Tra un impegno e l'altro
In questo blog si parla raramente della vita privata del suo titolare; non per nicchiare, ma perché tutto sommato i miei accadimenti privati non sono esattamente entusiasmanti.
Detto questo, gli ultimi giorni sono pienotti. Non eccitantissimi, ma in ogni caso pieni.
In questi casi, tanto per cambiare, me la cavo con un post a punti, che raccoglie in pillole tutto ciò di cui avrei voluto parlare diffusamente (leggi: dilungandomi come il peggiore dei grafomani adolescenziali) se avessi avuto voglia, tempo e occasione. Rimediamo.
Ecco i fatidici punti.
- L'ultimo album dei Daft Punk: ok, l'hanno fatto in frettissima (pare registrato in 6 giorni) e suona maranza, a tratti incuriosisce e in altri lascia basiti. Il giudizio? Un disco che altalena tra il sublime e il tamarrissimo. Da sempre ritengo che i Daft Punk non siano un gruppo da album, ma da singoli. Tanti singoli (il capolavoro Homework era esattamente quello), uno dietro l'altro.
Come dice il mio amico Seba (che fa il dj e ha orecchio), fondamentalmente "Human After All" ha gli stessi suoni per l'intero corso del disco. A modo suo è alienante e non riesco a capire se è modaiolo, se è oltraggioso o se segue chissà quale sottile rivolo sotterraneo destinato a trasformarsi in un fiume di trend tra 6 mesi. Il risultato è che sono perplesso. Solitamente è un buon segno.
- L'ultimo album dei Chemical Brothers: premetto una cosa che forse può far spaventare qualcuno: considero gli album dei Chemical Brothers tra le cose più inutili dell'Universo. Anche loro sono materiale da singoli e remix. E per certi singoli (uno su tutti: Elektrobank, anzi gli ultimi 60 secondi in slow-motion di Elektrobank) e certi remix (Jailbird dei Primal Scream quando ancora erano i Dust Brothers, oppure Nine Acres Dust dei Charlatans) li venero fin dai loro primi vagiti mancuniani.
Detto questo, l'album è inutile come un lucida-coppe al Torino Calcio: in versione album i brani sono solitamente depotenziati, addomesticati, incollati l'un l'altro e fondamentalmente perdibili. Per non parlare del fatto che ci saranno sì e no due o tre fillers inutili ogni brano ascoltabile.
Chiariamoci: loro sono dei grandi e da questo disco tireranno sicuramente fuori 3 o 4 singoli che canticchieremo anche tra 2 anni, come è capitato per tutti i loro album. Ma preferisco i singoli, che ci volete fare.
I Chemical Brothers per me sono come certi scrittori che danno il meglio di sè quando scrivono racconti, magari estemporanei.
Poi un giorno, con calma, ragioneremo sul fatto che forse l'incapacità di produrre album veri e propri (intesi come opere strutturate, di lunga durata e con un "filo") potrebbe essere un limite connaturato all'elettronica stessa.
Giusto gli Underworld e gli Orbital a tratti sono riusciti a fare "dischi" veri e propri e non raccolte lunghe 74 minuti. Pure i Leftfield, ma giusto col primo album.
Tra l'altro non penso che questo sia esattamente un male: semplicemente è un modo diverso di produrre e proporre la musica. E' obbligatorio fare gli album?
- Desperate Housewives in italiano: giudizio sospesissimo, perché non l'ho visto!!! In compenso ho letto decine di articoli, uno più disinformato dell'altro. In generale tutti a fare paragoni con Sex & The City, vagolare di "casalinghe repubblicane" (beh, una lo è di certo) e fare sociologia da Bar Sport.
Giuro che se avessi letto certi articoli nostrani non avrei mai avuto il coraggio di guardare la prima puntata.
- Lost: la notiziona è che il 22 marzo Lost arriva in Italia!!! Ovviamente doppiato (ma Fox ha il doppio audio). Ecco un motivo valido per abbonarsi a Sky. Di certo non ci si abbona per l'offerta di cinema, che è pietosa.
Invece le serie che propone "simpatia" Murdoch sono tante, aggiornate e meritevolissime. Tra tutte, le già citate Lost e Desperate Housewives, , ma anche la quinta e sesta serie di Frasier (inedite in Italia) su Canal Jimmy, l'inquietante Carnivale (lynchano, assolutamente lynchano), la nuova serie di CSI e pure i SImpson dati in ordine e senza strapazzamenti. Quasi quasi rinuncio al pacchetto cinema.
