Suzukimaruti - implicit lyrics

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lunedì, 29 novembre 2004

Semel in anno - parliamo di calcio (un post moralista)

L'argomento è scottante e - pur essendo un ex appassionato di calcio - evito di parlarne più che posso.

Però il fatto che finalmente una corte, dopo un processo interminabile, abbia deciso di riconoscere ciò che tutti sanno da tempo - e cioè che alla Juve di Lippi il doping era la norma - apre nuove prospettive sul mondo del calcio. (qui un bel riassunto del processo)

E mi fa saltare fuori qualche ragionamento che non posso non fare.


1 - l'asservimento dei media e la difesa ad oltranza dell'intero sistema-calcio - il fatto che il giudice abbia riconosciuto colpevole il medico sociale della Juventus di somministrazione di doping a gran parte dei suoi giocatori (così colpevole che il farmacista che gli passava sottobanco i farmaci si è dichiarato immediatamente colpevole e ha patteggiato la pena: tra l'altro è stato il mio farmacista per anni...) è passato incredibilmente in secondo piano. Tutti i giornali, all'indomani della sentenza titolavano "Doping: assolto Giraudo", cioè l'alto dirigente bianconero coinvolto nell'inchiesta. Sembrava quasi che il processo fosse un pacco.

Ok, hanno assolto Giraudo perché la pubblica accusa non è riuscita a dimostrare che fosse lui ad ordinare al medico Agricola di dopare Del Piero e soci.
Ma - per la prima volta nella storia del calcio italiano - hanno scoperto che una squadra dopava regolarmente i suoi giocatori, partita dopo partita, acquistando tonnellate di farmaci in nero da un farmacista compiacente. Capirò poco di giornalismo, ma è questa la notizia importante. Non il fatto che non siano riusciti a dimostrare materialmente il coinvolgimento di un dirigente.

Il tutto accade perché i media hanno il terrore di mostrarci l'evidenza, cioé che il calcio è malato e - tra conflitti d'interesse - frodi sportive e doping, la Serie A è un pacco, una truffa, un non-sport. Purtroppo il calcio è una mucca troppo redditizia per essere abbattuta. Tutti la mungono e ci mangiano, dai media ai pubblicitari, agli sponsor, ecc. Quindi tutti a difendere il sistema-calcio che, diciamolo, è indifendibile.


2 - la spudoratezza della dirigenza bianconera e la scarsa indignazione del mondo del calcio - ho idea che in un qualsiasi paese civile, se capitasse una cosa simile, entro pochi giorni la squadra colpevole di aver abusato regolarmente di doping per alterare 4 anni di campionati, coppe, ecc. si sarebbe ritirata dalle competizioni (o sarebbe stata sciolta d'ufficio), i suoi tifosi si sarebbero nascosti in casa dalla vergogna e si sarebbe fatto di tutto per seppellirla nell'oblio.

Anche perché è lecito pensare che una squadra che si dopa così bene per 4 anni abbia magari iniziato a farlo molto tempo prima. E magari abbia continuato, almeno prima che iniziassero le indagini.

Invece accade che non solo la squadra non si nasconde e i suoi dirigente scappano all'estero, ma fanno anche i gradassi. E incredibilmente le reazioni sono fiacche. Manca l'indignazione degli sportivi, di tutti gli sportivi, magari anche di quelli che tifano per la Juve (tra le belle reazioni si segnala quella di Marco Travaglio, juventinissimo e indignato).

Mi attendo entro breve che gli organi sportivi competenti revochino gli scudetti e le coppe vinte dalla Juventus e li assegnino a chi di dovere. Fossi il presidente di una squadra arrivata seconda in campionato dopo una squadra di dopati sistematicamente, pretenderei ciò che mi spetta.

Fortunatamente le tifoserie si sono fatte sentire, per esempio a San Siro.


3 - nuove ombre su vecchie storie, dimenticate troppo in fretta - ovviamente parlo di Andrea Fortunato, in verità sfortunatissimo giocatore bianconero, morto per una non meglio precisata patologia, in circostanze a dir poco fumose. Morto in fretta, in frettissima. E dimenticato ancora più in fretta, la sua vicenda insabbiata. Insomma, un atleta nel fiore dei suoi anni muore di colpo di una malattia misteriosa e fulminante e nessuno si chiede come e perché. Forse è il caso di farlo ora, alla luce di nuovi fatti.

