Piccolo e stupido problema notturno
Ore 5 e 14. Se a quest'ora ti viene una curiosa fame di pollo tandoori, che fai?
L'ipotesi di scovare un pollo da qualche parte (tipo fregarne uno da una cascina qui accanto), trovare il coraggio di accopparlo, spennarlo e ripulirlo, scavare una buca nei giardinetti qui di fronte costruire al suo interno un forno tradizionale tandoori e contemporaneamente imparare a eseguire la ricetta, mi sembra improbabile. Giusto perché non me la cavo con le ricette.
La soluzione? Mi tengo la fame insana di pollo tandoori e ripiego su un caffè d'orzo (tazza grande: si vive una volta sola).
Ma la vera domanda è: sarà vera la teoria dei reciproci per cui in questo momento in India c'è un blogger gastronomicamente frustrato e affamato di bagna cauda?
The violence of summer 3.0
Visto che ormai impazza felicemente il disagio pubblicitario (con inusitate punte di creatività euforica), proseguo i miei cahiers de dolèance estivi con l'ennesima pubblicità aggressiva che impazza con i primi caldi.
Per una volta il fastidio non è sonoro e nemmeno visivo, ma è un fastidio ambientale. Sto parlando della pubblicità dei solari Bilboa della Cadey.
Io non so chi giri queste pubblicità, ma sono decenni che mi lasciano, come dire, inquieto ogni volta. E ogni anno sono sempre più audaci. Non oso immaginare cosa faranno nel 2030.
Trenta secondi di donne sempre più nude, ricoperte di sabbia finissima, abbronzatissime e intente ad operazioni erotico-ginniche al limite dell'infarto, su una spiaggia tropicale a sua volta tentatrice. Il tutto magari ad ora di pranzo o alle 5 di pomeriggio, che magari hai gente in casa e devi fingere distrazione, magari cambiare canale, allentare il nodo della cravatta.
Non ho bene idea di quali siano le meccaniche che sovrintendono questi spot. Per quanto ne so, i solari sono un consumo tipicamente femminile (cioè li usano anche gli uomoni ma li comprano prevalentemente le donne), quindi il target dovrebbero essere le donne. Però non so se uno spot con una stragnocca in topless che sgambetta alle Mauritius evochi più sentimenti di emulazione o più invidia nella casalinga di Voghera.
Magari l'intenzione è colpire il marito della casalinga di Voghera (l'impiegato/operaio di Voghera?) che, preso dallo slancio ormonale a vedere questa parata di donne nude e sabbiose ordina alla moglie "compra subito i solari Bilboa". In effetti potrebbe essere il classico marketing della frustrazione, che va molto di moda ultimamente in pubblicità: si vende un desiderio impossibile, approfittando delle "carenze strutturali" del consumatore, generando una mancanza che non può che essere sanata che con un acquisto compulsivo.
Non puoi comprarti la stragnocca seminuda e abbronzata sulle spiagge infinite delle Mauritius? Ripiega sull'olio solare che rappresenta e sorbiscitelo ad Alassio su quella striscia di ghiaia e sabbia di diporto che chiamano spiaggia. Come dire, sublimazioni a perdere...
E chi se ne frega
Scusate se recupero il titolo di una delle più gloriose rubriche di Cuore, ma ieri ci hanno regalato una meravigliosa Tivoli Audio Model One di cui vado smodatamente fiero.
Per chi non le conosce, le Tivoli Audio stanno alle radio da tavolo come le Lamborghini stanno ai trattori. Io adoro la radio (da ascoltare, da fare)!

MTV makes me wanna smoke crack
Giuro che faccio di tutto per non guardare MTV. Piuttosto mi sorbisco Beautiful su Canale 5. Se proprio devo, guardo Chill Out Zone a notte fonda nei weekend o MTV Brand New sul satellite.
Ma oggi per pura idiozia ho guardato 5 minuti di MTV di pomeriggio e mi è salita la misantropia a livelli patologici. Non so se odio di più i video, i vj o la gente che affolla le piazze per guardare i vj e le stelline pop di turno.
E' un odio ambientale, ecco. Un po' come il meeting di Comunione e Liberazione, non so se mi spiego: un evento (o un non evento, se fosse per Baudrillard) di cui detesto perfino i tavoli, i bicchieri di carta, le standiste, ecc.
Di questo passo ci si iscrive ad Al Qaeda, lo so.
Quindi lascio la parola a Beck (qui la musica e qui il testo), perdonate lo sfogo.