- Eventi: il programma degli eventi succosi della settimana è fitto, ma direi che gli highlight sono il concerto di Pippoguitar al Pueblo e ovviamente il Blogrodeo al Bu-net! Grazie al cielo non sono nello stesso giorno, altrimenti avrei dovuto tentare qualche esperimento di ubiquità alla Gustavo Adolfo Rol.
La curiosità per il concerto di Pippo è tanta. Anche perché eseguirà le canzoni (credo non tutte: si estrarrà a sorte) che la gente gli ha chiesto nei giorni precedenti. Un jukebox umano. Unica cosa: non inserite i gettoni nell'apposita feritoia, che poi li digerisce male. Al Pueblo il jukebox è gratis come il calcetto.
- Altri dischi: la questione è semplice: ho una mezza idea di ripercorrere e rivedere i dischi più rappresentativi degli anni Novanta, in particolare quelli dell'epoca d'oro dell'elettronica britannica (ma non solo: diciamo che mi autoconcedo la licenza di spaziare). Un'operazione nostalgia che, tuttavia, potrebbe farci fare qualche riascolto gradevole. Insomma, tra Bristol e Londra, fuggendo in Francia, cioè tra Tricky, Massive Attack, Portishead, Orbital, Leftfield, Underworld, Air, Daft Punk, c'è un bel po' di musica da valutare a bocce ferme. Se avete richieste, recupero le mie vecchie recensioni e le confronto con quello che penso adesso. Così faccio l'anziano rancoroso già a trent'anni.
- Politica: sarò rapidissimo. Io i radicali li odio a livello umano. Mi fanno schifo i tossici, i tossicofili (in particolare la gente che vive per le canne: se dovete proprio buttare i soldi vanamente, almeno andate a Montecarlo e giocateveli bevendo Dom Perignon!) e gli amici di Israele.
Detto questo, sono un antiproibizionista totale (anche per le droghe pesanti), sono tendenzialmente molto liberal (più del mio partito) sui temi della bioetica e pur di metterla in quel posto a Berlusconi sono disposto ad allearmi con Topo Gigio, Tiramolla e Geppo (tutte figure più serie e limpide di Panella, Emma Bonino e Capezzone).
Quindi ben venga l'alleanza con quei cretini. Come dicevano i CCCP: tattica, strategia, abnegazione. Molta abnegazione.
- Politica 2.0: ma dico io, i DS hanno tutti una vista da lupo o - come accade sempre regolarmente - con la comunicazione proprio non ci sanno fare? Continuo a vedere in giro manifesti stradali scritti con tanti caratteri piccoli fitti fitti fitti.
Teoricamente dovrebbero essere leggibili mentre uno passa di lì, magari guidando. Ecco, avvicinandomi un bel po', aguzzando la vista e pulendomi gli occhiali con cura, in certi casi non riesco a leggere una singola parola. In pratica si leggono da distanze inferiori al metro, manco fossero francobolli.
Boh, li voto sulla fiducia: basta che non mi facciano vedere quella disgrazia vivente di Livia Turco.
- Politica 3.0 e gastronomia: grazie ad una serie di coincidenze clamorose e ad una scappatoia tra un casino e l'altro, sono riuscito a fare un salto non previsto di 10 minuti (un blitz)all'inaugurazione della Armando Testa. Anzi, alla ri-inaugurazione.
Mi sono presentato ad un evento mondano molto chic (e politicamente appetibile: c'erano tutti, incluso il liftatissimo Ghigo e decine di madame tirate a lucido) con il seguente look: giacca a vento vecchia di 8 anni, sporca di olio motore, pile agnelloso Napapirj di colore granata decisamente usato, pantaloni multitasca di bassa qualità, macchiati di Kinder Maxi, scarpe da trekking marroni (che hanno visto tempi migliori), barba di 3 giorni, capelli appena tagliati ma con basetta sbagliata, occhiaie da orsetto lavatore e pallore da monaca di clausura.
Nonostante tutto questo, mi hanno rifilato (forse impietositi) il gadget per tutti gli invitati: una meravigliosa torta di Gobino a forma di Toro!!!
Out of time
Per imperscrutabili disegni superni, il titolare del blog ultimamente ha poco tempo per scrivere (nel senso che passa il tempo a scrivere cose non-blog per le quali lo pagano). E meno ancora per dormire. Addirittura mi sono perso l'ultima puntata di Lost, che mi guarda triste sull'hard disk.
