Ma quali pregiudizi d'Egitto!
Non me ne vogliano gli altri blogger, ma il blog che leggo più volentieri e che mi incuriosisce di più è Harmlik - il blog di Lia: il diario di una giovane insegnante (mal)trapiantata a Milano che un giorno ha deciso di mollare tutto e andare a insegnare l'italiano in Egitto.
Insomma, questa donna non ha scelto una vacanza nella venutnesima regione d'Italia (Sharm El Sheik) un po' più lunga del solito: ha preso baracca e burattini ed è andata nell'alto Egitto - più o meno l'equivalente dell'Aspromonte per noi italiani - e si è messa a fare l'insegnante. Una donna sola. In Egitto. Peggio: nell'Aspromonte dell'Egitto. Ora vive al Cairo (come Emma Bonino, ma la credibilità di Lia è ben altra) e a quanto pare non ha problemi a condurre la sua esistenza che -a giudicare da quanto scrive - mi sembra serena, tendente alla felicità.
Leggere il suo blog è un pugno in pancia per tutti quelli che hanno giudizi e pregiudizi affrettati sul mondo islamico. Pur credendomi "aperto" sulla questione, grazie a questo blog - tra l'altro scritto benissimo, divertente, talvolta perfido e sempre molto umano - ho scoperto cose della società egiziana che non avrei mai osato immaginare. Tipo, per esempio, che Il Cairo è una città molto tollerante nei confronti dei gay, anzi pare proprio che sia una città a misura di omosessuale. Chi lo avrebbe mai pensato?
Ma comunque ogni scampolo di vita egiziana raccontato da Lia è assolutamente godibile, dalle cose più terra-terra come fare la spesa (che in Egitto se vuoi ti viene consegnata a domicilio), al rapporto che gli egiziani hanno con gli stranieri, fino alle gioie e i dolori (più gioie che dolori, incredibilmente) del sistema educativo locale.
Il consiglio per tutti è di provare a leggerlo. E' molto divertente e la curiosità di Lia è contagiosa. Penso che appena avrò due soldi potrei fare una sortita in Egitto e viverlo un po' al di là delle solite rotte turistiche.
E ricordatevi che se non lo leggete vi perdete alcune "perle" di saggezza della sua autrice, da me ufficialmente nel concorso "La frase dell'anno" per questa affermazione:
"Si comincia sentendosi animalisti con la bistecca nel piatto e si finisce sentendosi benefattori mentre si bombarda la gente..."
Se non trova un concorrente molto serio nei prossimi 11 mesi, mi sa che vince alla grande.
Sarà pure un monopolista, ma è davvero un mattacchione
La Corte d'Inghilterra ha deciso di dichiarare Bill Gates cavaliere della Regina. La notizia potrebbe pure essere antipatica: la donna più ricca d'Inghilterra che premia l'uomo più ricco d'america, tanto per piovere sul bagnato.
Ci ha pensato, tuttavia, il vecchio Bill a farci sghignazzare dalle risate. Intervistato da non so bene quale giornalista sul cerimoniale di nomina a cavaliere, ha dichiarato di sapere ben poco in merito.
"Tutto quello che so della cerimonia è quello che ho visto in Monty Python", ha dichiarato. Ovviamente riferendosi a "Monty Python And The Holy Grail", film che ovviamente da queste parti si è visto ben poco. A quanto pare i censori italiani - quelli che ci hanno fatto attendere circa due decenni "Life of Brian (di Nazareth)" - ce l'hanno con il collettivo di umoristi inglesi. Oppure è colpa dei distributori o degli importatori.
Insomma, siamo un paese che ha visto troppo poco i Monty Python. E si vede.
Ok, il re è ritornato. Ma non troverete il reportage su Oggi e Gente...
Film bellissimo, sicuramente il migliore dei tre. Alla fine il valore letterario della storia emerge come non mai e devo dire che i non pochi momenti "maranza" del film hanno fatto gridare di gioia o disappunto non poche persone in sala, inclusa la mia compagna, che non si è ancora tolta dallo stomaco quel pover'uomo di Denethor...