Certo, non ci sono prove, non ci sono per ora indizi, ma riaprire il fascicolo sulla morte di Andrea Fortunato forse potrebbe portare a risvolti inquietanti. Non so voi, ma a me uno spogliatoio in cui si somministrano cocktail di farmaci a secchiate ai giocatori (e parlo di farmaci di tutti i tipi: psicofarmaci, antidolorifici, integratori) mi sembra il luogo ideale dove beccarsi una malattia, una patologia misteriosa, magari una reazione, uno shock, un qualcosa al sangue.

Insomma, indagherei. E questo è un problema umano, di giustizia e di verità. Il calcio conta poco, ma credo che là fuori ci sia una famiglia Fortunato (e tante altre di calciatori morti in circostanze poco chiare) che vuole sapere qualche perché in più.


4 - la necessità di una "Mani Pulite" per il mondo del pallone - c'è una reale necessità di una rivoluzione morale nel mondo del calcio. Doping a parte, i conflitti di interessi (vedi alla voce Galliani), i disastri finanziari con due pesi e due misure (fallisce la Fiorentina e la si scioglie, fallisce la Lazio e si cambiano/ignorano le regole), i dirigenti delle squadre di calcio (dopate) che sono anche i procuratori di buona parte dei più forti giocatori italiani (parlo di Moggi e suo figlio), il riemergere del calcio-scommesse, sono tutti elementi che fanno sì che il mondo del calcio sia diventato non solo non-sportivo, ma orribile, diseducativo, in mano ad una guerra per bande in cui ogni banda fa schifo a modo suo.

In questo ambiente girano troppi soldi perché non ci sia il rischio di truffe, disastri, usi politici dello sport, ecc. Quindi se lì fuori c'è un Pool di magistrati che ha voglia di aprire una stagione di "Palloni puliti", ben venga. Credo che tutti - magari anche i tifosi della Juve onesti che si sentono traditi dalla propria squadra - auspichino un calcio più pulito. E magari più a misura d'uomo. Ma visti gli uomini coinvolti nel circus pallonaro, forse è meglio di no.


Quindi?
Detto tutto ciò, non prendetemi per un qualunquista che spara nel mucchio. Detesto chi - di fronte a precise e chiare colpe di singoli con nome e cognome - se la cava con il solito "è tutto un gran magna magna", "lo fanno tutti", ecc. E' un modo di porsi disastroso che mi stava già sul cazzo quando era applicato alla politica (anche perché alcuni partiti rubavano meno di altri o non rubavano affatto) e trovo insopportabile anche se riferito al mondo del calcio.

Fare di tutta l'erba un fascio è un classico veicolo autoassolutorio italiano: tutti colpevoli, nessun colpevole.

Attualmente i colpevoli per doping sono chiari e ben definiti: la Juventus FC, nella persona del suo medico sociale, il dottor Agricola. Ovvio che i sospetti ci sono anche per altri, ma iniziamo a punire i colpevoli. E iniziamo a colpire i giocatori, se riconosciuti colpevoli di reticenza, connivenza, complicità, omissione.

Magari facendo così - è la tesi di Biscardi e in generale dei media - si rompe il "giocattolo-calcio", si tocca un "mito" come la Juventus e chissà cosa può accadere in seguito (centinaia di tifosi depressi che la domenica, non sapendo che fare, tirano sassi dai cavalcavia, come profetizzava Vauro in una vecchia vignetta?).
Ma francamente se il "mito" è il primo responsabile della rovina del calcio di Serie A, fanculo al mito.

Di fronte alle questioni di giustizia, non c'è Cristo o Del Piero che tenga. Magari per qualche anno il calcio italiano sarà irriconoscibile, incredibilmente meno spettacolare e meno televisivo, ma magari sarà uno sport onesto.

In alternativa mi guardo la Formula 1, dove vince chi aggira meglio i regolamenti, gli atleti non contano una mazza ed è tutto immagine. Ma lì il gioco è palese. Ed è meglio vedere una Ferrari che Ferrara.


Un po' di documenti da leggere, tanto per farsi un'idea

Qui trovate le accuse alla Juve formulate dai giudici nel 2000, proposte dall'ottimo sito Sportpro in un formato facile da consultare. Vale la pena leggersi l'elenco inquietante e sterminato di farmaci (281 tipologie) sequestrati alla squadra.

Invece qui trovate la perizia sui farmaci usati dalla Juve sui suoi giocatori

E infine la perizia sui valori ematici dei giocatori della Juve dell'epoca. A quanto pare molti avevano analisi del sangue assolutamente incoerenti, irrazionali e inspiegabili se non con il doping. Usate la guida in alto per vedere giocatore per giocatore e ne vedrete delle belle.





















