affinché la quadra potesse pagare le tasse a rate) cessa di esistere il Torino Calcio e parte il cosiddetto Lodo Petrucci.
Il Lodo Petrucci è una gabola legale per cui quando una squadra di calcio fallisce, sparisce e tutti i suoi giocatori sono automaticamente svincolati da qualsiasi contratto. In compenso il Comune in cui risiede legalmente la squadra può incaricare una società per far ripartire la squadra fallita dal campionato immediatamente inferiore a quello in cui giocava. In sostanza, il primo che capita dalle parti della Lega Calcio e paga un tot di soldi (poche centinaia di migliaia di euro) può "ereditare" le sorti della squadra fallita e proporne una sua. In pratica se il Torino Calcio fallisce, arriva qualcuno con una nuova squadra e ne eredita la posizione, in questo caso l'iscrizione al campionato di serie B, visto che il fallimento comporta la retrocessione d'ufficio.
Step 2 - Nasce il Toro del Lodo Petrucci
Nasce il nuovo Toro sulle ceneri del Torino Calcio, grazie al Lodo Petrucci. Un avvocato di grido torinese e il presidente dei piccoli imprenditori piemontesi portano in Lega Calcio un po' di soldi (altrui) ed ereditano la "posizione sportiva" del Toro, cioè l'iscrizione alla serie B, fondando una srl.
Il passaggio successivo all'attuazione del Lodo Petrucci è la trasformazione entro una certa data della srl in SpA e, ovviamente, una eventuale spartizione delle quote tra i soci.
Per poter accedere al Lodo Petrucci l'avvocato di grido e il capo dei piccoli imprenditori ricevono una fideiussione di 2 milioni di euro dal Comune di Torino (in particolare la società acquedotti comunali, con in cambio l'impegno a diventare sponsor titolare sulle maglie della futura squadra) e la miseria di 180.000 euro da un misterioso e lombrosiano imprenditore ciociaro di nome Giovannone (senza nome di battesimo, così ricorda il personaggio di "Amici miei").
Ovviamente questo Giovannone non si limita a donare i soldi, ma in cambio ottiene una scrittura privata (un accordo scritto, insomma) con i due "lodisti" (cioè l'avvocato e il capo dei piccoli imprenditori) in cui i due si impegnano a cedere a lui il 51% delle azioni della nascitura SpA.
Step 3 - Arriva Urbano Cairo
La situazione sembra chiara: il Toro - inteso come entità virtuale - è stato salvato dalla sparizione ed è palese che i personaggi coinvolti, cioè i due lodisti e Giovannone, non hanno la credibilità e i soldi per "fare" la squadra. Sono, in pratica, dei traghettatori, cioè gente che ha salvato il simbolo e ora cerca qualcuno disposto a rilevarlo a costo praticamente zero.
Quel qualcuno si manifesta nella persona di Urbano Cairo. Di lui si può dire tutto il male possibile (in sostanza è un Berlusconi minore), ma ha due cose fondamentali che lo contraddistinguono: i soldi (tanti) e il tifo per il Toro.
Cairo arriva e si dice disposto - dopo un invito del Sindaco Chiamparino - a rilevare il 100% della società dei lodisti a cui fa capo il Toro. I due lodisti si dicono d'accordissimo. Giovannone nicchia: ha investito 180.000 euro, cioè quanto un appartamento in periferia, e vuole guadagnarci.
Step 4 - L'Amleto ciociaro
Da qui in poi inizia una serie infinita di balle e di ripensamenti di Giovannone. Costui possiede l'accesso al 51% della futura Spa che "sarà" il Toro. Ha due opzioni: fare il Presidente e metterci dei soldi (ovviamente non suoi, visto che non è Paperone e nemmeno Filo Sganga) oppure cedere le sue quote a Cairo e farsi da parte.
Inizialmente Giovannone non vuole vendere la sua quota virtuale. Dice di avere alle spalle fior di imprenditori che già operano nel mondo del calcio e che hanno soldi e voglia di investire.