Altri dischi per l'estate, ma in breve
Per far la vita meno amara sto ascoltando "Uh Huh Her", il nuovo album di PJ Harvey, verso cui ho una torbida venerazione fin dal suo primo disco. Può funzionare al massimo come rimedio omeopatico, perché il disco di Polly Jean è un concentrato di invettive (e si sa che l'invettiva è un'arte nobile) e incazzatura mica da poco. Mica Cristina d'Avena.
Qualche scriteriato deve essersi fidanzato con lei e deve averla scaricata di brutto (e mi sto chiedendo da ore come sia possibile pensare anche solo lontanamente di scaricare una donna come lei: il mondo è pieno di pazzi). E lei gli ha fatto il disco contro, gridando ai quattro venti che lui è un idiota e ha l'alito cattivo (non a caso il primo brano del disco si intitola "Life and Death of Mr. Badmouth").
Il bello di PJ è che dà il meglio di sè quando dà il peggio. Quando è imbestialita, un po' isterica e vendicativa fa cose eccelse, come questo disco. Incazzosissimo, a tratti punk, rumoroso e pure un po' zozzo: cosa volete di più? Sì, siamo dalle parti di "Rid of me" e "Dry": i due dischi più uterini di Polly Jean.
L'altro disco che ronza, sibila e rumoreggia da queste parti è l'ultimo (ma per me il primo) delle 5.6.7.8.'s, ovvero le giapponesine che si vedono fare casino a manetta nell'interminabile scena giapponese in Kill Bill Volume 1.
Canzoni a decine, tutte di un minuto e mezzo, due al massimo. Roba punkettosa veloce e indolore (o dolorosissima, se amate la musica quieta) che vedresti bene cantata da Jello Biafra o dai Ramones e che qui surfeggia con un ritmo ossessivo tra una schitarrata e un coretto yèyè molto nipponico e plasticoso. Ecco un vero disco per l'estate, effimero, funky, cattivello, retrò e citazionista (c'è pure una cover di "Green Onions" da far ridere i polli).
Il vero colpo di genio, per una volta, l'ha avuto un recensore (che poi è un amico, by the way). Parlando delle 5.6.7.8.'s sul Mucchio Selvaggio, Eddy Cilia ha pensato bene di aprire la recensione con "Ho visto il FutuLo del Lock giapponese...". Un uomo così merita un voto al ballottaggio, anche se non si è candidato a niente.
Se portassero le 5.6.7.8.'s al Festivalbar invece che le solite cariatidi musicali berlusconiane noiosissime, che ormai sanno di formalina lontano un miglio, il mondo sarebbe migliore e forse i famosi gggiovani (che fanno ore e ore di coda per assistere alla sagra del playback) passerebbero un'estate migliore.
aaa
The violence of summer 2.0
Ovviamente non finisce qui: i tormenti estivi continuano e ultimamente imperversano a manetta. Se non ho incolpato più di tanto la Tv per l'inquinamento acustico estivo, confesso che dal tubo catodico coi primi caldi saltano fuori due o tre cose che mi rendono più misantropo del solito.
Ammettiamolo: d'estate in Tv non hanno niente da dire, niente da far vedere e niente da riproporre. E noi ne paghiamo le conseguenze. Ecco un elenco delle cose che detesto di più della Tv estiva:
- i servizi sul caldo: penso che l'Italia sia l'unico paese in cui in pieno agosto aprono i telegiornali con la notizia "Fa caldo". Passi per la banalità della scelta (svanita la chiacchiera politica, di che cavolo si parla?), ma ormai patisco l'ormai classico servizio con le turiste obese americane che si bagnano nelle fontane di Roma e Firenze pensando di essere sexy (è senza dubbio colpa di Fellini), l'assessore di turno che dichiara che nelle case di riposo gli anziani stanno al fresco e il solito campo lunghissimo su una spiaggia affollata di turisti col marsupio (aggeggio che usano praticamente solo più gli italiani).
- il dietologo/dermatologo: questo ce lo propinano praticamente ogni giorno a fine telegiornale, con importantissime informazioni su come alimentarci correttamente durante l'estate e non patire troppo il caldo. Pagato fior di milioni dal canone RAI, il luminare ci ricorda che per non schiattare è sconsigliabile partecipare ad un rave hardcore alle 2 di pomeriggio sotto il sole in Sicilia, che bisogna tenersi leggeri e mangiare tanta frutta (se non fosse per il dietologo provvidenziale saremmo tutti in spiaggia a stroncarci di mascarpone polenta e funghi, no?), che bisogna bere tanta acqua - e non leccare ogni 10 minuti una stecca di salgemma come ci verrebbe naturale - e, soprattutto, che dobbiamo metterci una pinta di crema solare addosso. Ogni anno più cara e più spessa.