Sembrava di essere nei cinema italiani negli anni Cinquanta quando proiettavano i western e il pubblico faceva rumorosamente il tifo per i "nostri" che, ovviamente, arrivavano al momento giusto.
In compenso taglierei la mano destra al beota che ha adattato il film alla sala, probabilmente solo per l'edizione italiana.
[WARNING SPOILER: non leggete oltre, se non avete visto il film e intendete andarlo a vedere]
In pratica da tutto il lungometraggio è stato tagliato via Saruman e sono state tagliate altre scene importanti. E non è che si tratti di una scelta di regia. L'hanno proprio tagliato. Tanto che all'inizio si vedono Gandalf, Aragorn, Gimli e Legolas (detto YMCA) che raggiungono Isengard per vedere come butta da quelle parti. Nel libro in quel momento c'è uno splendido confronto verbale tra Gandalf e Saruman, com quest'ultimo che cerca di intortare la gente a parole. Gandalf addirittura spezza il bastone a Saruman. Nel film niente. Praticamente vanno in gita a Isengard, ma si vede chiaramente che c'è un taglio, addirittura un "salto" di pellicola.
Secondo taglio: quando l'esercito dei "buoni" assedia il Black Gate di Morodor, nel libro c'è un'altra scena geniale. Ad eserciti schierati salta fuori il Buonaiuti di Sauron, che fa un lungo discorso dissuasivo e provocatorio all'esercito avversario e, per dargli la mazzata definitiva, tira fuori la spada e l'armatura che gli orchi hanno sequestrato a Frodo, facendogli credere che sia morto. Anche qui hanno tagliato, ma non credo in fase di montaggio. Direi nell'adattamento al formato da sala italiana. Infatti per tutta la scena si vede Aragorn a cavallo e, pochi secondi dopo, a piedi, senza mantello mentre con gli occhi rossi di pianto fa partire la carica. I casi sono due: o Aragorn ha la congiuntivite fulminante e il cavallo invisibile a comando, oppure hanno tagliato il portavoce di Sauron (ecco perché Viggo piange!).
Terzo taglio, il più grave di tutti. Nel film vediamo felici e contenti gli hobbit che ritornano nella Contea, come se nulla fosse. Peccato che nel libro la trovano trasformata in un incubo protoindustriale, inquinatissima, piena di fabbriche e governata da pochi uomini senza scrupoli, con gli hobbit praticamente schiavizzati, salvo un po' di voltagabbana passati col nemico. Gli hobbit, reduci ormai da tante avventura, si incazzano e avviano una vera e propria rivolta che strappa il potere agli uomini in due giorni e lo ridà ai suoi legittimi proprietari che, ovviamente, smantellano tutta l'industria e tornano belli bucolici come prima. Chi è il capo dei cattivi, quello che nel libro/film rappresenta l'industria moderna per antonomasia? Proprio lui, Saruman. La cosa tremenda è che vive in casa Baggins e fa il padrone della contea. Gli hobbit lo cacciano col suo servo Grima Vermilinguo che, visto che Saruman conta quanto il due di briscola, lo accoltella a morte dopo l'ennesima umiliazione. Gli hobbit quasi lo perdonano e lo lasciano libero di strisciare altrove.
Anche in questo caso, tutto tagliato. Purtroppo per fare spazio ad una lenta scena di adii francamente dimezzabile come tempi e piagnistei. La cosa più fastidiosa di tutte è che qui il taglio non è solo un'omissione, ma snatura proprio il testo. Insomma, nel libro gli hobbit si dimostrano non più apatici e passivi, ma riescono ad essere padroni di loro stessi. Nel film sembrano sempre gli stessi satiri gaudenti,
Per di più il taglio è demenziale, non fosse altro perché nella "Compagnia dell'Anello" (il film) Frodo vede nello specchio di Galadriel proprio la Contea ridotta a slum industrializzato. Non a caso: è una profezia! Il risultato è che manca un pezzo importante alla storia, tra l'altro il vero e proprio colpo di scena finale! Anche perché la gente potrebbe chiedersi che diavolo di fine ha fatto Saruman, no?