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venerdì, 26 novembre 2004

Finezze nipponiche

Se siete nati negli anni Settanta, da bambini vi sarete beccati sicuramente l'A-Team in Tv. Tra tutti i suoi componenti, quello che mi piaceva di più era Sberla, tanto per farcire il blog di un po' di cavoli miei.

Detto questo, scopro con piacere? digusto? raccapriccio? somma gioia? (notate gli stati d'animo sospesi) che qualche disperato in Giappone ha fatto dei robot (funzionanti) a loro immagine e somiglianza, ma anche un po' imparentati col robot-aspirapolvere di Star Wars..

Purtroppo (?) non sono in vendita.

 

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Esattamente un mese prima di natale

Ieri mi hanno regalato questo biglietto da visita, che rievoca il mio primo biglietto da visita in assoluto in cui alla voce "professione" c'era scritto "vampiro".

RIcordo che ho regalato anni e anni fa l'ultima copia di quel biglietto al padre di un mio amico che li colleziona e possiede un inestimabile reperto: un biglietto da visita di un signore napoletano in cui come professione è indicato "consigliere di condominio". E' pur sempre un titolo, no?

Ovviamente ringrazio commosso e torno riposare nella bara, in attesa di mezzanotte.



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lunedì, 22 novembre 2004

Nemmeno nei miei incubi peggiori: ricordi inquietanti - volume 2 di chissà quanti

Il secondo ricordo imbarazzante mi porta indietro con la memoria ai tempi delle medie.

Per qualche strano motivo, le professoresse di educazione musicale della nostra scuola ebbero l'occasione di far partecipare alcune classi all'indimenticabile trasmissione "La trattoria dei ricordi", sull'altrettanto fondamentale TeleCupole di Cavallermaggiore, nota più che altro perché all'epoca trasmetteva "Frutto proibito", condotto da Dario Salvatori e featuring Moana Pozzi. (nota trash: la sigla finale era un brano di Ron!!!)

Per mesi ci obbligarono a provare nell'auditorium della scuola e, alla fine, sbarcammo a Cavallermaggiore forti di un repertorio straordinario: un unico medley infinito di canzoni tradizionali italiane, cantate in coro e accompagnate da un paio di chitarre.

Tralascio ogni commento sulle canzoni, che spaziavano da "Piemontesina bella" a "Sciuri sciuri", praticamente coprendo ogni regione (incluso il Molise).
Ciò che davvero inquietava era il nostro look: per le ragazze, camicetta bianca e gonna nera (genere cameriera fine Ottocento) e, per i ragazzi, camicia bianca e pantaloni blu.

Da buon tipo casual, non possedevo (e mai ho posseduto) una camicia bianca. Quindi quella santa donna di mia mamma recuperò non so come un qualcosa che le assomigliasse: era una curiosa mezza tuta a maniche lunghe, con colletto e maniche coi bottoni. Rigorosamente di acrilico. Da lontano sembrava davvero una camicia, anche se i più attenti avrebbero potuto osservare che davanti era chiusa da una cerniera.

In ogni caso, per il solo fatto che il destino è cinico e baro, capitai nel coro esattamente dietro ad un mio amico a cui era andata peggio: sopra la camicia bianca di taglio new romantic - che non so bene dove avesse pescato - portava un orrido gilet di lana bianca, gemelli d'oro e un papillon azzurro luccicante (di raso?) assolutamente non previsto nel dress-code.

Insomma, il mio amico (all'epoca pure cicciotto, ora palestrato e più magro di me) spiccava in mezzo a tanti vestiti uguali. E io dietro pure, visto che di fatto ero in tuta in mezzo a una cinquantina di ragazzini in camicia.

Il fatto è che non so se mi ha imbarazzato di più:

- il fatto di cantare a Telecupole un pot pourri di classici regionali

- l'attacco disastroso di "O' surdat 'nnammurat" (aka "Ohi vita, ohi vita mia") dopo una tentennante "E vola vola vola lu cardillo"

- il fatto che - in tuta di acrilico sotto i riflettori - ho cantato per venti minuti, sudato come un maratoneta e con un gigantesco moscone appoggiato sulla fronte (e per tutta la trasmissione si vede un poveraccio che soffia tentando di mandarlo via - avevamo l'obbligo di tenere le mani dietro la schiena - facendo smorfie sgradevoli)