Il Sindaco gli intima di fare i nomi e di rivelare chi sta dietro e cosa intende fare per il Toro. In caso contrario si faccia da parte e dia spazio a gente più seria.
Ovviamente Giovannone (che millanta amicizie - smentite dal diretto interessato - con Lotito della Lazio) non può dire nulla e si decide: vende le quote a Cairo.
Nel corso di ieri - durante una trattativa nonstop che si svolge negli uffici del Comune di Torino - Giovannone si impegna per iscritto - di fronte ai tifosi - a cedere le sue quote a Cairo. Sembra fatta. Cairo esce sul balcone e arringa festante la piazza. Habemus papam, fumata bianca, ecc.
Gli accordi ci sono, gli avvocati sono tutti d'accordo. Manca la firma. E Giovannone non firma. Anzi, sparisce di punto in bianco ed è irrintracciabile. Si fa scortare dalla Digos fino al confine di Torino e poi si dà alla macchia. Il Sindaco lo cerca al cellulare. Giovannone dice che non se la sente di firmare subito, ma che il giorno dopo lo farà. Si impegna verbalmente col Sindaco e l'appuntamento è al mattino seguente.
Step 5 - Crimini, misfatti e tradimenti
Il giorno dopo si scopre che Giovannone dorme in un orribile albergo da commessi viaggiatori nella zona industriale tra Trofarello e Moncalieri e non vuole affatto firmare. I tifosi lo assediano: o firma o non esce.
Giungono voci non confermate, tipo che il Prefetto convoca Giovannone per forzarlo alla trattativa. Ma nisba. Resta asserragliato in questo albergo presidiato dalla Polizia e dai Carabinieri e non intende uscire per firmare o trattare. Tutte le carte sono pronte.
Dopo ore di attesa, capita una cosa bruttissima: alcuni Ultras del Toro che da giorni parlamentano con Giovannone e di fatto fanno da tramite tra lui e i tifosi convocano la massa degli assedianti, raccontano che Giovannone è risentito perché teoricamente nella proposta d'acquisto di Cairo non è presente nemmeno l'1% di quota di testimonianza nella Spa del Toro (cosa tutta da verificare: Cairo afferma il contrario), quindi non firma e se ne va.
Infatti mentre gli Ultras concentrano le attenzioni degli assedianti su un loro capetto, Giovannone - d'accordo con loro - scappa dal retro dell'albergo e sparisce. Pare alloggi dalle parti di Genova. Chissà dove. Speriamo in un masso erratico killer.
Gli ultras, intesi come gruppo organizzato e non in senso generico, credo debbano rendere conto di questo comportamento. Già in passato si fecero abbindolare da Cimminelli. Non so se sono stupidi, se qualche loro capetto si è venduto o se il loro voltafaccia è avvenuto in buona fede e sanno qualcosa che noi non sappiamo. In ogni caso non hanno spiegato nulla, sono stati poco trasparenti e questo non mi piace. Il Toro ha bisogno prima di tutto di onestà. Se i super-tifosi stessi hanno atteggiamenti poco chiari (e non è la prima volta), va tutto male. Anzi, invito formalmente i capetti degli Ultras Granata a spiegare il perché delle loro azioni ai tanti tifosi come me, che erano in piazza a perdere tempo e denaro per un simbolo della città.
Step 6 - Quindi?
Quindi accade che il Toro ha tempo fino a venerdì sera alle 20 e 29 minuti (ma altri dicono che c'è più tempo) per trasformarsi in Spa, ricapitalizzare la società e iscriversi materialmente alla Serie B.
Per come si comporta è improbabile che Giovannone ricapitalizzi e vada avanti. Ma qui scattano le ipotesi, che rispondono peraltro alla domanda "Ma chi cavolo glielo fa fare a Giovannone? Cosa vuole?"