[FINE DEGLI SPOILER]
Per vedersi le scene mancanti credo che l'ideale sarebbe guardarsi l'edizione in lingua originale (perché ho il timore che tagli così brutti e fatti così male siano cosa nostra, colpa del distributore italiano! [che guardacaso è la Medusa di Silvio Sauron]) oppure attendere moooolto pazientemente l'edizione integrale che, credo, stavolta durerà almeno 4 ore e mezza, tutte strameritate.
Tirando le somme relative alla trilogia, credo che il filmone di Peter Jackson sia la cosa migliore prodotta finora nel genere "kolossal per wasp". Anche perché la concorrenza, tra Matrix, Star Wars e compagnia hollywoodiana brutta è così di basso livello da essere imbarazzante. Invece la trilogia di Tolkien ha il merito di avere una storia originalissima, in cui il potere è il male (e poi dove lo trovate un re che dice "Non vi inchinate mai, nella vita!") e in cui ci sono personaggi di notevole spessore. La sceneggiatura non ha buchi, la storia è complessa ma non complicata e - udite udite - il film ha il buon gusto di veicolare anche due o tre messaggi generalmente positivi e progressisti. D'altronde le idee politiche di Peter Jackson sono note da tempo.
Parlando degli effetti speciali, penso che ai colossi degli SFX americani gireranno non poco le scatole. I neozelandesi (che sono meno che tutta Torino e cintura) hanno prodotto il miglior film (finora) per quanto riguarda l'uso di tecniche avanzate di trattamento dell'immagine. Insomma, Gollum è un'invenzione geniale sotto tutti i punti di vista. E al primo che mi dice che non è fatto benissimo e in modo credibile, gli mozzo un dito a scelta della mano, ovviamente con un morso.
Le uniche cose che mi hanno lasciato perplesso, tagli a parte, sono Arwen, di cui ho già detto sotto, e in generale un po' troppe smancerie e affettuosità tra Sam e Frodo. Almeno due o tre volte durante il film ho temuto che stessero per baciarsi appassionatamente. Insomma, non ho nessun problema con l'idea che gli hobbit siano gay (dopo che uno vede Legolas ed Elrond, entrambi ex cubisti del Paradise Garage, si abitua a tutto), ma se il libro dice che non lo sono, perché diavolo suggerirlo? Bah, misteri della produzione.
Comunque merita. Compratevi i DVD (quelli estesi, che sono tutta un'altra cosa e non hanno riempitivi, ma storie più complete), cercate di fare una maratona al cinema, oppure scaricateli da Internet, fate voi. Quel che conta è che uno dei romanzi più appassionanti che ho letto, riletto e straletto sia diventato un film credibile, piacevole e divertente. Ora ci manca solo che mi producano la versione cinematografica di "Comici spaventati guerrieri" di Stefano Benni e sono a posto. (purtroppo ci hanno già provato: il film era inguardabile e si chiamava "Musica per vecchi animali", con Paolo Rossi, Dario Fo, Guccini e pure il mitico Felice Andreasi, che adoro. Speriamo in un remake).
Finalmente! Sauron, ora sono mazzate...
Mentre leggo su Repubblica che il governicchio di Re Travicello Impomatato comincia a sfaldarsi come la torre di Morodor, mi appresto ad andare a gelarmi in un Warner Village per vedere "Il Ritorno del Re"
Essendo un tolkieniano assatanato da tempi non sospetti (penso di aver iniziato a leggere Tolkien in prima media) non potrò che godere come un riccio durante la proiezione, anche perché il terzo libro è il migliore nella trilogia, poche balle. Spero solo che i produttori non l'abbiano smenata troppo con l'affaire tra Arwen e Aragorn, che è trapiantato per puri fini commerciali (la regola è no romance, no movie) e si siano concentrati sulla cosa più emozionante di tutto il romanzo: i cattivi.