- il fatto che il mio amico suddetto (quello new romantic sovrappeso) possieda tuttora la videocassetta della trasmissione e possa ricattarmi da un momento all'altro

- il fatto che globalmente la performance è stata disastrosa (ed eravamo in diretta: una Nashville trasposta in provincia di Cuneo), preceduta da un poveraccio della mia scuola che studiava piano e ha cercato vanamente di suonare il "Tema di Lara", bloccato dal terrore, con le mani fredde e con un reggi-spartito che a metà ha fatto crollare gli spartiti sulla tastiera. Il pubblico in sala - gente ancora più triste di noi, che pagava centomila lire dell'epoca per mangiare pessimo cibo in diretta Tv tra un ballo liscio e un cabarettista dialettale ubriaco - applaudì, ma si capiva che avevamo fatto inesorabilmente cagare.

Direi che il complesso di tutti questi motivi ha fatto sì che tuttora io guardi con terrore Telecupole, durante i rari zapping. La mia ansia è che - tra una pubblicità di un 166 e l'altra - prima o poi decidano di mettere in onda le repliche di quella tragica trasmissione. Già, perché "La trattoria dei ricordi" a suo modo è un programma-cult che ha fatto la storia della Tv locale.

Ecco, se vedete un dodicenne sudatissimo che cerca di soffiare via un moscone ipertrofico dalla sua fronte, con un soffio identico a quello che faceva lo sfigato della pubblicità dell'Hurrà Saiwa per spostarsi il ciuffo (ricordate? "Io non l'ho mai provato Hurrà!"), sappiate che sono io. Ridete pure, ma non troppo. Sappiate che mi hanno obbligato.

E ringraziate che da un'esperienza simile sono uscito senza iniziare una tossicodipendenza o senza massacrare gli insegnanti con una sega a motore.



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domenica, 21 novembre 2004

Nemmeno nei miei incubi peggiori: ricordi inquietanti - volume 1 di chissà quanti

A parte il titolo del post che fa rima, ho capito che è utile fare un bilancio neuronale e archiviare - ovviamente in modo svogliato, discontinuo e disordinaro - i momenti più imbarazzanti, inquietanti, mostruosi della mia esistenza.

Il tutto perché il blog non è solo una valvola di sfogo, ma è anche l'equivalente umano del pulsante di autopulizia dello Sfornatutto De Longhi.

Il primo ricordo imbarazzante risale ad una festa abbastanza recente a cui sono stato trascinato.

A modo suo la festa era perfetta: c'era un sacco di roba da mangiare & bere, c'era spazio e non si doveva fare a gomitate per sopravvivere e c'era gente simpatica e presa bene.

Unico problema - e causa di un ricordo inquietante - la musica. No, non era il solito pastiche di sgradevole musica festaiola da centrosinistra.
Incredibilmente tutti gli invitati alla festa ballavano e cantavano a squarciagola perennemente eccitati le canzoni di Ron (tutto vero)!

Cioè, non so se rendo l'idea. Ron!!!! RON!!! Forse il musicista meno cantabile a squarciagola che io conosca. Forse una delle cose più mosce dopo il mio morale quella sera.
E piaceva a tutti, addirittura ballavano mentre un suo disco agghiacciante serpeggiava fuori dallo stereo.

Dire che mi sarei trovato più a mio agio ad una festa di militanti di Fiamma Tricolore dove tutti si prendono bene per "Duce duce, chi non saprà morir..." è poco.

Ancora adesso sono convinto di aver vissuto un'allucinazione. Essere fans "agitati" di Ron è fisicamente impossibile o inutile, assurdo, come fondare un club di degustatori di polistirolo. Roba da "Ai confini della realtà".

Però è accaduto. Ovviamente a me. E sono ancora ba-sito (questa la capiscono solo i fans delle Spaventapassere).



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venerdì, 19 novembre 2004

Se questo è un uomo

Diciamolo francamente: le azioni di Israele ormai sono indifendibili. Non bastano nemmeno più la malafede o l'odio antipalestinese.

E l'arroganza di un popolo giovane, ricchissimo e senza radici non è più una giustificazione per un abominio simile.

Davvero, di fronte ai soldati israeliani che giocano a calcio con le teste mozzate dei civili palestinesi non è possibile pronunciare un "sì, ma...". Non si può, non fatelo. Zitti.

Grazie al cielo, quattro gatti (ma pochi) si indignano anche in Israele. In ogni caso, la cattiveria collettiva umana non ha confini.