Prometto di tornare al più presto su questi schermi, abbiate pietà.
Al ritorno si parla di cose interessanti tipo l'ultimo album dei Daft Punk, la versione italiana di Desperate Housewives, l'accordo coi Radicali, Blue Lines dei Massive Attack, i vecchi numeri di Topolino e ovviamente il G-nastrone (che sto concependo mentalmente).
Varie e non eventuali
- prima notizia (assolutamente non interessante): domani sarò al 3GSM World Congress. Ovviamente per guardare allupato le standiste e cercare di trafugare qualche cellulare. In verità, conoscendo il techno-geek che sono, mi sa che guarderò allupato i cellulari e i palmari e mi dimenticherò delle standiste.
- seconda notizia (assolutamente interessante): il buon Delio, oltre a dimostrare che nella famiglia di Renzo pullula la genialità, propone un intelligentissimo sistema per scambiarci tutti quanti secchiate di compilation, senza impensierire troppo le case discografiche. La sua idea si chiama G-nastrone e richiede solamente un accesso ADSL e una casella di Gmail (a proposito: se non ne avete una, scrivetemi e ve la regalo. Basta che non siate filoberlusconiani, filoisraeliani, filojuventini e proprietari di un iPod Shuffle ;-).
La proposta è banalmente intelligente: facciamo le nostre solite compilation e - invece di masterizzarle - le condividiamo via Gmail (banalmente: ce le spediamo), comprimendole al massimo, in modo che stiano en tro gli 8 Megabyte, che poi è il limite massimo per un allegato su Gmail.
Così la musica gira (in qualità bassina tale da non sostituire ma, anzi, incoraggiare l'acquisto dei brani originali) e siamo tutti più felici.
- terza notizia, derivata dalla seconda: prometto che entro breve produco il mio primo G-nastrone. Sono ovviamente ansioso di condividerlo con tutte le cavie che desiderano sottoporsi ai miei esperimenti sonori. Se volete riceverlo, scrivetemi e ve lo mando con regolarità. E ovviamente voi mi mandate i vostri. E così via.
- quarta notizia, inquietante. Quei pazzi della MPAA (cioè le major del cinema che imperversano a Hollywood) hanno chiuso Lokitorrent, riempiendo il sito di minacce tipo "vi staneremo uno a uno". Lokitorrent, per chi non lo sapesse, era uno dei migliori siti per chi usa BitTorrent.
Ovviamente i signori del cinema sono pazzi: se sperano che lo scontro frontale contro il popolo della Rete produca risultati (perché questo è un attacco a TUTTI quelli che utilizzano Internet, visto che nessuno è pulito al 100% in quanto a download), sono destinati a fallire.
Hanno sempre perso, perché hanno torto. Facessero fare meno film miliardari a Jennifer Lopez, evitassero di propinarci merda hollywoodiana strapagata coi soliti attori strafighi e con le solite bellone siliconate, forse il cinema costerebbe di meno a tutti.
- quinta notizia (superflua): da queste parti ci stiamo gustando "The West Wing", che finalmente qualcuno (Fox) ha deciso di trasmettere in ordine, per benino e non alla cazzo di cane come facevano su Rete Quattro. Ovviamente è una delle migliori serie che c'è in giro.
Paradossalmente non è una serie sulla Casa Bianca, ma su come si fa comunicazione pubblica. Per quanto mi riguarda, un must per ogni scienziato della comunicazione (o aspirante tale) che si rispetti.
- sesta notizia: non l'ho ancora fatto finora, quindi è il momento di iniziare. Io voto per la Bresso! L'unica Mercedes che posso permettermi. :-) Già l'ho votata alle europee, l'ho trovata un'ottima presidente del consiglio provinciale e in generale la trovo una in grado di comunicare bene, di lavorare benissimo e di "capire" la realtà piemontese. Il fatto che sia un'economista molto preparata non guasta.
Va da sè che invito tutti voi (voi residenti in Piemonte) a fare altrettanto. Altrimenti schiattate ora! Subito! Zac!
Uno dei motivi per cui io - diessino convinto - avrei votato per Vendola alle primarie (e anche alle Regionali, ovviamente!)
Ditemi voi se questa non è fantasia al potere!
Sul serio: una versione di Space Invaders in salsa anti-Fitto e anti-Berlusconi è assolutamente geniale. Inutile ma geniale.