E comunque il fatto che un film non hollywoodiano, girato e creato interamente in Nuova Zelanda (gli yankee mettono solo i dollari per la produzione), senza star, senza attori fighetti e gioiosamente creato per noi nerd stia facendo un mazzo così al resto delle produzioni americane, francamente mi fa un piacere tremendo. Sono stufo di film basati sugli attori. "Sei andato a vedere l'ultimo film con... [inserire il nome dell'attore bello/attrice liftata di turno?" è la domanda più odiosa che uno possa fare in ambito cinematografico, seconda solo a "E' libero quel posto?".
Il fatto è che Hollywood ci propina film "di attori", mentre il vero cinema bello proponeva film "di autori". La differenza è tutta qui. Siamo passati da i film di Hitchcock e Francis Ford Coppola a i film "con Nicole Kidman", che se fosse brutta come Angela Buttiglione farebbe gli strip-tease su ReteSette Piemonte.
La giornata della memoria
«Noi abbiamo viaggiato fin qui nei vagoni piombati; noi abbiamo visto partire verso il niente le nostre donne e i nostri bambini; noi fatti schiavi abbiamo marciato cento volte avanti e indietro alla fatica muta, spenti nell’anima prima che dalla morte anonima. Noi non ritorneremo.»
Primo Levi, da "Se questo è un uomo"
Detto questo, mi fa anche piacere ricordare ai ragionieri del martirio e a certi monopolisti del dolore che nei campi di sterminio sono morti anche comunisti, anarchici, oppositori politici, omosessuali, zingari, handicappati, bambini, persone comuni.
Ogni 25 aprile faccio una passeggiata e vado al Martinetto (per i non torinesi: è l'ex poligono di tiro usato per le fucilazioni durante il Fascismo). Mi obbligo ogni volta a leggere la lapide che elenca martiri fucilati in quel posto seppellito dalla Torino moderna. Ci siamo tutti: studenti, imprenditori, militari comuni, generali, nobili, operai, impiegati, minorenni, casalinghe, professionisti, insegnanti.
Questo perché chi tifa tuttora per qualsiasi forma di Fascismo conta di poter stare dalla parte del grilletto del fucile e non da quella della canna. E l'essenza del Fascismo è proprio questa: è contro l'uomo. E non c'è nessuna garanzia per nessuno.
Opinioni a richiesta: Morgan
Rispondo con ritardo sabaudo alla richiesta di Lori, desiderosa di una mia opinione su Morgan.
Dunque, la questione è lunga e complicata, ma ha un senso. Iniziamo, distinguendo Morgan Castoldi dal suo gruppo Bluvertigo, più che altro perché sono davvero cose diverse.
La questione è questa: se ci sono due cose che non mi piacciono nella vita sono la musica italiana e la musica anni Ottanta. Figuratevi, quindi, con che gioia ho accolto la notizia che al mondo ci fosse un gruppo di musica italiana che si riferiva agli "anni di plastica". Per di più, sulla vecchia Videomusic mi sono dovuto sorbire la presentazione di quello che credo fosse il primo (o uno dei primi) dischi dei Bluvertigo, con tanto di gruppo che in playback suonava un brano insopportabile, intitolato "Iodio". Avevano tutte le caratteristiche per farsi odiare di cuore: testo para-intellettuale un po' da liceali, look e riferimenti "culturali" a David Bowie (di cui tuttora mi sfugge la grandezza, ma io tendo all'iconoclastia, scusatemi!), sonorità pop-stronzette e una notevole antipatia di base.