Per ora l'unica cosa che si è capita è che Giovannone ha pochi soldi. Pochi perfino per tenere una squadra in serie C. Dove lo trovate voi un imprenditore che esaurisce il credito del telefonino? Perfino il salumiere sotto casa mia ha il cellulare aziendale col contratto telefonico! Lo stesso vale per l'albergo. Quest'uomo dormiva in una specie di capannone con piazzale per camionisti. Il tutto darebbe da pensare - a voler essere positivi - ad un imprenditore dai costumi morigerati e attento alle minime spese. Poi lo si vede vestito come Claudio Cecchetto ai tempi di Gioca Jouer, con un orrido trapianto di capelli finti (notate l'effetto bambola sulle tempie) e si capisce che non è un uomo sobrio. E' uno che non ha tanti soldi. Il che non è un male. Ma lo è se ti metti in testa di comprare una squadra di calcio.
Step 7 - Le ipotesi su Giovannone, ovvero "perché lo fai, disperato ciociaro mio?"
- Ipotesi A - ovvero la pista immobiliare.
Giovannone dice di avere alle sue spalle gente che già opera nel calcio e che ha la grana. E poi millanta amicizie con Lotito e altri palazzinari romani. L'idea è che più che il Toro agli immobiliaristi e ai costruttori interessi lo Stadio Comunale (e mille altre cose connesse), che il Comune vorrebbe cedere al Toro dopo le OIimpiadi.
Il Sindaco Chiamparino ha di fatto fermato gli immobiliaristi dicendo che in presenza di personaggi poco chiari al Toro lo stadio se lo sognano. E ne pagano l'affitto a prezzi di mercato. Grande Chiampa!
- Ipotesi B - ovvero la discarica della Lazio.
Lotito, è cosa nota, non ce la fa a tenere la Lazio così com'è: troppi contratti pluriennali onerosissimi, troppi giocatori da panchina, rosa da sfoltire e debiti futuri al massimo. Come fare? Semplice! Spostare i debiti su un'altra società calcistica che poi si fa fallire. Nello specifico il Toro.
E infatti apprendiamo dai media che in questi giorni il Toro di Giovannone ha fatto firmare un bel po' di contratti a Muzzi,l'argentino Brian Robert,Simone Inzaghi e Manfredini. Tutti laziali con contratti onerosissimi e insostenibili, scaricati al Toro. Cosa volete di più?
- Ipotesi C - ovvero "Terra mia".
E' sicuro che se Giovannone non vende e non ricapitalizza, il Toro non si iscrive alla serie B e al suo posto viene ripescato il Napoli. Squadra simpatica che, per mille motivi, fa piacere al "palazzo" del calcio se risale piano piano in A. E' una squadra del Sud e ce ne sono poche, ha un sacco di tifosi, potrebbe riequilibrare gli assetti della serie A nordista, ci lavora il figlio di Moggi, ecc.
L'ipotesi è avvalorata dal fatto che Giovannone ha affermato di fronte ai giornalisti "Se cedo, a Napoli mi ammazzano". E intanto il direttore sportivo del Napoli ha già fatto ricorso contro la mancata iscrizione alla serie B del Toro e ha detto alla stampa che guarda "con interesse agli sviluppi di Torino".
- Ipotesi C rinforzata - ovvero "Terra mia + Moggi".
Prendete per buona tutta l'ipotesi C e aggiungete un elemento inquietante. Giusto pochi giorni fa Moggi ha dichiarato in un'intervista che a Torino non c'è spazio per due squadre di primo piano, che la cosa è antieconomica, che giusto Milano può permettersi a fatica Milan e Inter, ecc., cosa che è stata ripetuta anche in Lega Calcio, anche se non si sa da chi. Il risultato è di fronte agli occhi di tutti.