In una sinistra che si prende sempre e solo sul serio, c'è bisogno anche di persone come lui.
Tra l'altro il giochino è equilibrato, giocabilissimo e davvero simile all'originale.
Un insolito morso alla Grande Mela
Da buon viaggiatore frustrato, utilizzo la navigazione come forma di sublimazione di viaggi mancati.
Per qualche strano scherzo del destino non riesco mai ad andare a New York: se ho tempo mi mancano i soldi, se ho i soldi non ho il tempo, l'occasione, il volo, ecc. E' sicuramente un complotto della CIA, lo so.

Alla fine mi consolo navigando e - dopo decine e decine di siti visitati nel corso degli anni - mi sono convito di aver trovato la guida più originale alla Grande Mela, che si chiama "Forgotten NY": tutto quello che non vedreste mai a New York se non per caso o perdendovi; e anche tutti gli aspetti di New York a cui non fareste mai attenzione.
Come impostazione il sito ricorda l'ottimo ToLove, ovviamente fatte le debite proporzioni. D'altronde dobbiamo farcene una ragione; perfino le canzoni ci ricordano che viviamo a Torino (che non è New York): posto bellissimo, città che amo profondamente, ma non esattamente il centro dell'universo.
Ovviamente Forgotten NY parla della New York non scontata, non turistica, fuori dai circuiti soliti, spesso ignota agli stessi residenti. Insomma, a girare per i soliti posti cartolinosi di Manhattan son buoni tutti.
E fare il turista annoia e umilia un po'. Personalmente preferisco fare il viaggiatore.
E *non* ci giungeva l'eco di un cinema all'aperto
Ok, è ufficialmente esplosa la Lost-mania.
Per chi non lo sapesse, Lost è l'ennesima fortunatissima serie della ABC, che quest'anno pare non sbagliare un solo colpo.
Fanculo alle sit-com, alle fiction lacrimate, ai supereroi, agli avvocati e ai tanti (troppi?) investigatori: Lost è una delle cose più inquietanti e "addictive" che si siano mai viste in Tv negli ultimi anni.
La storia è semplice, ma in realtà talmente complicata che, dopo 14 puntate, ho più dubbi che certezze. Ciò che è certo è che un aereo in volo da Sydney a Los Angeles sparisce dai radar, perde quota e si schianta su un'isola deserta, lontana da tutto e da tutti.
Sopravvivono in 48, numero destinato a sfoltirsi.

Il problema per i sopravvissutti è, ovviamente, sopravvivere. In attesa di soccorsi che - già lo sappiamo - non arriveranno mai. E sopravvivere su un'isola apparentemente paradisiaca significa dimenticarsi di avere l'Occidente alle spalle, tornare a porsi problemi banali come mangiare, bere, proteggersi dalle intemperie.
Ma sopravvivere significa anche sopravvivere a se stessi. Quarantottto sconosciuti, sotto shock. La solidarietà, la sfiducia, la crudeltà della miseria, l'egoismo, i sospetti, la totale assenza di legge, di autorità, di regole, di un ordine costituito: tutto diventa una minaccia. Chiunque diventa una potenziale minaccia.
Le bestie più feroci presenti sull'isola sono proprio gli scampati: ognuno ha un passato pre-isola che emerge nel bene e nel male. Un "prima" che non può che influire sul "dopo", per quanto si cerchi di nasconderlo tra la sabbia bianchissima e le palme da cartolina.
Non a caso il protagonista principale Jack è un medico con la faccia (e i tatuaggi) da (bel) galeotto e un bagaglio ingombrantissimo nella stiva dell'aereo e sulla coscienza. Lo accompagna Kate, altra scampata dal volo, con un misterioso livido a forma di braccialetto (...) intorno a ciascun polso e un'eccessiva curiosità per lo stato di salute del suo vicino di sedile, ormai moribondo.
Accanto a loro un assortimento di personaggi incredibilmente vario: la rockstar Charlie, ex bigotto passato dall'oppio dei popoli alla droga vera e propria; il militare Saiyd, che ha fatto la guerra in Iraq, ma nella Guardia Nazionale... Ma ci sono anche Jin e Sun, marito e moglie orientali che a quanto pare non parlano inglese.
