Inquietanti somiglianze
Mentre cercavo una foto di Berlusconi per il post precedente e mentre rinsavivo e rinunciavo all'orrida iniziativa, sono capitato su questo sito.
Non capisco il francese, quindi vado a tentoni. Mi sembra una rivista culturale un po' underground, con tanto spazio alla fotografia. Poi magari è l'edizione locale dell'Informatore Cartolibrario, ma chi può saperlo? La cosa piacevole è che lì ho trovato un servizio fotografico piuttosto interessante, relativo alla campagna elettorale per le ultime politiche.
Le fotografie sono interessanti. Il testo non lo so, ma potrebbe darsi.
La vera cosa che mi ha sorpreso, tuttavia, è che ho trovato un'immagine - tratta da "C'era una volta il PCI"- che risale agli anni Cinquanta e che, almeno per quanto mi riguarda, è assolutamente sorprendente. Ditemi voi se il grafico che ha creato questo manifesto non è stato profetico. La somiglianza è inquietante, davvero.
Ma forse esiste una fisionomia che accomuna i cattivi, gli ingordi e in generale i satrapi. Quindi va a finire che scopriamo che il cumenda tritaoperai degli anni Cinquanta ha molto da spartire con il nostro amatissimo presidente. Guarda tu che sorpresa. Non l'avremmo mai detto.
Miracolo!
Che ci crediate o no, il trucchetto ha funzionato. Affermo solennemente con somma gioia che il Governo Berlusconi è un miserabile fallimento!
Ma se per questo, il Presidente del Consiglio è anche basso di statura! E pure il suo amico George il guerrafondaio non se la passa bene, alle prese pure lui con il fatto di essere una "miserable failure".
E se lo dice Google, bisognerà fidarsi, no?
Ah, se il tutto vi sembra un po' strano e criptico, insomma, se non ci capite una mazza, cliccate qui e troverete una spiegazione esauriente.
Che gioia, il Googlejacking.
Supercalifragilistichespiralidoso!
Ecco il miracolo di Natale in lieve ritardo. Il fatto (stupidino) è questo: in cucina ho un televisore che non funziona benissimo. Cioè è nuovo, ma per qualche strana questione (forse è berlusconiano) non prende Rai 3. Non ne vuole sapere. La cosa ridicola è che l'altro televisore, attaccato alla stessa antenna funziona. Quindi è ufficiale: si tratta di un'idiosincrasia ad personam. Anzi, ad canalem.