Poi, come capita spesso, mi sono dovuto ricredere quando ho conosciuto meglio il gruppo. Il loro secondo album, in effetti, era molto meglio. Restava la questione del trucco alla Bowie, ma nessuno è perfetto. Per di più all’epoca Morgan a Andy partecipavano stabilmente mi pare a Tokushò, il programma di Andrea Pezzi su Mtv e devo dire che se la cavavano benissimo. Li ho sentiti fare una cover di “Ordinary World” dei Duran Duran (che tuttora è uno dei miei brani preferiti in assoluto) solo voce piano e sax davvero da pelle d’oca. Insomma, li apprezzavo sempre più, pur non essendo propriamente il mio genere.
Mi piacevano perfino i contenuti di qualche loro testo, nonostante Morgan sia uno che ama far sapere al prossimo che ha fatto il liceo e che leggeva pure le didascalie e le note a margine. Per esempio hanno fatto “Altre forme di vita”, che trovo tuttora abbia un testo intelligentissimo e dice una sacrosanta verità: non credere agli alieni è demenziale. Insomma, è più ragionevole avere dubbi sull’esistenza di Dio che sull’esistenza dei marziani, che è assolutamente inevitabile. Anzi, come dicono loro, “è praticamente ovvio che esistono altre forme di vita”.

Veniamo a Morgan. Per una serie di coincidenze mi sono trovato a passare una notte di ferragosto non molti anni fa con Morgan e Andy. In verità eravamo una vagonata di persone (i Soerba, Mao e la Rivoluzione, perfino Giorgio Valletta), tutte a Riccione per motivi diversi.
Dopo un concerto (in cui facevo lo spettatore, non equivochiamo!) al Territorio MatchMusic abbiamo scollinato fino al Cocoricò accompagnati da Fanny di MatchMusic (insieme a Marta, anche lei di MatchMusic, la migliore Vj in circolazione, oltre che una ragazza disponibile e simpaticissima, che non fa la diva) per una sorta di serata VIP. Non che ami questo genere di cose, ma all’epoca i soldi per entrare al Cocoricò a ferragosto non li avevo, quindi non ho fatto storie.
Alla fine ho fatto comunella proprio con Andy e Morgan dei Bluvertigo che, con mia somma sorpresa, si sono rivelati due belle teste. Ovviamente ero pieno di pregiudizi: mi basta un po’ di mascara per pensare subito male, invece confesso che mi sono decisamente divertito quella sera. Un po’ perché la compagnia era decisamente su di giri, un po’ perché ho sproloquiato per due ore di sintetizzatori vintage con Andy (tra l’altro: grande musicista)e il mitico Begey (il dj-tastierista di Mao, ora produttore musicale, nonché startrekkiano nottambulo come me) e anche perché ho chiacchierato con Morgan che – davvero – è decisamente molto più simpatico dal vivo che in Tv.
Sarà che il tubo catodico rende tutti un po’ macchiette, ma mi pare di aver capito che Morgan, come molti, non fa altro che proporre in Tv una maschera pubblica che può piacere o meno. Dal vero è diverso.
Il risultato è che un po’ tutti abbiamo fatto amicizia con i due Bluvertigo (non una cosa durevole: presumo che adesso manco si ricordino chi eravamo), tanto che in autunno sono venuti un paio di volte a fare i dj alla serata di Valletta e Ricciardone (con una selezione di musica anni Ottanta – quella poca salvabile – davvero fatta bene).

In seguito non sono rimasto molto convinto della partecipazione a SanRemo dei Bluvertigo: il brano “L’Assenzio” era debole e poi ora che è legale berlo in tutta Europa non fa neanche più scandalo.
In compenso, al di là delle storiacce da gossip di Morgan che, francamente, non mi agitano più di tanto, devo confessare che – pur non essendo il mio genere, tanto per cambiare – l’album solista di Morgan è un’ottima idea.
