Non per tirarcela. Anzi, per tirarcela
Il 17 agosto da queste parti, in preda al solito orrore filo-nipponico, parlammo del cuscino-fidanzato, con tanto di foto (che ora non va più: misteri dell'hosting).
Ecco, misteriosamente oggi Repubblica si sveglia e ne parla online. Ovviamente è ottimo materiale per la rubrica "Repubblica sempre sulla notizia" dell'ineffabile Delio
E poi lamentatevi che i bloggers non sono gente "avanti"! :-)
Aggiornamenti di poco conto
Ho cambiato unilateralmente e ben poco democraticamente la testata, per dare il benvenuto alla stagione autunnale.
Piace? In caso di rivolte popolari, con roncole, forconi, impiccagioni e roghi, la cambio.
A me non dispiace: c'è un Technichs 1200 usatissimo, si intravede una vecchia Stanton 500 avvitata malino, ci sono le rose e c'è la luce di una lampada Artemide che insieme al mio socio comprammo per l'ufficio, finendo per essere scambiati per una coppia gay.
Il disco, per i trainspotters di turno, è il singolo di "Midnight In A Perfect World" di Dj Shadow. Il mobile è di IKEA.
Insomma, ho scelto una testata "indoor" per la stagione brutta. Poi con la primavera cambiamo di nuovo.
Quando la tradizione è cultura

fotografata a Gallipoli quest'estate
Scegliete voi se ridere per il nome della sagra o per i nomi dei gruppi.
Come farsi dare facilmente il numero di cellulare da una ragazza
Meraviglie nipponiche a manetta: un'azienda ha inventato una suoneria per cellulari che, a sua detta, è in grado di far crescere il seno alle donne, se ascoltata con regolarità.
Non chiedetemi dettagli scientifici, perché non li so. Li trovate spiegati nell'articolo di presentazione. Vedete voi se è una fregatura o meno. Di sicuro non è nuovo il principio per cui l'esposizione a certi tipi di musica ingrossa le parti del corpo.
A me, ad esempio, l'ultimo album di Bjork ha fatto venire due balle così.
In ogni caso - lo dico per le lettrici - non precipitatevi in Giappone col primo volo alla ricerca della fantomatica suoneria da installare sul vostro telefonino, per poi chiamarvi ossessivamente dal fisso. La potete ascoltare qui.
Provate un po' di volte: se succede qualcosa di positivo, mandateci una foto che testimoni l'avvenuta crescita, fatecelo sapere.
Pulizie non di primavera
Contro il logorio della vita moderna, cambia il tuo template!
Beh, ho fatto qualche cambiamento minimo al template. Tipo che ora non si vede più a che ora della notte posto, così magari qualcuno si illude che ho una vita sana e regolare.
In più, se avete il polso esercitato per arrivare al fondo, ora ho messo il TAG di Splinder che fa sfogliare il blog pagina per pagina, manco fosse Oggi, Gente o Donna Moderna.
Tra le tante novità scassatissime di Splinder ci sarebbe pure la possibilità di archiviare i post per categoria, ma tristemente non sono riuscito ad immaginare ad alcuna categoria intelligente. Nel dubbio, file under menate.
Il cambiamento più grande è che ora i commenti non sono più a pop-up (visto che il Service Pack 2 di Windows XP li blocca a meno che gli di dica di no) ma si aprono insieme al post.
La cosa sarebbe simpaticissima, se non fosse che Splinder, in questo modo, ordina i commenti dall'alto verso il basso e non viceversa, come capitava prima coi commenti nel pop-up grigio tristezza.
Cosa preferite? I vecchi pop-up o la nuova pagina coi commenti però ordinati al rovescio rispetto a prima?
Fatemi sapere.
Una bella testata
Con l'arrivo della brutta stagione avevo una mezza idea di cambiare la testata del blog, che sa troppo di mare e mi fa venire orride nostalgie canaglie. Pensavo a qualcosa di più autunnale, magari non le solite banali foglie secche, che sanno tanto di Windows 3.1, ma qualcosa di più funky ancora da stabilirsi.
Anche in questo caso, se avete qualche idea, fatemi sapere.
Su lottiam, l'ideale...
Per anni ho vagheggiato, nel mio essere una sorta di psichedelico reazionario di sinistra (cioè uno che detesta il fricchettonismo del ragazzo di sinistra medio, per capirci quello che va a scuola col tascapane di tela verde militare), la nascita di un nuovo partito che unisse la gioia dei dettami di Carlo Marx al sano pragmatismo popolare piemontese. Una sorta di "Partito Comunista Italiano Terra Terra".
Insomma, ho sempre provato più identità spirituale e politica con l'operaio assonnato al primo turno a Mirafiori (quello che ha studiato Marx sul bignami di Cafiero) che con lo studentello vestito da antagonista che sproloquia nei caffè intorno all'Università dall'alto del suo foularino da maudit.