Stasera, mentre facevo uno svogliato zapping durante la cena, incredibilmente Rai 3 è apparsa proprio mentre iniziava "Mary Poppins". Il che, detto tra noi, ha del miracoloso. Vabbè che la signora vola, che ha una borsa senza fondo come la mutanda di Eta-Beta e che riesce a mettere in ordine con lo schiocco delle dita, ma non credevo che miracolasse anche gli spettatori. Invece è accaduto.
A contare i miracoli, il risultato è questo: Mary Poppins 1 - Tutte le altre divinità dei culti monoteisti 0.
Ci sono già un bel po' di presupposti per iniziare un culto.
P.S. Giusto per la cronaca: io ODIO Mary Poppins e in generale i musicarelli pieni di tenerezze buoniste. Ma il fatto che ora ci sia Rai 3 è una gioia. Quasi quasi rivaluto il film.
Indiscrezioni autoprodotte sul "Premio frase dell'anno"
Ogni anno assegno un riconoscimento privato e assolutamente insignificante (al punto che spesso non informo nemmeno il vincitore) alla "frase dell'anno". Cioè la frase che negli ultimi 12 mesi mi è sembrata più geniale, interessante, coraggiosa, irriverente, punk, ecc. Mi deve colpire, insomma, non so se per leggerezza e sagacia o per "viulenza": è un premio soggettivo, quindi tutto è lecito.
Di solito vince, ormai da anni, l'ineffabile Silvio Bernelli, che conosco, stimo e apprezzo da prima che diventasse uno scrittore (cioè lo era già da tempo, ma faceva più o meno il mio attuale mestiere: il copywriter) e che frequento troppo di rado, causa poco tempo e reciproca pigrizia sabauda. Non so come, ma quest'uomo che ha il mito di Tamerlano riesce puntualmente a tirare fuori dal cilindro la frase dell'anno. Qualche anno fa, per esempio, ha coniato la meravigliosa massima "meglio morire da veterani che da reduci" che, per quanto mi riguarda, sintetizza perfettamente una filosofia di vita da me condivisa pienamente.
La novità è che forse per il 2003 riuscirà a non vincere: è un po' che non lo vedo e, a meno che non lo incontri a Capodanno, è difficile che partecipi. Devo ancora fare le candidature ma, in pieno stile sanremese, getto qualche hint sul probabile vincitore. Incredibilmente, quest'anno potrebbe essere un VIP, solitamente tenuti fuori dalle classifiche. Però ogni tanto c'è un'eccezione che conferma la regola. Insomma, il favorito quest'anno è Daniele Luttazzi. Non tanto per la sua tristissima apparizione in video allo spettacolo della Guzzanti (quello andato in onda sulla Tv satellitare e che mi ha messo su un magone tremendo causa girotondismo rancoroso imperante) in cui invitava a boicottare le aziende di Berlusconi (abbiamo già dato, grazie. E non serve), ma per una micro anteprima del discorso di fine anno che terrà sul Canal Jimmy, di cui ho letto sulla rivistina coi programmi che ogni mese - all'ultimo momento - Sky invia ai suoi abbonati.
Ditemi voi se questa frase non merita almeno un piazzamento sul podio: "Alla domanda: 'di questo passo, dove andremo a finire?' non si può dare che una risposta: 'ci siamo già'...".
Giusto per non togliere suspence, diciamo che se la gioca con la mitica definizione che Tommaso Labranca ha dato dei testi dei Tiromancino: "Sembra di sentire due tossici che litigano".
Nomina sunt consequentia rerum?
Due o tre lettori mi hanno chiesto perché questo blog si chiama Suzukimaruti. Meritano una risposta e anche un secchiello di scuse, perché in effetti il nome non è chiarissimo.
La spiegazione è banale: la Suzuki Maruti è un'automobile uscita a cavallo tra l'89 e il 90, marchiata dalla Suzuki ma in realtà realizzata da una casa automobilistica indiana. Dopo aver visto un articolo in sua lode su Cuore, mia madre ha deciso nel 1990 di acquistarne una, abbandonando la sua tarrissima A112 color nocciola col clacson da camion. In sostanza la Maruti è tutto il contrario di quello che ci si aspetta da un'auto. All'epoca costava meno di 9 milioni e, nella versione più povera, non aveva nulla: era un'utilitaria con 4 ruote, un motore 3 cilindri da 800cc ovviamente a carburatore e null'altro. Niente ABS, niente aria condizionata (disponibile come optional), niente servosterzo e servofreno. Però aveva 5 porte pur essendo lunga come una Fiat 126, cosa utile per ospitare mia nonna sul sedile posteriore in caso di movimenti di famiglia.

