Dalle 22 in poi sono alla Pellerina con un po' di gente per cercare di vedere e sentire Aphex Twin. Anche perché ci abito sopra (alla Pellerina, non ad Aphex Twin, che sta in Cornovaglia).
Se passate da quelle parti e volete farmi un occhio nero o offrirmi una birra (o entrambi), mi trovate lì. Mi riconoscete perché ho la faccia da Suzukimaruti.
Se non mi riconoscete, mandatemi una mail e vi passo il mio numero di cellulare così ci agganciamo.
Mentre scrivo sto ancora divorando mentalmente i Ravioli Giganti ripieni di carciofi, ricotta e pancetta della famiglia 4 Salti in Padella di Findus.
Si tratta di un'edizione speciale, che per ora ho trovato solo nei Blockbuster e di cui non si fa menzione su nessun sito della Findus. Di solito si tratta di prodotti in prova, che magari in alcune regioni-prova sono già diffusissimi o che sono venduti solo in certi esercizi, tipo gli autogrill (non i surgelati, ma i biscotti, le merendine, ecc.), i blockbuster, ecc. Ad esempio anni fa a Lampedusa vidi dei biscotti del Mulino Bianco che non arrivarono mai sul mercato nazionale: rari come lo Yeti.
Ma non divaghiamo: il nuovo salto in padella è composto in pratica da ravioloni giganti (così giganti che ogni confezione ne contiene 6)ripieni di ricotta, carciofi e pancetta, con un condimento di carciofi e burro.
Rispetto agli altri 4 Salti in Padella, che hanno qualità e resa variabile (cioè alcuni sono indecenti, tipo quelli ai funghi, altri sono pesantissimi, tipo i tortellini, altri ancora buoni ma inondati di aglio, come le linguine con gamberi e zucchine, e molti sono quasi buoni, tipo i ravioli ricotta e spinaci), questi Ravioli Giganti sono un altro pianeta.
L'impasto è credibile, il ripieno ottimo e non gommoso, non c'è il solito condimento di pomodoro-Findus (che ha lo stesso gusto finto da decenni) e il condimento è assolutamente buono: burro e carciofi saltati. Insomma, se dovete per forza mangiare qualcosa di rapido e non impegnativo da cucinare, piuttosto che la solita triste pizza surgelata o i carissimi altri 4 Salti in Padella, prendete questi.
Volendo c'è anche un'altra versione dei Ravioli Giganti, con zucca, funghi e un terzo ingrediente che non ricordo.
Ma perché questi sono più buoni? Direi che il segreto sta tutto nella ricetta: sono riusciti a trovare un insieme di condimenti che non si incasina, che non richiede il suddetto pomodorazzo fasullo o la temibile carne dei ripieni FIndus (che sa di cinghiale per motivi a noi ignoti) o altri ingredienti tremendi, tipo i piselli (che costano poco e li trovate in tutti i surgelati cheap, ma coprono gli altri gusti), i funghi a fettine (gommosi) o i gamberetti (che non sanno di niente e infatti inondano i prodotti di un aroma a parte per farli sapere di gambero).
In più, la struttura a ravioloni permette di mettere meno impasto e più ripieno e permette di stendere un impasto più sottile, perché la struttura "tiene" di più e non si spacca tutto. E per evitare sbriciolamenti durante il trasporto, la confezione ha un'anima in cartone rigido. Addio buste di pasta surgelata, insomma.
E poi c'è l'arma segreta Findus: questa volta i blocchetti rettangolari di condimento surgelato non sono mescolati ai ravioli, ma tenuti in una busta a parte. Questo ha due vantaggi: da un lato il condimento non si squaglia, non lascia il gusto sulla pasta da freddo e insomma non si incasina col resto. Dall'altro, il condimento nella sua bustina di carta alimentare si conserva meglio e mantiene il sapore più facilmente.