E poi c'è Locke, impiegato paraplegico che - dopo l'atterraggio traumatico - si ritrova improvvisamente a camminare. Sembra l'unico felice sull'isola. Ma alla galleria di personaggi non mancano una coppia fratello - sorella decisamente troppo affettuosa, una ragazza sola incinta all'ultimo mese, un padre che ha appena preso in consegna un figlio che nemmeno lo riconosce, Sawyer: un ex affarista deluso dalla vita e forse dal suo passato familiare, destinato a diventare apparentemente un cattivo della serie, e Hurley, un ciccione preso bene che non crede più nella fortuna.
Insomma, i protagonisti sono tanti: sembra quasi un ricevimento. Ma, come ogni ricevimento che si rispetti, c'è un convitato di pietra (anzi, di sabbia): l'isola.
Pensatela come volete, ma un'isola in cui di notte i sussurri lasciano spazio a rumori di lamiera, urla disumane e palme gigantesche abbattute come se fossero stuzzicadenti, a me mette i brividi. E non so se mi inquieta di più la "cosa" che abbatte le palme (e che finora non abbiamo visto, ma solo intuito) o il fatto che in pieno clima tropicale gli scampati incappino nientemeno che in un orso polare piuttosto aggressivo.
L'inquietudine regna sovrana: l'unica radio a disposizione capta il disperato segnale di SOS di una donna che parla francese, trasmesso in loop da 16 anni. Jack vede - sempre e solo con la coda dell'occhio - uomini in giacca e cravatta che fanno capolino tra una palma e l'altra (e spariscono regolarmente). Locke sembra a suo agio nell'isola e da paraplegico si trasforma in cacciatore provetto, sparendo per giornate intere, il bambino Walt sembra avere inquietanti poteri mentali, Boone (il fratello affettuoso) scopre una parete di metallo in pieno entroterra, Sayid nota un cavo nascosto che dal mare va verso il centro dell'isola e lo segue, compaiono qua e là misteriose pietre bianche e nere, non a caso Locke gioca a Backgammon...
Tutto questo fa sì che la prospettiva di guardare una sola puntata alla settimana sia pura fantascienza. Le puntate di Lost si guardano una dietro l'altra, avidamente, con foga assoluta. I misteri sono troppi e si svelano pianissimo. E per ogni mistero svelato ne nascono altri mille. Chi si è perso sull'isola è davvero solo? E' capitato tutto per caso o tutto è previsto? Qualcuno sa qualcosa che altri non sanno?
Fotografato benissimo, realizzato con stile assoluto, scritto da uno che di trame (troppo) intricate se ne intende (JJ Abrams, l'inventore di Alias), Lost è geniale fin nei dettagli. Ogni puntata ha il titolo di una canzone (dagli Who agli Einsturzende Neubauten, senza dimenticare Animals, Jefferson Airplane, ecc.), solitamente a tema con ciò che accade in scena. Spesso i cognomi dei protagonisti non sono casuali, anzi. I tanti flashback si fondono, si scoprono incroci inattesi tra i personaggi, le cui vite magari si sono sfiorate già in precedenza.
Addirittura, il gruppo rock di Charlie - gli ormai mitici Drive Shaft - ha un sito ufficiale con tanto di dediche al bassista sparito e, se siete stati attenti, nelle ultime puntate americane di Alias si è sentita suonare la loro canzone "You All Everybody". La fiction che esce dagli schermi televisivi e diventa finta realtà. Geniale e un po' inquietante.
Trovare qualcosa paragonabile a Lost è difficile. Attualmente è un prodotto sui generis.
Certo, l'immaginario di Lost deve molto ad un classico telefilm altrettanto inquietante, Il Prigioniero, o ad un mito della fantascienza come Il Pianeta Proibito. Ma c'è anche tanta letteratura, primo fra tutti il fondamentale Signore Delle Mosche di Golding, ma non mancano un po' di Tristi Tropici di Lèvi Strauss e un bel po' di filosofia, da Locke (il giusnaturalista, non il protagonista - il cui nome non è casuale) in giù.
Il consiglio, ovviamente, è di rovinarvi la vita sociale e incollarvi allo schermo, perché questa serie per ora è strepitosa. Non a caso il Web è pieno di siti di appassionati (quasi tutti presi male che si interrogano ore e ore sui misteri dell'isola), affascinati da una proverbiale isola misteriosa, che fa impallidire Twin Peaks.