Nel mio immaginario, un partito simile avrebbe avuto come simbolo un sano trittico: falce, martello e badile, con quest'ultimo a raffigurare una sana minaccia per i "compagni" che cedono troppo all'edonismo ribellista e si mettono a fare i fricchettoni, gli intellettualini individualisti o peggio i poeti maledetti della domenica, tutti pronti a cedere alla solita vocazione minoritaria che colpisce certa brutta sinistra.
Come sempre, la realtà supera la fantasia e trovo perfettamente raffigurato il simbolo che sognavo, come logo della mitica (nel vero senso della parola) finta Repubblica di Molvania, oggetto di uno dei libri australiani (ora anche in Italia) più divertenti e stralunati degli ultimi tempi: una parodia delle classiche guide turistiche, su tutte quelle della Lonely Planet, che vorrebbero essere moderne e anticonformiste e poi non sono altro che guide per WASP americani terrorizzati da qualsiasi cosa che non sia casa loro.

(A proposito: se potete, fate un esperimento divertente. La prossima volta che siete all'estero, comprate una guida turistica americana sull'Italia e godetevi la lettura: a sentire il turista americano medio, l'Italia è una sorta di incrocio tra il peggio della Nigeria e dell'Albania, solo un po' più rumorosa e con più crimine. Però si mangia bene.)
In occasione del seguitissimo Gran Premio della Cina, un inutile post sulla Formula 1
Visto che solo ben pochissimi fanatici si sveglieranno (o resteranno in piedi fino) alle 7 per guardare la Formula 1, ora che i giochi sono fatti e non c'è più niente da dire, ho deciso di celebrare il non-evento con questa immagine qui: il futuro della Formula 1.

Detta tutta, non sarebbe nemmeno una cosa spiacevole: con 20 cloni di Schumacher in pista ci sarebbe un po' più di divertimento. Da appassionato di Formula 1 non riesco a credere completamente alla storia per cui Schumacher domina solo grazie al fatto che guida un mezzo superiore.
Diciamo la verità: la concorrenza è tristanzuola. Non c'è nessun campione mondiale che gli corra contro, salvo il recentemente ripescato Villeneuve. I concorrenti più accreditati sono Raikkonen, che ha vinto sì e no 2 gare in Formula 1, Alonso, che ne ha vinta credo una sola e Button, che non ha mai vinto un GP. Staccati e francamente citati solo per amor di completezza, Webber (mai meglio piazzato che quinto) e Montoya, che ha vinto in tutto credo solo 3 GP in ben 65 gare in un top team. Piccoli talenti mediocri, insomma. I tempi di Hakkinen sono lontani.
Il sito Internet più bello del mondo - secondo round
Evidentemente affascinato dall'orrido digitale, mi è capitato di cercare in Rete il sito più brutto del mondo. Finora credevo che non ci potesse essere nulla di più brutto del sito del Clan Celentano, ma purtroppo hanno tolto il delirio in Flash e ora c'è una pagina orribile che promette un sito ufficiale di Celentano stesso. Lo attendiamo al varco.
Quindi il titolo è vacante. Che fare? Ci va un sostituto campione. Nell'imbarazzo della scelta, ho scoperto questa pagina qui, che altro non è che un esempio di come NON si fanno i siti Web. L'idea è divertentissima e istruttiva, soprattutto per chi fa siti Web (non è il mio caso).
La parte più divertente, tuttavia, è la pagina dei link, con indicati alcuni tra i peggiori siti della Rete.
Attualmente sono combattuto tra questo sito, chiaro esempio di finezza britannica nella programmazione, e questo sito qui, ideale se volete convertirvi al cattolicesimo (o simili) e non ci tenete tanto alla vista. Come outsider potrebbe pure cavarsela questo sito qui, se solo un sano istinto di autoconservazione anti-epilessia non me lo facesse chiudere spaventato dopo 2 secondi di visione.
Se trovate di peggio, vi devo una birra. Attualmente me la devo da solo. Anche per riprendermi dopo un'esposizione eccessiva a così tante pagine inquietanti
Bad news - un post per soli torinesi o quasi
Brutte notizie dalla scena musicale torinese. Dopo anni di scazzi, maldicenze, ostracismi da parte dei soliti noti che organizzano concerti a Torino e indifferenza della stampa, gli Statuto (per chi non li conosce: il più importante gruppo mod italiano) si sono rotti le palle e hanno deciso di non suonare più in città. Faranno un concerto d'addio al Teatro Juvarra, a due passi dalla piazza da cui hanno preso il nome, e poi basta.
Inquietato dalla loro decisione, che tuttavia non posso che appoggiare, conoscendo abbastanza bene il piccolo (nel senso peggiore del termine) mondo della musica nella mia città, non posso che dispiacermi.