Insomma, mister Castoldi si è messo in testa di fare un disco in linea con il meglio della produzione musicale italiana al di fuori dei classici cantautori. Alla fine ha puntato su un filone che va da Bindi a Gino Paoli, ovviamente mettendoci del suo. I testi non sono assolutamente male, sembrano sinceri, lui è sceso un po’ dal piedistallo televisivo e un po’ si è “denudato” nell’album.
Ovviamente è un disco per reagire ad una delusione e si sente. In certi momenti è un po’ malinconico come un appartamento pensato per tre e occupato da uno solo (e sottolineo solo), ma devo dire che dischi così personali e così onesti escono raramente sul mercato italiano, tutto preso da Tiziano Ferro e succedanei. Anzi, il disco di Morgan è una vera e propria rarità.
Per di più Morgan non più di due o tre settimane fa si è fatto intervistare su RTP da Giorgio Valletta, visto che suonava qui vicino, a Ponderano in provincia di Biella. Ha fatto un’intervista fiume decisamente sincera, fuori dagli schemi e priva di pose, in cui ha amabilmente dialogato con Valletta (che, ricordiamoci, è un guru per quanto riguarda la radio, quindi sa gestire anche un ospite “scomodo” come lui) di estetica, di trash e di altre amenità.
Anche in questo caso è stato più che sincero: ha raccontato che il disco, nonostante tutte le critiche positive e un impressione diffusa che stia vendendo bene, non è che stia andando benissimo, ha detto che l’avventura con i Bluvertigo continuerà con modi e tempi da stabilire (ma direi lunghi, a naso) e ha ammesso senza problemi di essere in pieno mood depressivo. Insomma, in radio il make-up non si vedeva.
E poi ha ammesso di apprezzare ma di non ispirarsi a Bowie, il che gli ha fatto guadagnare altri punti nella mia classifica personale.
Declino estetico per i "bravi ragazzi" di MTV?
Piccolo dubbio paratelevisivo. Ma non è che su MTV hanno iniziato a prendere Vj sempre più brutti? L'ultima infornata mi sembra più incapace del solito, ovviamente ignorante di musica (requisito fondamentale per poter lavorare in quella rete di banalizzatori schiavi delle multinazionali del disco) e, in certi casi, decisamente brutta!
So che stanno per fare nuovi casting (l'ho letto su qualche blog di cui ho perso l'inderis). Speriamo che cambi qualcosa. Se proprio li prendete brutti, che almeno capiscano qualcosa di musica e sappiano coniugare i verbi! Oppure, tanto per prenderli ignoranti, meglio mandare in video i soliti modelli & modelle leccatissimi e perfettini. Tanto, per quello che servono...
A proposito di Vj di MTV, resta un mistero perché Paola Maugeri non grazi i campi di pomodori di Villa Literno con la sua simpatica vocina. La cosa inquietante è che la ragazza, ormai tendente alla cariatide, passi per esperta di musica all'interno della rete. Il bello è che tentano in tutti i modi di farla sembrare carina, ma non ci riescono.
Ora ha pure ripreso a cantare (vidi anni e anni fa un tentativo di concerto di un gruppo in cui lei faceva la frontman e - se non ricordo male - la bassista: l'effetto fu più umiliante del concerto del gruppo noise di Enrico Silvestrin che mi beccai non so quando e non so in che occasione a Roma). Le hanno fatto fare una sorta di video in cui strimpella un pezzo un po' trip-hop e un po' alla Air, ovviamente stonando di brutto (ma credo faccia parte del brano: trasformano i difetti in arte, che geni!). Il brutto è che cercano sempre di farcela passare per "bbbona" e infatti il video è un costante avanti-indietro sulla sua (perdibile) scollatura, sulla spallina che cade ma non cade, sul golfino che un po' è pudico e un po' è licenzioso.
Il risultato è patetico, un po' come quando Giorgia (quella che dovrebbe avere una bella voce, secondo quei tre critici romani che la osannano a bacchetta) ha cercato di sopperire alle carenze musicali facendo video sempre più oseè e maialosi. Insomma, certa gente non ha il fisico per certe cose. Se non sai cantare e ti butti sul sesso anche se non sei una meraviglia, pur di vendere i dischi, almeno fallo bene e credici fino in fondo.