Tutta questa disamina tecnica e un po' arida per dire che - per essere surgelati - i Ravioli Giganti sono assolutamente buoni, che ripeterò al più presto l'esperienza e che il piatto vale un viaggio al più vicino Blockbuster se nel vostro immediato futuro mangereccio vi attende un surgelato.
Se a qualcuno sorge il legittimo dubbio "ma lo paga la Findus?" ecco una risposta sincera: incredibilmente sì, ma in modo indiretto e per ben altre cose.
Dopo la triste figuraccia di due domeniche fa ad Indianapolis (tutta colpa dei team Michelin), la Formula 1 torna a divertire, ma fuori pista. Per di più per una questione di marketing assolutamente esilarante ma emblematica.
Il fatto è che tra i vari team che competono c'è l'ex Jaguar, che ora si chiama Red Bull (Racing) ed è di proprietà dell'omonima azienda produttrice dell'omonimo (e imbevibile) energy drink.
Come ogni settimana di gara, ogni team diffonde un comunicato stampa in cui dice la sua sul Gran Premio imminente. In questo caso ogni team descrive l'importanza, le caratteristiche e gli aspetti salienti per le sue automobili, del circuito di Magny-Cours in Francia.
Contrariamente al solito, il team Red Bull non ha presentato il classico e obsoleto comunicato noioso e pieno di banalità, ma ha prodotto un testo a metà tra l'umoristico e l'insulto vero e proprio. Per un paio di cartelle il misterioso ufficio stampa Red Bull non parla minimamente della gara di domenica prossima, ma se la prende con la tristezza della zona di Nevers (che è la città più vicina al circuito), dileggia la Francia e le sue tradizioni e fa commenti poco gentili (ma simpatici) sulla qualità dell'intrattenimento offerto dalle città vicine al circuito. Sono bellissimi i consigli turistici in cui massacrano pure un mito come Parigi: puro marketing punk se non peggio.
Il motivo di un comunicato così aggressivo e palesemente una zappata sui piedi in termini di marketing? Si tratterà di una nuova strategia basata sull'insulto o il paradosso? Uno scherzo? L'opera di un hacker che si è finto il responsabile ufficio stampa della Reb Bull?
Niente di tutto ciò. Semplicemente la Red Bull (la bevanda, quella che sa di Lysoform con lo zucchero) da qualche tempo è vietata in Francia per qualche oscuro motivo di salute pubblica. Quindi ai manager Red Bull (l'azienda) non hanno niente da perdere e gli girano ancora un po' le balle per il fatto che il loro prodotto è stato dichiarato illegale.
La mia convinzione che l'italiano dia il peggio di sè in vacanza è suffragata da mille sintomi.
Però confesso che - anche tenendo conto della fine delle ideologie, della mercificazione dell'universo e del generale imbarbarimento del genere umano - non mi sarei mai aspettato di incrociare - nel budello di Cogoleto - l'infradito di Che Guevara.

Qualche genio ha pensato pure di scriverci sopra "Cuba Libre". In effetti ho dovuto berne mezza dozzina per superare la visione.
Ne approfitto per dire una cosa che devo proprio levarmi dal fegato: io ODIO le infradito. Cioè mi sta sul culo l'indumento in sè, che trovo sgraziato, deformante e praticamente inutile: camminate scalzi, piuttosto!
Già la donna italiana è mediamente bassa e chiatta. Per quale motivo triste devono mettere queste scomodissime e piattissime ciabatte che fino a qualche anno fa indossavano solo i giapponesi e Marcella Bella? (nel suo caso in versione dorata e decorata con piume di pavone: la madama ama la finezza). L'effetto è un ulteriore abbassamento della statura media delle donne e una tragica esposizione di piedi (nel 90% dei casi inguardabili).