Ovviamente dovete recuperarvi le puntate. Le trovate facilmente usando eMule (le prime 8 sottotitolate in italiano, altrimenti le scaricate in inglese e vi leggete i transcripts, oppure le guardate in inglese e basta). In alternativa ad eMule, potete usare BitTorrent. Ma si trovano solo le ultime 4 puntate. Andate, ovviamente, su Bt-Efnet o su Tv-Swarm e buon download.
C'è anche l'ipotesi che la serie prima o poi arrivi in Italia. Si vocifera Rai 2, così come accadde per Alias. Conoscendo come trattano male le serie in Rai (le trasmettono in disordine, con le puntate alla cazzo, le sospendono a metà stagione, non le riprendono più, ecc.), c'è da augurarsi che se la aggiudichino Canal Jimmy o Fox.
Idee illuminanti
La cosa non è nuovissima, anzi se ne era occupato il Chaos Computer Club (miti hacker europei) un paio d'anni fa, ma stavolta si sono fatti prendere la mano.
A Parigi hanno inventato un sistema che permette di giocare ad alcuni videogiochi classici, usando come schermo nientemeno che la facciata di un grattacielo. Ogni finestra è un pixel che si accende o spegne a comando. In pratica le luci del palazzo si accendono e spengono a seconda di cosa deve comparire sullo "schermo".

E il bello è che il tutto si controlla via telefono cellulare. Quindi ci si piazza di fronte al palazzo, si invia un SMS ad un numero telefonico, si compone un numero e si gioca al gioco prescelto, che può variare tra Tetris, Pong, Breakout e una versione tristanzuola di PacMan.
Non so voi, ma a me queste cose inutili danno una badilata di euforia demente.
Il bello è che sul sito del progetto sono disponibili tool software per creare animazioni, disegni e videogames direttamente sul vostro grattacielo personale. Ok, ora vado da Mediaworld e vedo se ne vendono uno.
Vecchio Napster, quanto tempo è passato!
L'idea che si sono inventati i reponsabili di Napster (che da qualche tempo, per chi non lo sapesse, è diventato un software che vende musica online come iTunes) per battere iTunes è assolutamente intelligente.
Si chiama Napster-to-go: niente più acquisti di singoli brani a 99 centesimi di dollaro, ma download illimitati (cioè scarichi tutto quello che vuoi, senza alcun limite, fossero anche migliaia e migliaia di brani) per circa 15 dollari al mese.
In pratica la musica non diventa più un prodotto, ma un servizio. E il bello è che gli infiniti file che uno si scarica da Napster possono essere suonati, portati in giro, ecc. su qualsiasi lettore mp3 compatibile con la tecnologia Play For Sure (cioè quasi tutti i player mp3 portatili, tranne gli iPod).
L'idea non è male: fin quando paghi 15 dollari al mese, scarichi quello che vuoi dal catalogo di Napster, che è decisamente imponente. Se per caso non paghi, perdi il diritto ad ascoltare i file scaricati.
A conti fatti, bisogna pagare 180 dollari l'anno (poco meno di 140 euro all'anno) per poter scaricare tutto ciò che si desidera. Francamente mi sembra una cifra assolutamente spendibile, rinnovabile e inferiore a qualsiasi aspettativa più rosea (quando sentii per la prima volta di questa idea di Napster, mi immaginavo un prezzo mensile di circa 60 dollari, per avere download immediati).
Il nuovo modello di business di Napster mi sembra decisamente intelligente. Di sicuro è un tentativo di vendere musica online, decisamente più consumer-friendly di iTunes. Con 180 dollari all'anno ci si comprano 181 brani su iTunes e *infiniti* su Napster (però se si smette di pagare l'abbonamento, non sono più ascoltabili).
Alla fine si scontrano - in un mercato di cose immateriali come i file audio - due concezioni, due ottiche:
1. l'ottica di possesso prolungato: scarico un file ade un prezzo ed è mio vita natural durante
2. l'ottica di servizio: pago un abbonamento e ho diritto ad accedere e portare con me su un player mp3 tutti i brani che desidero.
E' la differenza che c'è tra guardare i film acquistando i DVD in negozio e pagare un abbonamento flat e avere accesso ad un immenso catalogo di film in TV (qualità video, spot, etc. a parte, altrimenti il parallelo non funziona), senza limiti di visione.
Il tutto dovrebbe essere risolto - a livello di marketing - con una semplice domanda:
"Sareste disposti a spendere 15 dollari (cioè 11 euro) al mese per poter ascoltare dove come e quando vuoi tutta (o quasi) la musica che desiderate?".