Confesso che non ho mai capito bene come mai parte della "scena" torinese è sempre stata - sbagliando - ostile agli Statuto, arrivando addirittura a far girare la calunnia che fossero fascisti (nota: suonano da sempre alle Feste dell'Unità e di Liberazione e in altre realtà simili ed è facile incontrarli ai cortei. Militanti ma senza esibizionismi).
Credo che non fosse pienamente accettato il fatto che un gruppo composto da gente che non si veste da fricchettone, che non si droga e non fa facile retorica sulle canne, che non fa canzoni farcite di slogan facili facili, potesse essere un gruppo "compagno". Da queste parti - ahimè a sinistra - l'abito fa il monaco. E se non hai almeno un jeans sdrucito...
Insomma, fanno molta più figura - e giornalisticamente vendono mooolto di più - gruppi come i 99 Posse brutti (grassi), sporchi e tatuati, con i loro slogan apodittici e la loro facile retorica da extrasinistra. Sempre pronti a dimenticarla quando si tratta di fare una colonna sonora per i film prodotti da Berlusconi (Sud di Salvatores).
Certo, per gli Statuto non deve essere una scelta facile; sono uno dei gruppi che ha raccontato al meglio la città, magari quella che non si vede sui siti turistici: lo scazzo dei ragazzi della curva (sono tifosi del Toro, quindi essere presi male allo stadio è naturale), le periferie dormitorio, i ghetti metropolitani, il piccolo razzismo quotidiano.
Dubito che le condizioni cambieranno: a Torino, salvo rare e stimabili eccezioni, comanda - nello spettacolo e (sic) nella "cultura giovanile" - un manipolo di ultraquarantenni, immanicati con gli enti locali, pronti a coprirsi a vicenda e responsabili di mille errori gravissimi, che hanno di fatto distrutto molte belle realtà cittadine (per esempio trasformando Radio Flash, che era davvero la voce della città "giovane", in qualcosa di patetico). Gente che è entrata nella stanza dei bottoni finiti gli anni Settanta, gridando cose orribili e reclamando un posto al sole, e che sta facendo di tutto pur di non lasciare spazio a forze più giovani, dinamiche, oneste.
E' triste prendere atto di questa cosa, ma è così. Ovviamente gli Statuto sono stati i primi e forse gli unici a gridare che il re è nudo. Gli altri si adegueranno.
Duran nel tempo
Sto ascoltando il nuovo album dei Duran Duran, gruppo che - con colpevole ritardo - adoro quasi quanto la pizza. Non essendo stato un loro fan negli anni "giusti", forse riesco a dire qualcosa sul loro disco senza che il ricordo dei "mitici anni Ottanta" (che io detesto con piacere) mi offuschi la capacità di giudizio calandomi due toppe Naj Oleari sugli occhi.
Già mi aspettavo il disco da quarantenni bolsi, cioè una raccolta di ballatazze noiose, con l'occasionale singolo "agitato" per far vedere che anche superata una certa età si può avere una (breve: il cuore ne risente) botta di vita energetica. Insomma, uno di quei dischi che mi farebbe esclamare - se incontrassi i Duran giù al bar - una cosa tipo "Ueilà, siete sempre in gamba!". Insomma, una cosa che uno può pensare dei Nomadi, di Orietta Berti o di Maurizio Vandelli (e pure di Cossutta).
Ovviamente mi sbagliavo su tutta la linea: i Duran Duran non sono i Rolling Stones di adesso, tirati su a trapianti e gerovital (e comunque gli Stones di anni alle spalle ne hanno 20 in più), non inseguono miti giovanilistici che gli calzano addosso come orridi pantacollant e, anzi, hanno fatto un disco assolutamente credibile, senza atteggiarsi a "giovani per forza" e senza fare le vecchie glorie pacate.
L'impressione è che si siano rimessi in gioco, convinti di aver qualcosa da dire di intelligente e, presumo, desiderosi di tornare a suonare qualcosa che non fossero solo i loro grandi classici. Boh, io ci credo. Magari faccio la figura del pirla, ma il disco mi sembra innanzitutto onesto.
Sarà pure bello? A naso direi che - buon segno - non stufa: lo sto ascoltando per la seconda volta e fila. Il singolo - inutile dirlo - tira, la conclusiva "Still Breathing" è materiale da cofanetto e un pezzo come "Taste the summer" è lì per ricordarci i Duran che furono.
A conti fatti, il disco promette bene. Cosa non necessariamente positiva (per capirci, il qui presente genietto voleva riportare in negozio il primo album dei Portishead - che adoro - dopo il primo paio di ascolti; grazie al cielo il negoziante ha insistito!), visto che le mie prime impressioni non sono affidabilissime. Però sono 2 ore che muovo il piede, notando con piacere che i Duran del 2004 suonano "duranosi" senza fare il verso a loro stessi e senza fare per forza i trendy e i gggiovani a tutti costi, come l'ormai patetica Madonna/Eshter, che non sa più cosa (farsi) inventare.