Boh, non non capirò mai le scarpe femminili. Ormai è un decennio che gli stilisti (secondo una felice teoria di Elio & Le Storie Tese espressa nel brano "Scarpe", principalmente gay e misogini, quindi portati segretamente ad umiliare le femmine) hanno deciso di punire il genere femminile imponendo alle donne di camminare in ciabatte a partire dai primi caldi (sabot e infradito sono ciabatte, poche balle) e a tagliarsi le gambe in due con orribili (soprattutto per l'effetto zampone) pantaloni a pinocchietto a metà ginocchio. Che se una è Naomi Campbell le stanno anche bene (ma, come direbbe Woody Allen, certe donne stanno bene anche ricoperte di mosche), ma se sei Giovannona Cosciacorta, evita il pinocchietto che disegna un "8" simmetrico tra coscia e polpaccio. Fatti un piacere.
In ogni caso io voglio conoscere (e avere la sua testa su un piatto d'argento) il "creativo" che ha inventato le infradito di Che Guevara. Sicuramente è uno di quelli che ha pensato di farle bipartisan, quindi ci saranno sicuramente da qualche parte le infradito di Mussolini con su scritto "E noi tireremo diritto!" o quelle di Berlusconi con cui pestare decine di cacche.
Piccola premessa per i non torinesi - il 24 giugno è San Giovanni Battista, santo patrono di Torino (e credo pure Genova). Insomma, l'equivalente di Sant'Ambrogio per i milanesi, ok? Quindi abbiamo fatto tutti quanti un bel ponte per soffrire meglio il caldo soffocante di questi giorni, che noi non ci vogliamo privare di niente.
Per l'occasione sono fuggito a Genova e dintorni principalmente per due motivi: Beck e il mare.
In sostanza la sera del 23 giugno mi sono gustato il concerto di Beck, che è stato strepitoso (ne rendo conto qui) e per il resto dei giorni mi sono sollazzato sulle ridenti (?) spiagge di Cogoleto. Ridenti nel senso che bisogna avere un grande senso dell'umorismo per considerarle spiagge, ma tant'è.
Poi sono capitate altre 768 cose, che riassumo punto per punto in vari post spiccioli.
Corrispondenze d'amorosi sensi tra padani
La più grande disgrazia delle mie soste in Liguria è che il luogo dove pernotto - che teoricamente dovrebbe essere perfino un luogo esclusivo e vagamente VIP (ovviamente sono ospite, che certe cose non me le posso permettere) - è turbato dalla solita famiglia di brianzoli urlanti di cui ho già parlato male in altri post tempo addietro.
In sostanza è una famiglia di credo 250 persone che presidia un intero cortile e - a qualsiasi ora del giorno e della notte - urla.
Mi spiego: di primo mattino si veniva svegliati dai bambini che facevano i compiti delle vacanze coadiuvati dai genitori (quindi nel dormiveglia abbiamo tutti ripassato le tabelline, ma in versione gridata), poi la mattina proseguiva con discorsi di varia natura (a squarciagola, credo addirittura da balcone a balcone), poi un pasto rumorosissimo in cui tutte le 250 voci si incrociano fragorosamente, poi nessuna pausa da abbiocco postprandiale e così via, fino a notte.
La notte di sabato, alle 2 e 30 i conterranei di Berlusconi tornavano da non so bene quale locale latinoamericano (perché sicuramente sono andati in un posto così, li fanno apposta per loro) e in piena notte riprendevano la loro parata di urla come se fossero le 5 di pomeriggio.
Oggetto del dibattere, dopo una buona mezz'ora di misurazione reciproca del pene automobilistico "Ueh, io compro tedesco perché sulle grosse cilindrate come i tedeschi non ce n'è", che ci mancava solo più il Ranzani col suo Cayenne Turbo, il discorso si è spostato sul lavorativo-business-internazionale.
I simpatici titolari di fabbrichetta discutevano della loro forza lavoro, ovviamente extracomunitaria. Come sempre in termini lusinghieri.