- Ipotesi D - ovvero "Megaloman"
Nelle ultime ore, svanite a quanto pare le ipotesi legate al ripescaggio del Napoli (che pare assai improbabile), emerge l'ipotesi che Giovannone abbia rapito il Toro per un semplice motivo: avere visibilità. Per ora gli è arrivata solo negativa, ma piazzate come la lettera a Caselli di stamattina e il suo sparare contro i "poteri forti" ritraggono perfettamente un uomo di estrema destra (destra sociale, quelli di Storace), consigliere comunale di minoranza di AN nel suo paese (lo stesso di Nino Manfredi) e desideroso di un posto al sole. Non a caso in questi giorni era ospite a Torino di una parlamentare di AN. Oltre a questo, un po' di delirio di onnipotenza da imprenditore in crescita che si sente Dio non guasterebbe. A sentire e leggere le sue parole, Giovannone sembra invasatino. E parla di sè in terza persona come Ravanelli e Berlusconi. Non so se mi spiego.
- Ipotesi D rinforzata - ovvero "Megaloman furbetto"
Prendete per buona l'ipotesi D e aggiungete il fatto che se Giovannone si trova proprietario del 51% della SpA del Toro (la società ricapitalizzata per almeno 5,1 milioni di euro), può vendere il tutto ad un prezzo mooolto più alto di adesso. L'investimento, insomma, è fruttuosissimo per lui, se resiste: con 180.000 euro e 5,1 milioni di euro di ricapitalizzazione (non suoi, visto che il suo mini-impero fattura 20 milioni di euro l'anno), può vendere la squadra ad alcune decine di milioni di euro. E guadagnarci un bel po'.
Aftermath e una precisazione affettiva - qui finisce l'informazione e inizia o'sentimento
Non so come andrà a finire. Ma ho l'impressione che il Toro stia sparendo. E lo perdete tutti, anche voi che tifate per la squadra sbagliata.
Non sto parlando da tifoso, anche perché non metto piede allo stadio da quasi 15 anni. Parlo da torinese.
In questa città è in atto un'opera di distruzione sistematica del vecchio spirito torinese, quello della città progressista e operaia, che produce cultura, società e idee lontane dallo spirito di "lorsignori". Il tutto ad opera di gente che viene da fuori.
Rischiamo di essere per mille motivi una città senz'anima, completamente senza passato e senza più la "torinesità", che è un bene prezioso. Sono le nostre radici.
Il Toro non era solo una squadra di calcio (anzi, la squadra di per sè era una schifezza presieduta da gentaglia ormai da decenni), ma un elemento importante di quella torinesità che va svanendo.
Sembra poco, ma il Toro era la squadra di questa città, nonostante la uber-Juve. Il villaggio di Asterix nell'impero romano. E la squadra era depositaria di una tradizione, di una storia che la Juve non ha. Non a caso passa in questi giorni in TV una orribile fiction su Toro e non su altre squadre.
Il Toro era la squadra che nasceva dalla Capitale ideologica d'Italia, simbolo delle èlite operaie, del sindacalismo, della "Torino -laboratorio" che forniva al paese innovazione sociale, tecnica, ideologica.
Non a caso il Toro era la squadra degli "altri", non quella del "padrone" Agnelli e del suo nonno compromesso col Regime. Ed era la squadra degli operai piemontesi sindacalizzati, che avevano fatto il biennio rosso, poi la Resistenza, poi il Dopoguerra. Agli operai inurbati dal Sud e asserviti al padrone, restava l'altra squadra per distrarli dalla politica nel tempo libero: la juve. I pochi che si sindcalizzavano scoprivano il Toro. (l'analisi non è mia ma dello storico Silvio Lanaro)
Non a caso il Fascismo ha fatto revocare con un pretesto l'ottavo scudetto al Toro. Stiamo ancora attendendo che ce lo restituiscano. Nel corso degli anni si sono impegnati tutti, da Andreotti a Occhetto a Mancino (tifoso granata), ma niente.