Per quanto mi riguarda, la risposta tende decisamente verso il sì. Mentre non sono affatto disposto a pagare 99 centesimi un singolo brano musicale. Troppo caro. Con il prezzo di 15 brani di iTunes (conoscendomi, sarei tipo da comprarne 60-70 al mese) mi pago un mese di ascolti infiniti su Napster-to-go. E' tutto un altro pianeta.
Un altro post politicamente delirante - modesta proposta per un sano spoil-system
A proposito del post su quel puzzone di Pino Insegno, datemi del folle, del potenziale criminale, dello stalinista, ma io è da una decina di anni che mi segno tutti i personaggi pubblici dello spettacolo, del jet-set, della cultura, ecc. che in qualche modo hanno fatto uno o più giri di valzer con Berlusconi e compagnia brutta.
Questo perché tra qualche anno, se mai andremo al potere di nuovo, ci sarà utile ricordare chi stava con gli altri (e gli altri sono Berlusconi, Bossi e Fini: tra qualche anno realizzeremo che incubo abbiamo vissuto).
Anche perché il mattino dopo che avremo preso il potere, misteriosamente si sveglieranno tutti antiberlusconiani. E francamente mi piacerebbe che chi è stato a letto col nemico annusasse un po' più da vicino il profumo della disgrazia: niente soldi pubblici, niente notorietà, esclusione dai giri che contano, ecc. Io sono per lo spoil-system totale (ovviamente senza violenza, mi raccomando).
Anche perché in passato abbiamo fatto errori mostruosi, da questo punto di vista.
Faccio un esempio pratico, a livello locale: l'artista Ugo Nespolo (a me le sue opere fanno cagare, ma tant'è) alle Elezioni Comunali del 2001 ha dato incredibilmente il suo sostegno al ballottaggio al candidato della destra Roberto Rosso: uno che avrebbe perso anche se fosse stato candidato in brianza; un uomo che spero faccia strada in Forza Italia, perché per noi sarebbe tutta salute.
Non lo hanno votato nemmeno quelli di destra, tanto era inutile.
Bene, io mi sarei aspettato che qualcuno nell'entourage del nostro sindaco Chiamparino si risentisse e, quantomeno, evitasse di inondare Ugo Nespolo di commesse pubbliche, visto che si è messo a tifare per i cattivi.
E invece pare sia accaduto proprio il contrario: Nespolo sta con la destra e la giunta di centrosinistra lo riempie di lavoro e conseguentemente di soldi. Questi sono errori da non ripetere.
Aggiungo anche che sto facendo pure una lista degli equidistanti. Gente che o si vergogna troppo di dire che sta coi cattivi, o è troppo stupida per non vedere la differenza tra, tanto per fare un esempio, Violante e Gasparri. E gli equidistanti sono tantissimi, soprattutto tra i giornalisti.
Mi spiace, ma non riuscire a scegliere tra Previti e Giovanna Melandri è impossibile. O si è scemi o si è in malafede.
Ecco perché nel mio elenco mentale mi segno i cosiddetti "terzisti": un giorno, chissà quando, mi auguro gli si chieda conto della loro neutralità tra l'abominio umano, sociale, culturale ed etico che ci governa e gli uomini (magari non meravigliosi, ma civili) del centrosinistra.
Teniamo a mente i loro nomi, perché saranno velocissimi a cambiare casacca. L'Italia è uno dei pochi paesi in cui tutti corrono in aiuto del vincitore.
Il mio timore è che il giorno che torneremo al potere, faremo di nuovo l'errore del 1996: fare discorsi pacificanti, unificatori, tipo "sarò il Presidente del Consiglio di tutti", etc e prepararci a prendercela in quel posto al prossimo giro. Grazie a questi errori, per capirci, non abbiamo fatto una legge anti-trust nel 1996 quando governavamo, dando il via libera al ritorno di Berlusconi.
Insomma, la prossima volta che il centrosinistra governerà, fanculo al buonismo e alla pacificazione: non dico di fare vere e proprie purghe staliniane (giammai!), ma almeno dare il benservito ad Anna La Rosa, a Bruno Vespa, a Rosanna Cancellieri (giusto per fare qualche esempio televisivo). C'è una così grande domanda di donne di servizio e di uomini di fatica!