Brianzolo 1 - No perché il marocchino lo prendi e magari ti lavora, ma poi vuole lavarsi i piedi lì in mezzo alla giornata e - dico io - cosa te li lavi i piedi se non ti sei mai lavato, Zulù!
Brianzolo 2 - Ueh, ma mica se li lavano i piedi, che li senti che puzzano sempre i marocchini
Brianzolo 1 - E infatti, comunque è gente che lavorare lavora, ma si danno sempre per malati appena si prendono confidenza.
Brianzolo 2 - (in evidente competizione con il suo interlocutore) Ma infatti da noi teniamo i rumeni, che loro non si fermerebbero mai
Brianzolo 1 - Sì, il rumeno ti fa una settimana da spaccarsi la schiena, però devi stare attento che nel weekend non vogliono mai lavorare, che al sabato si ubriacano tutti e poi violentano le figlie (testuale, ndSuz)
Ovviamente a quel punto ho iniziato a battere i pugni sul muro (per non tirarli a loro) e suggerire a loro di andare a dormire (per non suggerire loro altre destinazioni d'uso dei loro sfinteri), che non era l'ora esatta per discorrere a quel volume.
(testuale: "Zitti, cristo, andate a dormire!!!")
Brianzolo 1 ha pensato bene di rispondere (ma un po' imbarazzato): "Io parlo quanto cazzo mi pare..."
Al che Torinese 1 (io) ha aggiunto, dalla sua terrazza, "Sì, ma ad un volume che rispetti gli altri. Altrimenti vengo su!"
Miracolo della civiltà, sono andati a dormire dopo che Brianzola 3 gli ha fatto notare che in effetti erano un po' rumorosi.
In ogni caso, per sabato prossimo, se c'è un romeno che si è stufato della figlia e vuole abusare di Brianzolo 1 e 2, sono felicissimo.
Teoricamente sarei tornato dalla visita pastorale in Liguria, giusto in tempo per festeggiare nottetempo la promozione in serie A del Toro.
Vorrei aggiornare il blog e raccontare il concerto (bellissimo) di Beck, disquisire sulla barbarie del nuovo millennio e sputacchiare un po' di odio anti-brianzolo (le mie vacanze sono sempre funestate da lombardi urlanti), ma il caldo e l'emicrania post-festeggiamento mi rendono inetto a qualsiasi attività che non sia rantolare all'ombra.
Aggiungiamo a tutto questo una simpatica dose di Ketodol, farmaco che sì ti fa passare il mal di testa, ma ti provoca altre 750 complicazioni (una più divertente dell'altra) tra cui allucinazioni, visioni mistiche e adesione (temporanea) all'UDC e capirete perché almeno fino al tramonto non ho il groove per scrivere più di questo.
In sostanza è tempo di ramadan per il blog. Ci si lavora da dopo li tramonto. Abbiate pietà.
Dopo più di due decenni di latitanza, oggi ho mangiato di nuovo una Crostatina del Mulino Bianco (versione all'albicocca), complice un pacchetto omaggio rimediato alla Coop per oscure ragioni (non volevo restituire il camice ad un commesso e ho ottenuto un riscatto)
Rispetto alle mie memorie infantili è decisamente migliorata: più sottile, con meno "crosta immangiabile" sotto e più marmellata. Quest'ulima, inoltre, non è più collosa e non si attacca al lavoro del tuo dentista.
L'ultimo cambiamento - il più evidente - è che la griglia di pastafrolla non è più simmetrica e parallela, ma curvilinea e francamente irrazionale (cazzo, è una Crostatina, non un'opera da esporre al Moma!).
Non ho idea di perché mi sia venuto lo slancio di condividere tutto ciò via blog, anzi lo so. A quanto pare non sono l'unico compagno di merendine online (Pippo, metti i permalink!), in questi giorni.
Peccato solo che nella scatola non ci siano più le gommine profumate a forma di merendina: da bambino le avevo tutte! E nonostante questo misteriosamente non ero obeso.