La differenza è tutta qui: in curva da noi si parlava piemontese, come oggi in piazza i vecchi parlavano in dialetto, come in curva molti cori sono in piemontese. Quel dialetto che non si parla più, purtroppo. Non prendetelo come un orgoglio leghista, ma solo come una testimonianza della "torinesità" del toro.
In verità spiegare l'identità granata negli ultimi anni è difficile. Bisogna averla vissuta; forse è una cosa che si tramanda da padre in figlio, forse no perché conosco decine di persone in tutto il mondo che un bel giorno sono rimaste folgorate dal Toro e dalla sua storia: la sindrome da Paperino contro i cugini stronzi, ricchi e fortunati, le mille disgrazie di una squadra che era grandissima ed è stata distrutta dal destino, il culto crepuscolare per un calcio "altro" e "alto" che non c'è più da almeno 30 anni (giusto quelli che ci separano dal nostro ultimo scudetto). Il sogno dei "piccoli e poveri" che in barba agli Agnelli e a tutti i padroni riescono a resistere, spesso a vincere.
Sì, è una sindrome da belli e dannati, esattamente come il fortunato libro sul Toro. Ma ultimamente eravamo solo dannati. Di bello restava il mito del Toro che fu.
Però lo capite che non è solo una questione di calcio, ma di identità e storia di una città? Ora è andata persa, come mille cose belle nate in questa città.
Se non ci sarà un Toro, tiferò - come ho sempre fatto - per il Genoa, per il Livorno e per la Fiorentina.
Ma coltiverò in segreto il mio tifo granata, che ovviamente ho nel sangue da quando sull'atto di nascita hanno scritto "Torino" alla voce "Nato a...".
Come tutte le contrade morte avremo un nostro palio, ma voi non lo vedrete.
e sottolineo teoricamente
Habemus Cairo (sarebbe Cairum, per scriverlo giusto in latino, ma poi la gente non capisce)
E Giovannone coscialunga se ne torna in ciociaria con le pive nel sacco e un augurio per un vigoroso frontale con un TIR all'altezza di Frosinone.
A quanto pa re le agenzie pubblicitarie stanno facendo a botte (a suon di soldi) per accaparrarsi le protagoniste di Desperate Housewives per le proprie campagne. Le casalinghe sventurate ovviamente rispondono.
E infatti da un po' di tempo capita perfino qui di osservare Eva Longoria che ci propina non so più quale prodotto della L'Oreal, mentre putroppo qui non arrivano le immagini dei cartelloni berlusconiani 6x3 con Teri Hatcher nuda, coperta solamente da qualche pagina di Variety. Immagini che pare abbiano settato un nuovo standard nell'arousement originato dalla pubblicità, con fenomeni folli tipo maturi professionisti che staccano le locandine dai muri e se le portano via, magari per appendersele in cameretta.
In ogni caso le ragazze tendono alla sovraesposizione, essendo state fino a poco tempo fa attrici di non particolare successo, quindi le vedremo ovunque. Tutte e quattro.
Il tutto mi fa pensare un paio di cose:
1 - Cosa hanno fumato nell'ufficio marketing della SevenUp quando gli è venuto in mente di utilizzare Marcia Cross come testimonial di una nuova linea di soft drinks? Col personaggio che si porta addosso - ovvero la bigotta maniaca delle pulizie Bree Van De Kamp - può al massimo pubblicizzare l'iscrizione al Moige o il Meeting di CL, al massimo una linea di psicofarmaci.
2 - Cosa aspettano a chiamare in massa i protagonisti di Lost per la pubblicità? Già mi immagino una compagnia aerea che realizza un cartellone con sopra Evangeline Lilly che dice "Vola con noi: se ti schianti finirai su un'isola semi-deserta* con una come me...". Una pubblicità simile trasformerebbe un bel po' di gente in frequent flyers.
E tutto quanto conferma che sono in crisi d'astinenza da Lost.
* l'inghippo sta tutto in quel "semi-deserta"; poi va a finire che la brunetta te la portano via "the others"...