Guardate Paola e Chiara: sono stonatissime (soprattutto la bruna, che però è la migliore esteticamente), fisicamente niente di speciale e scrivono (o si fanno scrivere) spazzatura pop-latina. Vendono grazie ai video (e all'ottima produzione dei dischi, bisogna riconoscerlo), che non sono ammiccamenti pruriginosi stile Maugeri/Giorgia, ma vere e proprie ammucchiate di luoghi comuni pecorecci, degne del peggior film di Jacopetti, dal nero superdotato alla ballerina arrapata, senza dimenticare l'ammaliatrice con lo scialle, il momento tutto-pizzi, sculettamenti come si deve, maggiorate a tutto andare e sozzerie di vario genere. Loro sì che ci sanno fare, cazzarola!
Ascolti inquietanti
Teoricamente starei lavorando (di domenica a notte fonda), ma sto cercando di staccare con un po' di musica. In quanto pigro incredibile, nemmeno scelgo cosa ascoltare: fa tutto Windows Media Player, che "pesca" a caso dalla mia collezione musicale, che è molto corposa, per usare un eufemismo.
Il fatto è che mi sono convinto che il programmino della Microsoft non faccia scelte così casuali, anzi. Avrò ascoltato una decina di brani e lui mi ha proposto almeno 3 pezzi dei Led Zeppelin e altrettanti degli Os Mutantes (definiti i Beatles brasiliani, ma molto più schizzati, psichedelici, folli, cacofonici e politicizzati: bravissimi, se uno ha i nervi per reggerli). L'altra sera si è fissato coi Sigur Ròs (che non sono proprio il massimo dell'allegria) e in generale dimostra di apprezzare la famiglia Buckley, non ama i Rolling Stones e va matto per i dischi della Underground Resistance.
Fossi paranoico mi sarei convinto che il Pc ha una sua personalità, gusti tutti suoi, e fondamentalmente si suona ciò che gli piace. Il che, tanto per cambiare, mi spaventa un po'.
A chi insiste a chiedermelo
Sì, quel fricchettone con la barba lunga che lavorava per la redazione di Radio Popolare e che ha la sua fotografia riprodotta più sotto è Michele Cucuzza. Proprio quello, non un omonimo, non un emulatore, non uno che passava lì per caso. E' lui.
Non so come, ma è lui. Quello della "Vita in diretta" (ma anche quello che faceva benissimo il cretinetti dal cuore spezzato alla "Posta del Cuore" della Guzzanti). Chissà cosa penserebbe a rivedersi conciato in quel modo. Chissà cosa avrebbe pensato il Michele Cucuzza della foto qui sotto a vedersi conciato come è adesso.
Comunque è lui: non c'è misitificazione o inganno. A volte la realtà si mangia anche la più perversa delle fantasie.
Madeleines Padane
Capito per caso su TelePadania (in verità la guardo tutte le sere per cercare quantomeno di capire cosa porta un uomo ad essere leghista, oltre alla demenza tipica di certe valli alpine) e mi accorgo con stupore che usano come stacchetto nientemeno che "Imagination" di Belouis Some. Non so come, ma un mio neurone è occupato dalla memoria di questo brano fin dagli anni Ottanta. Ovviamente è scattata la madeleine e mi si è risvegliato un lato del cervello interamente riservato alle memorie "eighties". Anni che avrei preferito dimenticare, visto lo stato pietoso della musica, all'epoca.
Invece è una mezz'ora che mi interrogo su cosa porta un tecnico di TelePadania ad utilizzare un più che vetusto 45 giri di pop alla Cecchetto per gli stacchi della sua TV. Non che ci perda il sonno, ma conferma che io e i leghisti proprio non ci capiamo.