* mi inchino di fronte a Desmond Dekker, a cui ho fregato il titolo.
Dunque, è noto il mio odio idiosincratico nei confronti della musica latinoamericana, nei confronti delle madame del pop e nei confronti della musica da MTV.
Ma ciò non toglie che per qualche strano allineamento di pianeti, di ormoni o di neuroni in avaria l'altro giorno ho visto l'ultimo video di Shakira e mi è piaciuto!
Ammetto che mi è pure piaciuta Shakira in persona, il che è ancora più inquietante se si tiene conto del fatto che non amo esteticamente le bionde. Ma forse il fatto che recentemente ha fatto dichiarazioni pesantissime e di sinistra contro Bush (roba da no-global militante), o che nel video è sì bionda, ma per quasi tutto il tempo ricoperta di morchia nerastra pescata dal fondo di un barile di olio industriale, hanno influito sul mio giudizio.
Infatti bisunta di olio nero, Shakira sembra quasi bruna e finalmente non maschera le sue origini che - se non sbaglio - sono un mix di Sud America e Medio Oriente.
Resta ancora inspiegabile il perché il suo singolo non mi dispiace: solitamente ho orecchie abbastanza orgogliose da non farsi traviare dagli ormoni. Boh, magari le è venuto particolarmente bene. Oppure gli ormoni hanno preso il sopravvento. Dubito, con sto caldo, ma non si sa mai.
In ogni caso se mi incrociate per strada e mi date un calcio negli stinchi, fate bene: me lo merito.
Domani sera sono in visita pastorale a Genova per il concerto di Beck.
C'è qualche anima pia che è laggiù o va laggiù? No, perché magari ci si becca per una al pesto o un tuffo nella rutilante (odio questo termine) nightlife genovese.
Non so se annunciarlo come lieto evento o come evento e basta, ma la novità autoreferenziale della settimana è che
ho aperto un secondo blog!
Il blog si chiama
The Soul Kitchen
e ci scrivo sopra di dischi, libri, DVD e in generale cose che stanno sulle mensole del salotto. Quindi aspettatevi un sacco di post sui soprammobili.
Per i più curiosi che si chiedono "perché lo fai?", ecco una risposta rapida e indolore:
ho deciso di tenere due blog e non uno solo per un puro motivo di ordine mentale.
Mi spiego: su Suzukimaruti parlo un po' più dei cavoli miei, di politica, delle cose che mi piacciono o non mi piacciono, dei casi della vita, ecc.
Su The Soul Kitchen invece blatero di dischi/libri/film e compagnia bella: non mi piaceva l'idea di confondere le due cose su un solo blog. Mi sono accorto che l'effetto era abbastanza straniante: magari mi capitava di fare un post allegrissimo su qualche cavolata occorsami e magari 10 righe dopo piazzavo una recensione-fiume piena di malinconia e magone su qualche folk-singer morto giovane (i folk-singer non si ascoltano mai da vivi).
Alla fine l'accostamento delle due cose non era il massimo. Ciò non toglie che a volte gli abbinamenti choc siano gradevoli, ma insomma era più un problema mio che di chi legge e commenta il blog, mi sa.
In ogni caso aggiornate pure liberamente i vostri link, tenendo entrambi i blog (se volete, neh?). Poi magari se mi prende lo slancio trasferisco tutto su Soul Kitchen dopo un po' di tempo di rodaggio (anche perché la piattaforma del nuovo blog è una gioia da usare e dà risultati infinitamente migliori di Splinder).
Ditemi anche voi se preferite la soluzione duplice ma ordinata o un blog solo con alternanza di cavolate, cose serie, narcisismi, slanci poetici, gestacci, rottami ideologici, simpatia, gelati, ossessioni, ecc.
Ah, se volete scrivermi al nuovo blog (non cambia una mazza dallo scrivermi all'indirizzo del vecchio blog, ma ci tenevo a dirlo), l'indirizzo è blog@soulkitchen.it.