Se nasco un'altra volta, faccio il finto dietologo/dermatologo in Tv e do i consigli della nonna, tipo evitare di fare il bagno in un torrente gelato mezz'ora dopo aver mangiato due chili di cozze, non giocare a freccette con le siringhe usate, non accettare caramelle dagli sconosciuti, ecc. Tanto pagano bene e durante l'anno posso permettermi di non esercitare.
- i servizi sulle code: poiché nasciamo popolo di pecoroni, ci muoviamo a branchi. La cosa non fa notizia, ma ogni volta ce lo devono ricordare.Le famose giornate dell'esodo con partenza più o meno intelligente (che garantisce una coda 24 ore su 24) sono ormai un classico da telegiornale. Mi meraviglio che non riciclino i servizi. Anzi, pensandoci bene venerdì ho visto troppe pettinature anni Ottanta durante uno di questi servizi...
La cosa che mette più tristezza, tuttavia, è la "sala controllo" dell'ente autostrade o chi diavolo sia (sono private, quindi non so dire). Forse sono abituato male, ma uno si aspetta la NASA e si trova di fronte uno stanzone con penso gli ultimi schermi in bianco e nero della storia del mondo. E negli schermi l'inquadratura triste e sgranatissima di automobili improbabili, in coda nei soliti due o tre posti: sulla tangenziale di Milano, sulla Milano-Laghi, alla (mancata) variante di Valico, sulla Salerno-Reggio Calabria all'altezza di Valle dell'Angelo e, ovviamente, alla partenza dei traghetti per la Sicilia.
In verità mi incazzo perché sono invidioso. Invidioso dell'inviata (solitamente una lei) che ogni anno riesce a dare queste informazioni con una faccia sorpresa che è da premio Oscar. "Poffarbacco, incredibile, è il 14 agosto e c'è coda al casello di Rimini".
- i servizi sulle spiagge di Rimini e Riccione: non ho niente contro Rimini e Riccione, anzi Riccione è praticamente la mia seconda città e ogni anno devo passarci. Ma i servizi sulle spiagge di Rimini e Riccione mi fanno diventare isterico. Dal periodo delle mucillagini in poi, ci hanno mitragliato ogni anno con la stessa notizia: il mare fa un po' schifo, però in spiaggia puoi fare cose bellissime come rovinarti di fitness, fare massaggi tantrici, cromoterapia, fanghi e altre menate olistiche per l'uomo moderno che ha smesso di credere a Dio e ormai crede a tutto.
E il bello è che a vedere i servizi, Riccione sembra Baywatch, con palestrate e palestrati imperlati di sudore e fighissimi. Poi fai un giro in spiaggia e vedi spesso e volentieri la vera famiglia nucleare italiana, con nonne, madri, padri e figli obesi, bruttissimi e magari pure tatuati, che va malamente di moda.
Il risultato è che il servizio già ti fa odiare la spiaggia (perché uno va al mare per non fare un cazzo e leggersi un libro: solo i peggio turisti cercano le "attività di intrattenimento"), i corsi di aquagym che ti disturbano la dormita sotto l'ombrellone e in generale ti fa odiare l'universo.
Rimandato in geografia
Non so voi, ma io fino a due giorni fa ignoravo anche solo l'esistenza del termine "Inguscezia".
Anzi, se mi avessero chiesto avrei sospettato si trattasse di qualche tipo di edera velenosa o di una misteriosa alga lacustre sudamericana.
Ha un nome troppo botanico per essere un paese vero e proprio. Detto questo, ora il problema è capire dove si trova sulla cartina.
E il problema secondario è trovare una cartina che riporti l'Inguscezia e ci faccia capire se confina con il Molise con la Kamchatka.
The violence of summer
Ok, lo so che l'estate è la stagione in cui si va al mare, si prende il sole, non si fa niente e le donne girano svestite. Tutte cose che apprezzo, ci mancherebbe.
Detto questo, mentirei se dicessi che è una stagione che amo. Anzi, forse è quella che mi sta più antipatica di tutto l'anno. La patisco, non c'è che dire. Mi piace giusto il periodo in cui la primavera passa il testimone ai primi caldi (diciamo tra maggio e giugno) e la tenue disperazione di agosto, solo in città e un po' randagio. Il resto no.
Potrei parlare male dei turisti, degli italiani in vacanza (momento in cui danno il peggio di loro, secondo solo a quando organizzano cresime, comunioni e matrimoni), del traffico.
Il mio problema è diverso: non amo l'estate per un motivo banalmente audiovisivo, multimediale. Insomma, d'estate patisco i mezzi di comunicazione di massa. Cosa che nel mio caso è pari a dire che un contadino d'estate non sopporta la terra.