Per farla breve, nel corso degli anni mi sono affezionato a questa macchina di colore rosso non metallizzato e non pastello. Diciamo rosso sbiadito, va. Soprattutto dopo che mia madre l'ha lavata con lo Spic & Span e l'ha stinta. E' un po' una mia mania, ma sono affezionato culturalmente agli anni Settanta, pure avendone vissuti solo 6 su 10. E la Maruti è un pezzo di anni Settanta catapultato sul mercato vent'anni dopo.
Per motivi oscuri, col tempo la Maruti è un po' diventata uno stato d'animo più che un'automobile. Mentre sulle strade impazza il "volere e non potere", che si concretizza in utilitarie sempre più lussuose e sempre più pacchiane, la piccola macchinina indiana è un atto di resistenza umana su 4 ruote, oltre che una delle auto più guidate e noleggiate al mondo. Tutti i rent-a-car più scassati del terzo mondo vi propineranno una Maruti, che è considerata in assoluto una della auto più difficili da rompere e più facili da riparare. E come molte cose buone, giuste e underground, ha anche dei meriti nascosti che - in piena serendipity indiana - saltano fuori quando meno te l'aspetti.
Mi spiego: prendete una Punto nuova o seminuova e provate a fare le sgommate per strada. Difficile riuscirci. Provate a bruciare il traffico ai semafori. Niente: ha la prima lunga per risparmiare e per questioni commercial/ecologiche. Prendete una curva "allegri": l'auto è così equilibrata che bene o male sottosterza ma torna in riga. Insomma, con le macchinine di adesso non ci si diverte più, a meno di non andare mooooolto veloci, cosa che sconsiglio vivamente a tutti.
Invece con la Maruti è tutto facile. In pratica si è seduti per terra, su un'auto che ha le ruotine di una Mini (quella vecchia, non il mostruoso veicolo da fighetti fatto ora dalla BMW), si ha un motore a carburatore direttamente disponibile senza la mediazione di centraline elettroniche, lo sterzo è diretto senza "aiuti" e, che ci crediate o no, sembra di guidare un'auto sportiva. Ovviamente ai 35-40 Km/h al massimo, tanto così in basso sembra di volare. Giuro che la macchinina indiana dà sensazioni sportive notevoli, ovviamente in tutta sicurezza. Più volte mi è capitato che qualche passeggero si lamentasse perché "tiravo". Poi gli ho fatto vedere il tachimetro: ai 40 orari sembra di andare ai 100.
Insomma, è un'auto divertente, super-parcheggiabile, che all'epoca costava poco e che costa pochissimo mantenere, soprattutto perché l'hanno costruita Panda-compatibile, quindi se si rompe qualcosa potete installare tranquillamente i ricambi della Panda spendendo poco. In più è un'auto non volgare e non fighetta e pure non forzatamente da antagonista/fricchettone (insomma, non è una Renault 4, una 2 Cavalli o un Maggiolone - quello vecchio; per quello nuovo vale il commento sopra sulla Mini). Cioè è il massimo dell'understatement, un rifiuto della divisa e degli status symbol (di tutti), ma senza proclami, vanterie o altre menate.
Ecco perché il blog si chiama come la macchinina rottamosa a cui sono pateticamente affezionato: mi piaceva l'idea di un oggetto personale che evocasse tenerezza e "resistenza umana" senza retorica.
Verranno al contrattacco con elmi ed armi nuove - scene dal declino dell'Impero Romano - capitolo 2
Apprendo, sempre grazie all'ottimo Klamm, che i segnali dell'Apocalisse imminente sono chiarissimi.
Il primo è senza dubbio l'esistenza degli Statue Molesters, i "molestatori" di statue, che ne fanno di cotte e di crude alle sculture di valore artistico più o meno assodato. Non sottraendomi dalle ire della grande onda che sommergerà questo mondo ormai in decadenza, confesso che l'iniziativa non mi dispiace: ha un tot di sana goliardia che non fa mai male.

Da tempo, invece, sono a conoscenza di Furniture Porn, un altro chiaro sintomo dell'Oscurità che avanza. Il titolare del sito, che è sicuramente un mattacchione con dei seri problemi mentali, ha pensato bene di scattare una galleria di immagini pornografiche utilizzando come modelli i mobili di casa sua. Sembra demenziale, ma la cosa funziona.