Insomma, "presidente di tutti" sto cazzo! In Italia esiste un 40-50% di persone che ha votato per il governo più vergognoso della storia europea del Dopoguerra. Gente che ha votato per persone orribili da tutti punti di vista. Gente che ha votato per un governo che tifa per la mafia, per il malaffare, per l'evasione fiscale, ecc. Gente che, fondamentalmente, fa moralmente e umanamente schifo.
Dimenticare questo e mettersi a fare i papà tolleranti non può che portare ad un ritorno di Berlusconi o chi per lui. Non so quando l'era di Berlusconi finirà, ma dopo il paese avrà bisogno di essere disinfettato da capo a piedi, rieducato alla civiltà, riportato mentalmente in Europa (ora navighiamo tra Cile e Paraguay). Bisognerà agire nelle scuole, perché i mali di questa era berlusconiana, finiana e bossiana si faranno sentire a lungo e si cureranno nel corso di una generazione o due.
Ricordiamoci che l'Italia alle ultime elezioni non ha fatto una semplice scelta politica destrorsa (cosa che sarebbe stata più che legittima e accettabile, in un paese normale): Berlusconi, Fini e Bossi sono espressione di un degrado morale del nostro paese, una crisi di valori, di civiltà, di decenza, in cui stiamo ancora adesso sguazzando tristemente. E non è detto che continueremo a sguazzarci.
Fisiognomica - un post politicamente delirante
Credetemi, ormai è una questione antropologica. La gente orribile, turpe, inquietante si riconosce con un semplice colpo d'occhio.
Ormai ho esercitato lo sguardo e con un una rapida occhiata distinguo un berlusconiano, un fascista o un satrapo (spesso le tre cose insieme) in pochi millisecondi.
Uno che non ho mai sopportato a priori, anzi riformulo la frase: uno che a priori ho sempre indicato come antitesi di tutto ciò che considero buono e giusto in un uomo è Pino Insegno.
Non lo so perché lo trovo un individuo abominevole: sarà la sua pettinatura glandiforme, sarà la faccia da discotecaro fuori tempo massimo, saranno le sue camicie alla Briatore, sarà quella faccia "de noantri" (non riesco ad esprimere il concetto) che vedi solo nei tamarri che in autostrada ti si incollano al culo in corsia di sorpasso e vanno giù di abbaglianti, sarà che ha la faccia di uno di quelli che fuma dove è vietato fumare, che salta le code, che abbandona il cane all'autogrill, che ti fotte il parcheggio, uno che se avesse dei figli piccoli comprerebbe quegli orribili passeggini a tre ruote, ecc.
Un mostro di medietà italiana. Ecco.
Fatto sta che da quando ho appreso dell'esistenza di un simile individuo, non ho mai mancato di riferirmi a lui con un adeguato accompagnamento di aggettivi insultanti, improperi e maledizioni vario genere. Perché sono anni che io vedo in lui il peggio dell'italiano medio. E' una questione di fisiognomica. O, se non ci credete, una questione di approccio lombrosiano al prossimo.
Insomma, in pochi tratti avevo già inquadrato il tipo. Lo sapevo, lo avevo sgamato subito: uno così, con quel pizzo e i capelli glandiformi brizzolati ad hoc, sta coi cattivi, uno così non può che stare dalla parte del cattivo gusto.
Insomma, ero certo da anni che un individuo simile non potesse essere altro che un berlusconiano convinto o giù di lì.
Detto, fatto: apprendo da vari tristi rotocalchi online che Pino Insegno l'altra sera presenziava in camicia nera (ma non quelle da nostalgico, magari! purtroppo quelle di raso nero, da calciatore al Billionaire) alla cena di gala per i 10 anni (o il mezzo ventennio, come gli piace dire) di Alleanza Nazionale, insieme ad altri personaggi luminosi del calibro di Peppino Di Capri, Rita Forte, Tony Renis, Luca Barbareschi e Lando Buzzanca.
Lo sapevo, lo sapevo, lo sapevo. E quell'individuo inquietante rischia di rovinarmi la visione della Trilogia del Signore degli Anelli, visto che doppia nientemeno che Aragorn, pur essendo come uomo all'altezza morale di una delle cacche del suo cavallo (se si impegna). Motivo per cui i tre film di Peter Jackson - nei vari replay casalinghi - da ora in poi saranno fruiti solo ed esclusivamente in inglese. O piuttosto in danese con sottotitoli. Mi basta non sentire più la voce di Aragorn in italiano e smettere di immaginare che per lui sta parlando questo sordido guitto sudaticcio e tendente alla pinguedine, con la faccia perennemente ghignante.