La cosa che mi disturba di meno, paradossalmente, è la televisione. Il fatto è che la spazzatura che costituisce la Tv generalista, durante l'estate ovviamente puzza. Se già uno non ama alla follia la DeFilippi. Cucuzza, Castagna e Mammucari, figuratevi cosa può pensare dei loro succedanei che infestano i palinsesti estivi. Ma il problema vero non è quello. Non esistono gradazioni di vuoto. Il vuoto è vuoto.
Il problema vero è a livello audio e passa sia dalla Tv che dalla radio.
Non ho bene chiare tutte le dinamiche della questione, ma mi sa che da anni i pubblicitari si sono convinti che d'estate la gente ha bisogno di musica divertente, spensierata e allegra. Il che sarebbe ottima cosa: ascoltiamo tutti Sly & The Family Stone e facciamo feste lisergiche fino all'alba.
Invece la cosa migliore che ci può capitare è l'ennesimo singolo di (Ivana) Spagna o il remix 2004 di un tormentone che speravo di essermi dimenticato quando ero bambino, cioè "Stasera la luna ci porterà fortuna".
O peggio ancora il Festivalbar dove, in nome della qualità, ci propinano la stessa spazzatura di ogni anno, ma lucidata.
Le radio sono addirittura imbarazzanti. Non ce l'ho con i tormentoni estivi, è lecito suonarli più del resto. Ma è la programmazione generale che è inquietante. Tremenda. Non so voi, ma dieci brani allegri e spensierati - contando che sono prodotti da succedanei di Alexia - a me mettono il magone più nero.
Mi ricordano un amico che tutte le volte che nei club sentiva suonare "The bomb" dei Bucketheads (gran pezzo, ma lui lo pativa) non riusciva a tollerare gli eccessi di allegria festaiola e abbandonava il locale con in mente tragici pensieri sulla guerra in Jugoslavia.
Ecco, a me d'estate capita così. Patisco soprattutto le pubblicità degli operatori telefonici. Non uno che abbia mai utilizzato (durante tutto l'anno) un brano civile per le sue pubblicità. Anzi, dichiaro solennemente che se uno degli operatori della telefonia mobile mai farà una pubblicità con una colonna sonora che non mi dà l'orticaria, diventerò suo fedelissimo cliente. Ma finora ho udito cose mostruose, da Anastascia ad una cover abominevole di "Three is the magic number", roba da trasformare i De La Soul in un gruppo gangsta per l'incazzatura.
Quindi, circondato da tanta allegria plastificata, aggredito da misteriosi musicisti stagionali che spuntano col loro singolo "per i giovani", d'estate mi deprimo un po'. Poi rimedio ad agosto nella quiete metropolitana. Zero radio, zero Tv, giusto lo stereo che mi avvolge con la musica che preferisco e che mi rende felice.
Give Psychiatry a chance
Conosco a distanza (nel senso che lui non conosce me, anche se a Milano lavoravamo a due passi di distanza l'uno dall'altro) Gianluca Neri fin dai tempi di Cuore e dai primissimi tempi di Clarence e l'ho sempre stimato. Quella stima che nasce dal fatto che un'intelligenza ti diverte, ti stimola, ti piace.
Quindi non posso che essere felice del fatto che il buon Neri abbia abbracciato la causa che vede numerosi bloggers alle prese con la titolare di Bloggers per la pace, un blog che - dietro una facciata pacifista - serve da terreno di scontro personale (con l'Universo) per la sua creatrice. Una che sparge egotismo e denunce a destra e a manca (a me è andata bene, mi ha solo dato del "fascio") ed è riuscita pure ad insultare - avendo un torto più marcio della coscienza di Berlusconi - una delle mie blogger preferite, che definire pacifista è eufemistico (leggete qui e qui).
Capirete che lasciare che una persona simile gestisca i suoi scazzi (e i suoi tanti problemi) personali nel nome della pace, di fatto non facendo un bel servizio al movimento, fa un po' arrabbiare. E nella blogsfera (termine che non amo) se ne sono accorti in molti. Insomma, l'iniziativa pacifista online non va lasciata a questa signora qui, che immagino perfetta nelle beghe di condominio e poco più.
Il problema è fermare la signora denuncia-o-matic, far sì che i bloggers capiscano che un eventuale blog pacifista di Sbirulino sarebbe più credibile e dare forza a iniziative pacifiste online migliori e più qualificate. Lo scontro frontale serve poco: produrrebbe altre denunce. Resta una sola arma, sicuramente la migliore: l'ironia.
L'idea di seppellire di risate chi ha deliri di onnipotenza è quasi sempre vincente. Ecco perché su Macchianera sono presenti questi banner, che consiglio a tutti.