Passeranno probabilmente secoli prima che il popolo israeliano maturi, torni a credere nei diritti umani e la smetta di essere razzista, violento. C'è troppo cattiveria, troppo sadismo, troppa arroganza ricchi vs poveri, che serpeggia in Israele.

E se accadrà qualcosa, sarà per merito di quei quattro gatti. Io non ci spero più.

Giusto perché l'altra notte - in un forum - un israeliano laburista - quindi teoricamente di sinistra - suggeriva di deportare (sì, avete letto bene) tutti i palestinesi in Madagascar, vendendomela come soluzione pacifista e progressista. Chissà se non era laburista.

Ironia della sorte, la deportazione in Madagascar fu una delle soluzioni prospettate da Hitler per gli ebrei.

Per la serie: la storia si ripete, ma non in farsa. Di tragedia in tragedia.

So solo una cosa: qualcuno vuol far entrare Israele in Europa, per ovvi motivi economici. Ecco: se entra Israele, esco io. Non so dove vado, ma esco.



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I against I

Non so voi, ma a me questa cosa per cui l'avvocatura di Stato chiede la condanna di Berlusconi per corruzione non è una sorpresa così grande. Un organo (sano), espressione della Presidenza del Consiglio che chiede la condanna del cittadino Berlusconi, ovvero il Presidente del Consiglio: voilà ecco il paradosso servito caldo con crostini.

Era ovvio che a mettere un pluri-inquisito e già condannato a comandare la baracca ci sarebbe stato un bel carico di casini. Casini che prontamente si sono verificati. Certo che siamo perfetti, in questo paese a scegliere le cattive compagnie.

Ma d'altronde dal paese che fa presidente della Lega Calcio il direttore generale tifosissimo di una delle squadre coinvolte, cosa c'è da aspettarsi?

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mercoledì, 17 novembre 2004

Sono vivo. E vegeto

Ancora qualche giorno e torno a bloggare e rispondo alle e-mail, promesso. Sono parzialmente incasinato da tempi stretti e carichi di lavoro larghi.

In più mi si è sfasciato il Pc e sto lentamente rimettendo tutto in sesto. Per vostra sfortuna, l'ecatombe di dati ha risparmiato gli mp3 di Pippo Franco e altre amenità.

Ma prometto che torno. Parola di boy-scout (che fieramente *non* sono mai stato).


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sabato, 13 novembre 2004

Morte 2 - Suzukimaruti 0 - un post sfogo che potete/dovete assolutamente perdervi

Nel giro di due giorni ci hanno lasciati due persone a me care, anche se in forme e modi assolutamente diversi.

Il primo è Yasser Arafat, di cui ho già scritto qui, quando ancora c'era qualche speranza che ce la facesse. Ora no, quindi confermo quanto scritto.

Il secondo - non in ordine di importanza ma puramente cronologico - è Maurizio Collino, segretario dell'ARCI di Torino, ma soprattutto mio carissimo amico.

Io odio leggere i "coccodrilli", figuratevi scriverli. Ma lo devo fare, per puro sfogo personale.

Salvarmi un file di Word non basta: ho l'esigenza di pubblicare qualcosa, che è un po' come gridare. Quindi non mi offendo se saltate al post successivo. E' che stasera dovrei formattare il Pc, ma lo tengo ancora in vita perché ho voglia di ricordare.

Quindi, se volete cliccate qui sotto e continuate.

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martedì, 09 novembre 2004

...praticamente mi fanno ridere sempre

Una delle migliori cure contro la tristezza momentanea - anche quella passeggera da scazzo lavorativo, noia catodica o assenza di dolciumi nella dispensa - è leggere i titoli dei brani degli Anal Cunt.

Guai ad ascoltarli.

Godetevi qualche titolo anche voi: fa bene alla salute.

Qui trovate qualche titolo, ma anche qui e qui (e questo è il loro album più bello, con le canzoni tutte cinguettanti e positive) e, se vi volete davvero male, anche i loro brani in streaming (tanto sono mediamente più corti di 30 secondi, quindi li ascoltate per intero nelle anteprime in streaming di Amazon)

Il mio titolo preferito? Sono indeciso tra "I Convinced You to Beat Your Wife on a Daily Basis", "Easy E. Got A.I.D.S. From Freddie Mercury" e "Rancid Sucks (And the Clash Sucked Too)" (cosa che tra l'altro penso).

Gente come loro dovrebbe fare cabaret, non metal (ma è metal?). Oppure i copywriter, i creativi. Me li sarei visti bene a lavorare con Oliviero Toscani.



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