Non so voi, ma l'immagine di questi due lettini da piscina mi inquieta, cioè la trovo pornografica né più né meno di una classica foto porno con tanto di attori mugolanti e dotati della solita smorfia di convenienza. Il che, volando alto per qualche riga, dimostra due o tre cose.
La prima è che - davvero - omnia munda mundis: la pornografia, l'osceno e il disdicevole stanno negli occhi di chi guarda. Anche perché, se non avessi trovato questa immagine in un sito che letteralmente si traduce in "porno con i mobili", penserei che è una foto innocente di due lettini parcheggiati a bordo piscina durante l'autunno. Insomma, è una foto che in altri contesti mostrerei tranquillamente a nonnine, bambini, suore e iscritti (?) al MOIGE.
La seconda lezione che ne traggo è che ora capisco un po' meglio come ragionano proprio gli assatanati censori sessuofobi del Movimento Italiano Genitori e in generale tutti i bacchettoni: per loro il mondo intero è un gigantesco sito porno. Ogni cosa, anche la più innocente, risulta pornografica ai loro occhi, inettati di malizia a priori, esattamente come mi è accaduto navigando in Furniture Porn.
Se per te il contesto è costantemente pornografico e osceno è ovvio che ti scandalizzi per Dragon Ball.
Ed è strano che il MOIGE non abbia ancora protestato per Biancaneve che, se non sbaglio, nel loro universo pornografico non mostra altro che una convivenza non di tipo matrimoniale di ben 7 individui maschi (probabilmente gay e con l'aggravante di essere nani e pure operai, quindi comunisti) che ospitano in casa - non si capisce perché e per fare cosa - una vagabonda, probabilmente minorenne, consumatrice di frutta OGM e sospettosamente amica di un po' troppi animali del bosco.

Il che mi sa tanto che conferma la tesi (non mia, ma che sottoscrivo) che non c'è categoria più ossessionata e concentrata sul sesso di chi lo vorrebbe bandire dalle nostre vite.
Evviva Evviva!
Non so come, ma sono felicemente capitato sul sito di Paola Cortellesi. Il che potrebbe suscitare cori di "chi se ne frega", se non fosse che ho scoperto che ha messo a disposizione gratis in mp3 tutti i suoi duetti canori in televisione. Quelli con Elio sono semplicemente esilaranti.
L'ho sempre detto che è un genio
Mi capita di ascoltare per radio "Gli Accontentabili", tratto dall'ultimo album di Frankie Hi Nrg, "Ero un autarchico": l'ennesima conferma che quest'uomo è un genio, una mente incredibilmente lucida e una penna costantemente intinta nel curaro.

Il brano è un'ironica requisitoria contro il consumismo estetico-edonistico tutto italiano, dai lifting per le madri che vogliono assomigliare alle figlie, alle mode etno-chic alla Corso Como 10. Detto questo, il merito più grande del brano, tuttavia, è aver inventato il neologismo più bello e intelligente del 2003: le "defilippiche", a cui siamo sottoposti più o meno ogni sera dal tubo catodico.
Verranno al contrattacco con elmi ed armi nuove - scene dal declino dell'Impero Romano
Arriva il Doga, lo yoga per cani. (Grazie a Klamm)

Povere bestie. I padroni, ovviamente.
Cercasi Eva Kant
Cavoli, ho fatto a Pietra Ligure le vacanze più tristi della mia infanzia e ora scopro che è un posto mitico! Adesso ditemi che Paperopoli è in provincia di Savona.
da Repubblica.it
Vestito da Diabolik trancia cavi del vicino di casa, arrestato
Travestito da Diabolik, stava tranciando i cavi della corrente dell'impianto dell'aria condizionata del vicino. Ma questi l'ha ripreso con la telecamera e ha denunciato il fatto. Così i carabinieri hanno individuato M.B., 41 anni, di Pietra Ligure, con problemi psichici. E' stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale.
Da tempo l'emulo dell'eroe dei fumetti aveva preso di mira il vicino di casa con una serie di atti vandalici. Nella sua bitazione i carabinieri hanno trovato la calzamaglia intera nera e il passamontagna.